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TUTTI A CASA IN PANDEMIA: NIDO ACCOGLIENTE O OSTILE DETENZIONE?

04-05-2021 10:23

Giornalisti del Futuro

Il Mediterraneo in miniatura,

TUTTI A CASA IN PANDEMIA: NIDO ACCOGLIENTE O OSTILE DETENZIONE?

A distanza di un anno dal primo lockdown, siamo di nuovo chiamati a stare in casa. Ma con quali conseguenze?

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Oggi, a distanza di un anno dal primo lockdown, siamo di nuovo chiamati a stare più tempo possibile nelle nostre abitazioni. Spesso però, al di là della porta d’ingresso non si trova la tipica famiglia della “Mulino Bianco”.


di A. Chiarenza, G. Nicotra, S. Spoto

 

Siamo tutti chiusi in casa da circa un anno, per limitare la diffusione della pandemia di Coronavirus.  In TV, sui giornali, sui social e con gli amici non si parla d’altro. Mai prima d’ora un evento globale aveva avuto un impatto così forte sulle nostre vite. Questo evento coinvolge moltissimi aspetti del nostro modus vivendi, sia individuale che sociale. Inoltre ha molto influenzato la nostra vita quotidiana, in particolare all'interno delle famiglie, in cui sono state riprese le vecchie abitudini.  Molti di noi ora si stanno prendendo molto più tempo per cucinare, riscoprendo il piacere di farlo anche per sé stessi, evitando cene take away di ritorno dall’ufficio, scegliendo con cura una ricetta, tritando e mescolando gli ingredienti, macinando le spezie – godendosi, insomma, il processo di preparazione di un pasto. I genitori sono stati coinvolti in un gran numero di progetti artistici, artigianali o creativi durante il lockdown a casa con i propri figli. Tantissime persone hanno riscoperto attività e abitudini che si erano perse a causa della frenetica vita moderna: realizzare cose esclusivamente per loro stesse, e rendersi conto di quanto ciò possa essere profondamente soddisfacente e appagante. Inoltre si è rafforzato il legame tra genitori e figli, ma è diminuito il rapporto con i parenti a causa delle continue limitazioni di spostamento. 
Ciò che non è cambiata, o addirittura si è intensificata, è la voglia di superare la pandemia.  Chi vive in famiglia ha ammesso di aver avuto delle situazioni di conflitto. I principali motivi sono: la condivisione degli spazi e delle attività domestiche, la condivisione di dispositivi tecnologici come Tv, computer, tablet.
 

Quando siamo stati letteralmente travolti dall'ondata del virus, la quarantena non c'è parsa una soluzione così disastrosa, né particolarmente distante dalle nostre abitudini quotidiane, ma siamo certi che sia stato realmente così? 
Se per le prime settimane siamo stati presi da Smart Working, Dad, Tik Tok, workout, inni al balcone ecc., dopo hanno preso il sopravvento l'apatia, l'ansia, la preoccupazione e la tensione. Certo, in una famiglia ci si supporta a vicenda, grande o piccola che sia, ma se si vive da soli, completamente soli, come si riesce a non farsi prendere dal panico? Riflettendoci bene, la serenità del nido familiare non è sempre garantita. Siamo stati costretti ad una convivenza forzata con persone, non sempre parenti, con le quali magari trascorrevamo del tempo limitato, o comunque minore. Ci siamo ritrovati a dover dimenticare temporaneamente le nostre uscite, senza avere altri modi per prendere una boccata d'aria o godere di un piccolo spazio per noi stessi. 
È ovvio il fatto che le persone con le quali viviamo siano, si spera più che tollerabili a nostro avviso. Sono persone che ci conoscono e che noi conosciamo molto bene, con le quali abbiamo instaurato un legame forte. I nostri spazi più intimi sono rimasti gli stessi, ma soprattutto il nostro “io” interiore più profondo è quasi rimasto invariato. In qualche modo, abbiamo avuto e stiamo avendo la possibilità di esplorare nuovi mondi, il nostro e quelli dei nostri “vicini”. 
Non è stato però, e non è ancora, tutto rose e fiori. Infatti esistono famiglie i cui membri hanno caratteri molto distanti, famiglie che non possono più essere ritenute tali con problemi ancora irrisolti, più o meno gravi. Stesso discorso è applicabile per tutte le coppie che non si erano ancora trovate faccia a faccia con la realtà. 
Dopo aver chiesto ad una baby sitter  cosa fosse cambiato nelle sfere economiche e sociali delle famiglie dallo scorso marzo, lei ha risposto così: “In generale è certo che la maggior parte delle famiglie che conosco si è trovata e si trova in serie difficoltà economiche, data la chiusura di molte attività, la restrizione degli orari di lavoro e l’impossibilità di svolgere alcuni lavori in modalità smart working. Vi sono però anche alcuni casi di famiglie benestanti che sono state aiutate dallo Stato per quanto riguarda la crescita, l’educazione e lo svago dei propri figli e altri ambiti”. 
Si vuole denunciare quindi l’ambiguità di certi requisiti obbligatori per usufruire delle agevolazioni offerte dello Stato come il bonus babysitter, che magari si pagava già “regolarmente” in nero, il bonus vacanze, il bonus centri estivi (che esclude i disoccupati, ad esempio). Questi hanno dunque aiutato chi aveva già la possibilità di affrontare certe spese.
Dal punto di vista economico, la tata continua dicendo: “La cosa positiva è che le famiglie si sono riunite e/o ritrovate, soprattutto i figli. A causa del lavoro a tempo pieno e delle giornate passate a scuola, genitori e figli si vedevano poco. Grazie allo smart-working e alla DAD, le vite di molte persone si sono ricongiunte con quelle dei figli”. Così affermano anche Delfo e Maria Grazia, genitori di due figli adolescenti, i quali hanno constatato una maggiore unione nella loro famiglia e una maggiore partecipazione del primogenito nella vita familiare. Padre e figlio, inoltre, lavorano nel mondo della musica: il primo organizza manifestazioni canore per il lancio di nuovi artisti, mentre il secondo lavora come DJ. A questo proposito, è stato chiesto a Stefania, performer e mamma di un bambino di 3 anni, quanto fosse indispensabile per lei il suo lavoro. La risposta è stata questa: “Io mi occupo di spettacolo, con i teatri chiusi e gli eventi sospesi è praticamente impossibile trovare una dimensione gratificante,  quindi ci si ritrova a doversi reinventare. Il mio compagno, anche lui artista , ha cambiato drasticamente vita tornando ad insegnare inglese. Io ho dovuto sospendere tutto e accontentarmi delle piattaforme online o collaborazioni con fotografi.  Ci riteniamo fortunati ma non è il lavoro che abbiamo scelto e portiamo avanti da vent'anni con tanti sacrifici. Il lavoro che  si sceglie e si ama è indispensabile per il proprio benessere e salute mentale”.
È interessante capire anche cosa significa per lei garantire il diritto allo svago e alla crescita delle capacità di apprendimento ad un bambino, all’epoca del COVID. Stefania affronta l’argomento dicendo: “Ho un bambino di quasi 3 anni, e mi rendo conto che appartiene ad una nuova generazione  che non  conosce la normalità di poter andare al cinema o ad un luna park o semplicemente concedersi una gita fuori porta la domenica. È cambiato tutto senza che lui sappia cosa vuol dire rinunciare a tutto questo, ma  riesco a ritagliare spazi e momenti di svago come posso. 
Un picnic al parco vicino casa ,un giro in bicicletta diventano degli eventi straordinari per lui.  
Con l'asilo (pur essendo a intermittenza per via di chiusure periodiche) riesce a ritagliarsi una sua normalità e a preservare il suo diritto alla socialità con un gruppo dei pari e ad imparare cose nuove. 
Da genitore ci si sente un po' in colpa ed inermi davanti a tutto questo,ma cerchiamo di non far pesare a lui le nostre ansie. Mi piace pensare che, quando tutto un giorno si riaprirà, per lui ogni cosa sarà un'esperienza incredibile
”.
Preoccupazione è, invece, quella che si evince da una conversazione con Giuseppe, padre e marito, il quale lavora in proprio come elettricista. Dovendo recarsi spesso nelle case di sconosciuti, pur rispettando tutte le norme previste anti-contagio, Giuseppe teme comunque di diventare vettore e far ammalare la sua famiglia.
Non è possibile né giusto stilare una classifica di chi si trova più o meno in difficoltà a causa dell'ambiente in cui si vive la quarantena. Ogni caso specifico è a sé.

 

Nel corso di questa pandemia molti fattori mettono a rischio la salute mentale. Preoccupazione per sé e i propri cari, isolamento sociale, minacce alla stabilità del lavoro, difficoltà economiche e un’incertezza angosciosa sugli sviluppi futuri, come se il mondo stesse cambiando radicalmente: si ha timore di non poter più tornare alla vita precedente, di non poter più fare cose semplici ma fondamentali come incontrare gli amici, andare a vedere spettacoli o mostre, viaggiare, abbracciare gli altri. Per combattere lo stress causato da questa circostanza conviene: organizzarsi la giornata, conservare la regolarità nei ritmi e negli aspetti di base della vita; alzarsi, vestirsi normalmente, mangiare, e andare a dormire all’ora abituale. Fondamentale è anche avere cura della casa e mantenerla pulita e ordinata, in quanto un ambiente domestico sporco e caotico può generare sensazioni di costrizione e di intrappolamento, o incrementarle se già presenti. Ci si può anche dedicare ad esercizi di meditazione e rilassamento che possano promuovere calma, tranquillità.  L’obiettivo principale è quindi il non farsi abbattere ma avere sempre la forza di andare avanti.

Registrazione Tribunale di Catania n. 18/2010 – PIVA 04818090872
Edito da: Sudpress S.r.l. zona industriale, c.da Giancata s.n. – 95121 Catania

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