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40 anni fa l'attentato al Papa che cambiò la storia

13-05-2021 07:00

Nicola Filippone

Cronaca, Focus,

40 anni fa l'attentato al Papa che cambiò la storia

Giovanni Paolo II stava combattendo una guerra durissima con i regimi comunisti

Quei terribili momenti di 40 anni fa, ancora con tante ombre, ricordati dal preside dell'Istituto salesiano Ranchibile di Palermo

Il 13 maggio 1981, alle 17:30, un’edizione straordinaria del Tg1, condotta dal compianto Massimo Valentini, informava che Giovanni Paolo II aveva appena subito un attentato a Piazza San Pietro.

 

La voce del giornalista era sgomenta, come la gran parte degli Italiani, che apprendevano ciò che non accadeva dai tempi delle persecuzioni contro i cristiani.

Le condizioni del Pontefice apparvero subito gravi, per questo fu prontamente trasferito al Policlinico Gemelli.

 

Il Papa viaggiò a bordo di un’autoambulanza, che egli stesso aveva inaugurato quel giorno.

 

Ignaro che sarebbe stato lui, aveva voluto benedire virtualmente il primo ammalato che vi sarebbe entrato. 
 

In nottata Karol Wojtyla fu operato, con poche speranze di essere salvato, per la quantità di sangue perso e gli organi colpiti dalla pallottola.

 

E invece, dopo oltre cinque ore d’intervento, Giovanni Paolo II andò via via migliorando, fino ad essere dichiarato fuori pericolo.

 

L’attentatore, Mehmet Ali Agca, di nazionalità turca, facente parte di un’organizzazione terroristica di estrema destra, chiamata “Lupi grigi”, venne arrestato sul posto dalla polizia italiana.

 

Si trattava di un killer professionista, che tuttavia non centrò l’obiettivo, nonostante avesse sparato da pochi metri.

 

Qualche anno dopo, il Papa spiegherà l’accaduto con una celebre battuta: “Una mano ha sparato, un’altra mano ha deviato la pallottola”, alludendo ad un aiuto soprannaturale, di cui aveva goduto.

 

Il 13 maggio, infatti, si celebra la Madonna di Fatima, apparsa ai tre pastorelli a Cova d’Iria nel 1917, ai quali avrebbe consegnato un messaggio con delle visioni terrificanti ed alcune funeste previsioni.

 

Di queste ultime, due sono state interpretate e rese note negli anni Quaranta del Novecento: la Seconda guerra mondiale e la Rivoluzione bolscevica.

 

La terza rimase nascosta fino al Duemila, quando fu rivelata dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, su richiesta di Giovanni Paolo II.

 

I tre veggenti descrivono una scena nella quale un “Vescovo vestito di bianco è raggiunto da colpi di arma da fuoco”.

 

Wojtyla pensò che quel vescovo potesse essere lui e per questo, dopo l’attentato, mentre era ancora in ospedale, volle rileggere il “terzo segreto di Fatima”.

 

Invero, nella visione il Santo Padre muore, al contrario della realtà, il Papa si convinse che la Madonna avesse deviato il corso della pallottola, cambiando, in un certo senso, la dinamica dell’evento preconizzato.

 

Ciò perché a lui era stato affidato il compito di traghettare la Chiesa nel terzo millennio, come preannunziatogli dal cardinale Stefan Wyszyński, primate di Polonia, il giorno della sua elezione.

 

Da quell’esperienza dolorosa, Giovanni Paolo II comprese, però, che tale missione sarebbe stata accompagnata da grandi tribolazioni, di cui l’attentato fu solo l’inizio.

 

Negli anni seguenti egli sarebbe stato operato altre tre volte e si sarebbe spento nel 2005, dopo lancinanti sofferenze, causategli dal morbo di Parkinson.

 

La pallottola che lo colpì all’addome, venne significativamente incastonata nella corona che sormonta la statua della Madonna, venerata a Fatima.
 

La percezione che il Papa fosse stato miracolato, comunque, fu condivisa pure da uno dei chirurghi, presenti in sala operatoria quella notte, il prof. Giancarlo Castiglioni, il quale confiderà alla moglie: «Quella è stata l’operazione più facile, perché è stato un miracolo. Ho messo il dito dentro la vertebra perforata dalla pallottola. Non è stato alterato nessun vaso sanguigno, niente».
 

A distanza di quarant’anni, della vicenda restano ancora tante zone d’ombra, parecchi punti oscuri e aspetti da chiarire.

 

A cominciare dall’attentatore, che il Pontefice incontrerà tempo dopo in carcere, le cui dichiarazioni farneticanti non hanno mai convinto nessuno.

 

All’epoca fu intrapresa dagli inquirenti la cosiddetta “pista bulgara”, secondo la quale sarebbero state le autorità di Sofia ad assegnare ai lupi grigi il compito di uccidere Wojtyla, per conto dei servizi segreti sovietici.

 

Il movente era chiaro, secondo alcuni anche troppo: impedire al Papa polacco di destabilizzare l’Europa comunista oltrecortina.

 

A dicembre di quello stesso anno, il regime di Varsavia trarrà in arresto i vertici di Solidarnosc, il sindacato nato a Danzica, di matrice cattolica, tanto caro a Giovanni Paolo II. 
 

Finora, però, non è mai stata emessa una condanna a carico di qualcuno, al di fuori dell’esecutore dell’attentato, ma si è solo discusso di ipotesi.

 

Il dato di fatto incontrovertibile è, invece, che il comunismo in Europa si è effettivamente dissolto, meno di dieci anni dopo.

 

Per ammissione dell’ultimo segretario generale del Partito Comunista Sovietico, Michail Gorbaciov, senza Wojtyla non si sarebbe costituito un nuovo ordine mondiale.

 

L’altro risultato indubbiamente conseguito da Giovanni Paolo II è stato la conduzione della Chiesa nel terzo millennio.

 

Egli pensava che, dopo le tragedie del XX secolo (le due guerre mondiali, i totalitarismi, la shoah), l’uomo avrebbe cambiato radicalmente il corso della storia, iniziando una nuova era.

 

Ai pellegrini riuniti a Tor Vergata per il grande Giubileo del Duemila, il 19 agosto disse: “Cari amici, vedo in voi le sentinelle del mattino in quest’alba del terzo millennio.

 

Nel corso del secolo che muore, giovani come voi venivano convocati in adunate oceaniche per imparare ad odiare, venivano mandati a combattere gli uni contro gli altri.

 

I diversi messianismi secolarizzati, che hanno tentato di sostituire la speranza cristiana, si sono poi rivelati veri e propri inferni. Oggi siete qui convenuti per affermare che nel nuovo secolo voi non vi presterete ad essere strumenti di violenza e distruzione; difenderete la pace, pagando anche di persona se necessario.

 

Voi non vi rassegnerete ad un mondo in cui altri esseri umani muoiono di fame, restano analfabeti, mancano di lavoro. Voi difenderete la vita in ogni momento del suo sviluppo terreno, vi sforzerete con ogni vostra energia di rendere questa terra sempre più abitabile per tutti”. 
 

La realizzazione di questo programma dipendeva da una rinnovata adesione a Cristo che, secondo l’anziano Pontefice, sarebbe scaturita dall’entusiasmo di tanti di ragazzi e da una generale presa di coscienza degli uomini. 
 

Nei rimanenti pochi anni di vita, Wojtyla poté invece rendersi conto che non tutti i suoi desideri si erano purtroppo avverati.

 

Appena un anno dopo, furono abbattute le Torri Gemelle; nel 2003 venne respinta la sua richiesta di inserire le radici cristiane nel trattato di Costituzione europea; guerre devastanti non hanno mai smesso di affliggere il pianeta; quella delle armi ha seguitato ad essere una delle industrie più redditizie; ancora oggi muoiono di fame circa 40 milioni di esseri umani in un anno.

 

Forse aveva ragione il cardinale Salvatore Pappalardo, che in una chiacchierata di molti anni fa, mi disse: “Il nostro Papa è, ahimè, più applaudito che ascoltato”.
 

La beatificazione di Giovanni Paolo II, avvenuta nel 2011 e la successiva canonizzazione nel 2014, hanno visto una partecipazione straordinaria di fedeli, simile a quelli intervenuti ai funerali.

 

La sua notorietà nel mondo, i tanti visitatori della sua tomba, i numerosi scritti che ha lasciato, fanno sperare che i semi di bontà da lui sparsi siano comunque germogliati e continuino a fruttificare nei suoi successori e in tutta la Chiesa.   

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