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Svolta in Pubbliservizi: l'imprenditore Giuseppe Molino nominato presidente

28-12-2020 07:16

Pierluigi Di Rosa

Cronaca, Focus, pubbliservizi, Giuseppe Molino,

Svolta in Pubbliservizi: l'imprenditore Giuseppe Molino nominato presidente

Per il nuovo CdA il difficilissimo incarico di salvare la società della Città Metropolitana di Catania con quasi 400 dipendenti

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Pubbliservizi è una società a totale capitale e controllo pubblico, quella che si definisce nel gergo comune "partecipata" e nel suo caso persino "in house", nel senso che svolge i suoi servizi in via pressoché esclusiva per i suoi due soci, la Citta Metropolitana di Catania (99,50%) e l'Istituto Musicale Vincenzo Bellini (0,50%).

 

È quindi, per numero di dipendenti e servizi svolti, una società importante, o almeno dovrebbe esserlo, piuttosto che un peso insostenibile..

 

La notizia più attuale è che, dopo varie turbolenze ed ancora a rischio di vedersi dichiarare fallita, con tutto quello che ne consegue, l'assemblea dei soci ha finalmente nominato un nuovo consiglio di amministrazione che dovrà impegnarsi nell'impresa quasi disperata di portare ad efficienza una partecipata pubblica sinora sconvolta da scandali di varia natura, con amministratori precedenti sottoposti ad azioni di responsabilità e varie inchieste giudiziarie che ne hanno certificato le svariate malversazioni che l'hanno condotta ad uno stato di insolvenza cronica con una situazione debitoria pesantissima.

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Presidente del nuovo consiglio di amministrazione è stato nominato Giuseppe Molino, imprenditore "tutto d'un pezzo", molto noto in città alla guida dell'azienda di famiglia, la storica tipografia "Arti Grafiche Etna" di via Ventimiglia 13, una delle più antiche ancora presenti sul mercato grazie alla professionalità di uno staff che è sempre pronto ad assistere nella maniera più soddisfacente possibile i propri clienti: possiamo dirlo perché lo abbiamo verificato parecchie volte.

 

Ed è proprio quello che ci vuole per provare a risanare queste benedette partecipate, non rifugio di politicanti o aspiranti tali di quarta fascia, ma patrimoni comuni da affidare ad imprenditori e manager capaci di mettere al servizio della collettività le competenze e l'esperienza acquisiti: ed è ora che quelli perbene e volenterosi si facciano avanti a riprendere quegli spazi publbici per troppo tempo rimasti ostaggio di clientele e delinquenze varie.

 

Con Molino, sono stati nominati consiglieri Maria Luisa Aiello e Giuseppe Bonaccorsi: in bocca al lupo a tutti e tre, non sarà per niente facile.

 

La nomina della nuova governance è occasione per raccontare cos'è effettivamente Pubbliservizi, avendo constatato che non c'è molta consapevolezza nell'opinione pubblica di quanto siano importanti queste società satelliti degli enti locali, per i quali potrebbero rappresentare strumenti utili per la soddisfazione di interessi pubblici o, al contrario e come spesso accade, trasformate in carrozzoni clientelari fonti di sprechi e malversazioni varie che contribuiscono ad impoverire ulteriormente le comunità di riferimento. 

Per comprendere cosa sia e come sia stata ridotta oggi Pubbliservizi è parecchio illuminante la relazione presentata dal Commissario Giudiziario Laura M. C. Montana Trezza (che alleghiamo in calce), nominata dalla sezione fallimentare del Tribunale di Catania nel luglio 2018 a seguito della dichiarazione di insolvenza della società allora ammiinistrata da Silvio Ontario.

 

La dr.ssa Trezza rimase in carica appena 5 mesi, sino al dicembre 2018, quando all'azienda vennero riconosciuti i requisiti per l'accesso alla cd. "Legge Prodi" che la salvò dal fallimento avviando un commissariamento straordinario sotto il controllo del Ministero affidato all'avv. Maria Virginia Perazzoli, ancora in carica con il compito principale di presentare un "concordato" accettabile per i tanti creditori e quindi per il competente tribunale.

 

Dicevamo che nei suoi soli 5 mesi di lavoro il commissario Trezza produsse una relazione di 43 pagine che resta il punto di partenza per comprendere Pubbliservizi.

Nella relazione si ricorda come la società venne costituita nel 2006 con lo scopo di fornire ai due soci pubblici una serie di servizi essenziali: gestione integrata del patrimonio immobiliare, compreso l'autoparco e la rete museale; manutenzione integrata: strade e segnaletica, impianti di illuminazione, pulizia degli immobili, derattizzazione e disinfestazione, facchinaggio, aree a verde; custodia non armata, accoglienza e reception; Servizi integrati: supporto logistico per eventi, fiere e manifestazioni culturali.

 

Mica roba da ridere.

 

Il fatto di essere riconosciuta come società "in house" consente all'ente pubblico, “tenuto all’evidenza pubblica, invece di utilizzare lo strumento della gara pubblica per l’affidamento di determinate prestazioni, possa provvedere direttamente alla esecuzione delle stesse affidando la titolarità del servizio o l’esecuzione dell’appalto, senza svolgere alcuna gara.” ​

 

Questo in teoria permetterebbe notevole risparmio di tempo e denaro pubblico, in realtà spesso accade il contrario perché, assurdamente e con varie più o meno opinabili motivazioni, questi servizi assegnati dall'ente pubblico senza gara alla società "in house" vengono poi "affidati" in sub-appalto a fornitori privati ed esterni, con ciò realizzando un vero e proprio "aggiramento" delle norme con gravi conseguenze sotto diversi aspetti: ed è esattamente quello che è accaduto e forse ancora accade in Pubbliservizi.

Infatti, come ricorda il commissario Trezza, per potersi garantire il ruolo di una società "in house" devono ricorrere alcuni requisiti: la trasparenza dei procedimenti, l’imparzialità, la concorrenza, e che l’affidatario dei servizi sia soltanto formalmente distinto dall’amministrazione che affida il servizio. In altre parole, il soggetto affidatario deve essere ad esclusivo capitale pubblico, la stazione appaltante deve esercitare un controllo analogo a quello che dispiegherebbe su un proprio ufficio interno, sia in termini di obiettivi strategici che in termini di decisioni significative; l’affidatario inoltre deve svolgere la maggioranza delle proprie attività solo su richiesta del socio pubblico, limitandosi in via residuale (20% del totale delle attività) a svolgere attività per conto di terzi."

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In quanto a "trasparenza", detto per inciso, l'attuale gestione di Pubbliservizi è prossima allo zero e sul sito istituzionale dedicato obbligatoriamente alla pubblicazione di bandi e gari siamo fermi al 2016, mentre per i provvediemtni al febbraio 2020.

L’operatività connessa ai servizi svolti per conto della Città Metropolitana di Catania - si legge ancora nella relazione - "veniva però
gravemente compromessa dalle gestioni aziendali che si sono susseguite nel corso degli anni, fino ad arrivare ad una perdita dell’intero capitale sociale evidenziata in occasione dell’approvazione dei bilanci relativi agli anni 2014, 2015 e 2016."

 

In pratica l'azienda pubblica è stata letteralmente assassinata!

 

Il commissario Trezza nominato dal tribunale dopo la dichiarazione dello stato di inslvenza si trovò quindi una società  che per sua natura "di società di servizi in sé avrebbe dovuto configurare una struttura ad alta percentuale di mano d’opera, più o meno specializzata, da
utilizzare per le attività richieste."

 

In realtà, Pubbliservizi S.p.A. in quel momento presentava "una forza lavoro di 377 unità, e ciò anche in virtù dell’assorbimento di parte del personale dell’Istituto Musicale Vincenzo Bellini addetto alle pulizie; tale forza lavoro non risulta distribuita in maniera  da massimizzarne l’efficienza produttiva, ma mostra i segni evidenti delle recenti vicende penali connesse alla politica clientelare posta in essere dai precedenti amministratori."

 

Nel momento in cui scrive "la struttura societaria presenta un organigramma non ben definito, un mansionario non efficiente, forza lavoro non ben allocata, una politica del personale non funzionale allo scopo sociale, una conflittualità interna molto alta, varie situazioni di ingiustificati privilegi nelle promozioni e nei trattamenti retributivi, un forte “scollamento” trasversale fra competenze e funzioni."

Tra le cause del dissesto: "la pessima gestione dei servizi affidati alla società in house con ricorso a vari subappalti, a contratti esterni, ad affidamenti a terzi di incarichi e servizi, in larga misura ingiustificati, che hanno prodotto risultati gestionali tutti in perdita per la società in house, tenuto conto che tali costi si sono aggiunti a quelli del personale già in forza alla Società stessa."

 

E ancora: "la gestione del personale che ha portato la società ad assumere nel tempo circa 400 lavoratori distribuiti in maniera  irrazionale sia per professionalità (avvocati abilitati inseriti nella custodia!!) che per attività (attualmente sono 148 i diplomati di grado superiore variamente distribuiti nelle attività manuali!) e viceversa, persone senza titoli “promossi” in funzioni quasi apicali."

 

Poi: " le numerose e differenziate prebende distribuite senza motivazione ad alcuni elementi della forza lavorol’assunzione di interi nuclei familiari senza alcuna selezione, la mancata applicazione di mansionari, di modelli e strumenti di organizzazione e di controllo sotto ogni punto di vista, hanno generato una crescita dei costi aziendali esponenziale senza alcun beneficio corrispondente in termini di ricavi;
 

Come non bastasse: "la mancanza di organizzazione e di controlli ha dato, inoltre, la stura ad una serie di comportamenti altamente  dannosi per la società quali, ad esempio, il furto sistematico dei carburanti e di materiali, l’uso privato dei mezzi societari (per il quale si sono avute quattro condanne per peculato), false dichiarazioni di attività poste in essere dai lavoratori, malattie non adeguatamente giustificate, spostamenti di personale al solo fine di utilizzare diarie e varie facilitazioni accordate dalle passate gestioni, un clima largamente conflittuale all’interno della azienda, il ricorso frequente ai subappalti."

 

Continuando con "i ritardi continuati e reiterati nella esecuzione dei servizi affidati con conseguente applicazione di penali da parte
della Città Metropolitana; la mancanza di gestione contabile sia per gli acquisti che per la fatturazione e l’assoluta mancanza di controllo da parte dell’organo amministrativo; l’inerzia del Collegio Sindacale di fronte ad una conduzione aziendale priva degli elementari principi di cautela e di sana gestione; l’assenza di iniziative della Società di Revisione di fronte alle numerose violazioni compiute dagli organi societari."

 

INSOMMA: UN DISASTRO TOTALE!

 

Infatti il Commissario Trezza denuncia come "la società si è presentata completamente priva di una struttura aziendale razionale ed efficiente, incapace di dare vita a comportamenti professionalmente adeguati, con un personale disorientato ma pieno di “pretese” retributive (allo stato abolite in toto!), senza programmi di lavoro da seguire, con una carenza dei necessari macchinari, che ha reso impossibile effettuare internamente le lavorazioni richieste ed a far fronte alle necessità, avendo un parco mezzi quasi del tutto inutilizzabile."

 

Tra i punti di forza per il mantenimento in vita della società vengono individuati il contratto con la Città Metropolitana, la presenza di  148 dipendenti diplomati/laureati, la possibilità di acquisto automezzi ed attrezzature, la possibilità di Incremento dell'attività esterna del 20% e l'incremento dell'attività dell'Area Metropolitana.

 

Trai punti di debolezza l'assenza di manager; l'esubero di dipendenti ed il loro costo correlato; le difficoltà di controllo a causa della  dimensione dell'area di intervento e la presenza di un ben 60% di personale non professionalizzato.

 

Il commissario Trezza evidenzia persino un clima particolarmente minaccioso all'interno dell'azienda con una "scarsa volontà di lavorare, scarsa possibilità di controllo, infiltrazioni e difficoltà a scardinare le posizioni di potere raggiunte all'interno."

 

E chiarisce in maniera inequivocabile: "Le criticità sopra evidenziate sono frutto della convinzione di taluni dipendenti che ritengono di poter agire indipendentemente dalle mansioni e dagli obblighi assegnati perché protetti da soggetti non riconducibili all’Azienda,ma alla precedente gestione di tipo clientelare."

 

Più chiara di così non avrebbe potuto essere, arrivando alla conclusione, sul piano economico-finanziario, che i contratti in essere con la ex provincia non arrivavano neanche a coprire il costo netto del personale, aggiungendo al quale le spese per sub-appalti e forniture si arrivava ad incrementare giornalmente la già pesante situazione debitoria e senza alcuna prospettiva di inversione di tendenza.

 

Se questo è il quadro, si comprende bene come la nuova governance si trovi di fronte ad una vera e propria "sfida disperata" che tuttavia non si può perdere perché si tratta di servizi essenziali e perchè, al netto delle durissime valutazioni del commissario Trezza e che sono del tutto oggettive e riscontrate, si tratta pur sempre di quasi 400 lavoratori che in qualche modo vanno riqualificati e condotti a legalità ed efficienza.

 

Proprio per questo deve ribadirsi la speranza che imprenditori e manager perbene e capaci possano tornare ad impegnarsi nella gestione della Cosa Pubblica: quindi grazie a Giuseppe MolinoMaria Luisa Aiello e Giuseppe Bonaccorsi per il coraggio dimostrato nell'assumersi questa gravosissima responsabilità.

 

Ma anche la Città tutta e l'opinione pubblica devono farsi diligenti, affiancando gli amministratori delle Partecipate che mostrano buona volontà, ricordando che queste società sono patrimonio di tutti e da tutti devono essere controllate e supportate.

 

Quindi: In bocca al lupo!

 

 

Registrazione Tribunale di Catania n. 18/2010 – PIVA 04818090872
Edito da: Sudpress S.r.l. zona industriale, c.da Giancata s.n. – 95121 Catania

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