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"La trattativa Stato-mafia c'è stata e c'è ancora"

11-01-2021 07:00

*Vincenzo Musacchio

Cronaca, Focus,

"La trattativa Stato-mafia c'è stata e c'è ancora"

Dal prof. Vincenzo Musacchio riceviamo e pubblichiamo. Per non distrarsi...

Quello della cosiddetta "Trattativa Stato-mafia" non è soltanto un caso giudiziario né tantomeno un esercizio giornalistico o narrativo.

È, oggi più che mai, il "tema dei temi" perché rappresenta il punto più inquietante dei rapporti che hanno sempre legato il potere pubblico e democratico con il sottobosco delle devianze e corruttele.

Ancora oggi, ed accolto quasi con colpevole indifferenza, leggiamo costantemente di indagini che rivelano con chiarissime intercettazioni dei rapporti insani e pericolosi tra big delle preferenze e boss mafiosi di vario livello.

Questi "rapporti" inquinano in maniera mortale le istituzioni ed il tessuto sociale ed economico, rendendo ineluttabile il livello di miseria ed inefficienza raggiunto dal sistema pubblico.

E gli esiti giudiziari sono sempre troppo lenti e spesso essi stessi inquinati.

Mantenere memoria ed attenzione nei confronti di questi fenomeni è essenziale ed in questo quadro il contributo del prof. Musacchio è importante.

La Trattativa Stato-mafia c’è stata o è tutta una messa in scena?
 

Guardi ogni volta che esprimo la mia opinione in merito (che non è un giudizio) perdo qualche amico (che forse amico non era).

Sembra un argomento da: “Chi tocca i fili muore”!

Ad oggi possiamo dire che la trattativa c’è stata e lo conferma una sentenza di primo grado emessa dalla Corte d’Assise di Palermo il 20 aprile 2018. Per adesso questa è una verità giudiziale inconfutabile.

Io vado oltre e dirò di più: i rapporti tra crimine organizzato e Stato sono talmente evidenti a chi voglia individuarli che la sentenza di Palermo è solo una conferma processuale.

In alcune circostanze i rapporti tra i due poteri sono talmente stretti che spesso sia impossibile distinguere l’uno dall’altro (sono stati condannati per mafia, con sentenze definitive, fondatori di partiti politici e presidenti di Regioni, non dimentichiamolo).

Falcone sosteneva che fosse impossibile colpire duramente il crimine organizzato senza danneggiare, in alcuni casi, anche il tessuto istituzionale.

Le mafie si sono insinuate ovunque anche con l’approvazione del potere politico.

La politica è collusa con il potere mafioso: le mafie costruiscono le basi clientelari che poi divengono bacini elettorali per molti politici. 
 

Cosa ne pensa della recente dichiarazione di Alfonso Giordano (presidente del collegio nel maxi-processo di Palermo a Cosa Nostra) sull’inesistenza della Trattativa?


Che sia legittima. Detta in un momento poco opportuno con il processo in corso. Resta comunque un’opinione così come lo è la mia e quella di tanti altri. 
 

Giordano ha anche affermato, sulla Trattativa, che Giovanni Falcone “l’escludeva completamente: la mafia non accetta suggerimenti e non si presta a cabine di regia congiunte con nessuno”. Lei che ne pensa?


Beh su questo potrei dire qualcosa in più.

Sono stato amico di Antonino Caponnetto e con lui ho frequentato tante scuole italiane parlando di legalità e di mafie.

Nel 1994 riuscii a portarlo nello sconosciuto Molise e lo ebbi ospite in casa mia per quasi un giorno. Parlammo davvero tantissimo poiché lui era molto disponibile a raccontarmi le passate esperienze vissuta a Palermo.

Tra le innumerevoli vicende, mi raccontò anche che Falcone era certo che vi fossero contatti tra Cosa Nostra e pezzi deviati dello Stato.

Questo ovviamente è quello che potei ascoltare alla voce flebile di Antonino Caponnetto e lo ricordo come fosse accaduto in questo momento.

La conferma di questo assunto tuttavia la da lo stesso Falcone quando dice, dopo l’attentato all’Addaura, che si era di fronte a menti raffinatissime che tentavano di orientare certe azioni della mafia. “Esistono forse punti di collegamento tra i vertici di Cosa Nostra e centri occulti di potere che hanno altri interessi”. “

Ho l'impressione che sia questo lo scenario più attendibile se si vogliono capire davvero le ragioni che hanno spinto qualcuno ad assassinarmi”. Mi pare quindi che l’affermazione del dottor Giordano non trovi riscontri oggettivi per lo meno dopo l’attentato subito da Falcone all’Addaura. 
 

Secondo lei, lo Stato che cosa avrebbe dovuto fare?
 

So che c’è una tesi giustificazionista: la trattativa era necessaria, trattare per salvare altre vite umane. Io la disprezzo.

M’illumina nella risposta proprio Paolo Borsellino, ammazzato perché era vicino a verità sconcertanti, quando dice che politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d'accordo. Ecco io credo che lo Stato avrebbe dovuto fare la guerra e invece si è messo d’accordo.
 

Tra non molto arriverà la sentenza d’appello sulla Trattativa Stato-Mafia. Cosa si aspetta?


Mi aspetto una nitida conferma della sentenza di primo grado.

Vorrei far comprendere che il clima che stiamo vivendo tuttavia non è favorevole a una conferma della sentenza di primo grado. Si avverte un clima ostile nei confronti della lotta alle mafie in vari contesti. Si parla di eliminazione del 41 bis, di introduzione dell’istituto della dissociazione, di revisione delle confische ai beni mafiosi. Direi un clima che non promette bene.
 

Cosa ne pensa della trasmissione Report e di come ha affrontato il tema della trattativa?
 

Sigfrido Ranucci è un bravissimo giornalista (credo allievo di Milena Gabanelli) e forse si poteva approfondire di più su alcuni aspetti, tuttavia, va detto con onestà che sentire parlare di Trattativa Stato-mafia sulla Rai è una novità da accogliere positivamente.

Noi che siamo più avvezzi alla materia molte delle cose sentite le sapevamo già, ma molti italiani spero abbiamo potuto comprendere meglio cosa accadde in quegli anni bui.

Un po’ di mescolanza c’è stata, tuttavia, ci sono alcuni punti fermi su cui riflettere a mente fresca.

Primo punto da fissare bene nella memoria della Strage di via D’Amelio: Borsellino esce di casa e mette l’agenda rossa nella sua borsa (lo dice la moglie).

La borsa sparisce e nessuno sa oggi dove sia quell’agenda rossa.

Se l’hanno presa uomini dello Stato (come sembrerebbe da alcuni fotogrammi) e c’è stata una trattativa con la mafia (io credo ci sia stata) dell’agenda ci sono giocoforza più copie poiché del suo contenuto non potevano non essere a conoscenza coloro che hanno stipulato quell’accordo criminale ed eversivo.

Non possiamo sapere chi ha l’originale e chi le copie, ma è ovvio che sia esponenti della mafia sia uomini dello Stato deviati conoscono i contenuti dell’agenda rossa di Paolo Borsellino.

Diversamente non avrebbe senso una trattativa senza garanzie e coperture per entrambi i contraenti. Secondo punto: le stragi non sono volute solo dalla mafia che ne è l’esecutrice ma non l’ideatrice e la mandante.

Massoneria, pezzi di Stato deviati, terrorismo di destra hanno contribuito a realizzare gli attentati a Rocco Chinnici, Giovanni Falcone e a Paolo Borsellino.

Terzo punto: dopo quelle stragi la lotta alla mafia si è fermata quasi come se lo Stato non volesse più combatterla abbandonando e isolando chi invece avrebbe voluto continuare l’opera iniziata da Chinnici e continuata da Falcone e Borsellino.
 

Secondo lei la Trattativa Stato-mafia esiste ancora oggi?
 

Non solo esiste ancora ma è oggetto di continue negoziazioni e rinegoziazioni.

Ci sono purtroppo poteri legati a Roma, ai grandi affari, alle lobbies bancarie, ai poteri finanziari che fanno affari con le mafie, le usano e sono a loro volta usati. La Trattativa finirà quando avremo uno Stato che vorrà realmente combattere le mafie. 

Registrazione Tribunale di Catania n. 18/2010 – PIVA 04818090872
Edito da: Sudpress S.r.l. zona industriale, c.da Giancata s.n. – 95121 Catania

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