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UNICT: associazione TRA.ME denuncia caso di nepotismo su borse di studio

09-06-2021 07:01

Pierluigi Di Rosa

Cronaca, Università, Focus,

UNICT: associazione TRA.ME denuncia caso di nepotismo su borse di studio

8 mila euro per 4 mesi che l'associazione TRA.ME denuncia essere stati assegnati ad un parente del Nucleo di Valutazione Salvatore Barbagallo

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Con un comunicato pesantissimo pubblicato sul sito istituzionale dell'associazione "Trasparenza e Merito - L'Università che vogliamo", presieduta dal ricercatore vittima di "Università VBandita" Giambattista Scirè, viene denunciato un altro caso di presunto nepotismo che sarebbe accaduto presso la facoltà di agraria dell'università di Catania.

 

Il caso denunciato, che avviene come nulla fosse accaduto e proprio nei giorni in cui a Palazzo di Giustizia di Catania sta per decidersi la sorte del procedimento penale che nel 2018 travolse vertici e gregari dell'ateneo catanese, riguarda una bella borsa di studio, o meglio borsa di ricerca, di ben 8 mila euro per 4 mesi assegnata dal rettore Francesco Priolo con proprio decreto n.990 dell'aprile 2020 nell'ambito di una procedura avviata in piena emergenza pandemica, febbraio 2020, dalla facoltà di Agraria.

 

A beneficiarne il dott. Fabiano Barbagallo che risulta l'unico partecipante ad un bando emanato dal rettore Priolo con proprio decreto n.550  del 21 febbraio 2020.

 

L'argomento della ricerca: "Prove di irrigazione con acque reflue su uliveti”, nell’ambito del programma di ricerca “Gestione sostenibile di impianti di ulivo attraverso tecniche di irrigazione deficitaria e uso di acque reflue— H2OLIVO".

 

Già singolare che vi sia stato un unico partecipante, le problematiche degli uliveti in Sicilia dovrebbero presumibilmente attirare maggiore attenzione tra gli studiosi. Ma tant'è, così è stato.

 

A seguito del bando emanto dal rettore Priolo su richiesta del dipartimento, viene nominata la commissione giudicatrice ...dell'unico candidato: ne fanno parte i proff. Giuseppe Cirelli, Simona Consoli e Mirco Milani.

 

La commissione effettua la sua valutazione assegnando all'unico concorrente 20 punti per i titoli e 50 al colloquio, risultato che consente al rettore Priolo di assegnare l'agognata borsa da 8 mila euro per 4 mesi di ricerca.

 

Ma le cose si complicano quando cominciano le voci all'interno del dipartimento che arrivano alle orecchie dell'associazione TRA.ME che ormai da anni sta conducendo una battaglia partita da Catania e diventata nazionale contro gli "abusi accademici".

 

Secondo la ricostruzione di TRA.ME. il dott. Fabiano Barbagallo beneficiario della provvidenza rettorale sarebbe nipote, figlio del fratello, di un importante docente dello stesso dipartimento di Agraria, il prof. Salvatore Barbagallo, che è anche dal 2017 presidente del Nucleo di Valutazione dell'Università di Catania.

 

Si legge infatti nel lungo comunicato di TRA.ME (che andrebbe letto tutto perché fa memoria di cose che non vanno dimenticate...):


"Il protagonista di questa nuova storia di nepotismo nell’era Priolo è il professore SALVATORE BARBAGALLO (che nelle intercettazioni agli atti del processo avrebbe contribuito a suggellare, insieme ad altri, il passaggio di consegne della famosa fascia di capitano dell’associazione a delinquere accademica da Pignataro a Basile).

 

Il suddetto docente, ordinario di idraulica e sistemazioni idraulico-forestali al dipartimento di Agraria, nonché presidente del nucleo di valutazione dell’ateneo (un organismo che ha come compito di attestare la rispondenza delle attività svolte dall’ateneo rispetto alle richieste annuali provenienti dall’Anac in tema di obblighi di pubblicazione, trasparenza e diffusione di informazioni secondo il d.lgs 33/2013), non ha ritenuto di dover segnalare in alcun modo al rettore, né agli uffici competenti, l’opportunità di aggiungere nei bandi per le borse su progetti di ricerca, l’incompatibilità sul nepotismo sancita dalla legge 240/2010. 

 

Ora vi chiederete tutti la ragione per cui il professor Barbagallo si sia così platealmente distratto. Ebbene, la risposta pare fornirla un decreto firmato dal rettore Priolo che alleghiamo. 

 

Come risulta da questo documento in nostro possesso, infatti, il dottor Fabiano Barbagallo è risultato vincitore di una borsa di ricerca di 8 mila euro, il cui responsabile scientifico è il professore Cirelli (relatore della sua tesi di laurea magistrale, ma fin qui nulla di nuovo o di trascendentale) e - udite udite - il cui responsabile scientifico del progetto generale indovinate chi è? No, non è un omonimo, è proprio lui, il professore Salvatore Barbagallo. 

 

Prima di dare conto di questa notizia che ci è pervenuta da più fonti (dall'ateneo di Catania, dal dipartimento di Agraria, dal comune di Acireale) - per dovere di garantismo - abbiamo fatto i doverosi riscontri, perché sinceramente stentavamo a crederci.

 

Ebbene il professor Barbagallo risulterebbe essere lo zio di Fabiano, per l'esattezza quest'ultimo sarebbe il figlio del fratello.

 

Come se non bastasse, a dimostrazione del più totale disprezzo delle regole sulla trasparenza e sulla pubblicità delle procedure richieste alla pubblica amministrazione, all’ateneo di Catania non solo continuano ad agevolare borse di ricerca ai parenti dei docenti, cosa illegale, ma non è nemmeno possibile riscontrare sul sito web (come si evince chiaramente dai link in fondo all’articolo) i nominativi dei candidati e dei vincitori, tra gli studenti, di borse di studio (con un fantomatico metodo di ID numerico al posto del nominativo, per la privacy, non si capisce bene di che, quando non si tratti di casi di grave malattia). Quindi questa prassi del nepotismo potrebbe essere in uso tuttora non solo per le borse di ricerca, dunque per gli assegnisti, i borsisti, i ricercatori e gli studiosi, ma anche per gli studenti imparentati con i docenti.

 

Come ben capite questa vicenda Barbagallo è di una gravità inaudita, che lascia sgomenti per la sicurezza di impunità e la mancanza di decoro, con il processo di "università bandita" in corso.

 

Appare come uno schiaffo morale verso la cittadinanza e verso la stessa magistratura che indaga. 

 

Che il docente si dimetta dal suo incarico al nucleo di valutazione, per decoro.

Ciò detto, se ciò non avvenisse, chiediamo al rettore di intervenire immediatamente sul docente, chiediamo alla ministra di intervenire sul rettore, e chiediamo infine a ministra e rettore di farla finita con le fandonie o con i sorrisi ipocriti e di costituirsi parte civile al processo di "università bandita", come atto dovuto nei confronti delle vittime dei concorsi e per il bene della cittadinanza e della stessa istituzione universitaria.

 

Inoltre segnaliamo fin d'ora alla Procura affinché riscontri con cura la sussistenza di eventuali reati da parte dei diversi protagonisti, dal caso specifico al mancato adeguamento del regolamento di ateneo alla legge nazionale.

 

Sono in gioco le sorti dell’università italiana di fronte all’opinione pubblica e alla comunità scientifica internazionale.

E questo è un “gioco” molto più grande di loro, di questi docenti, purtroppo.

 

Ci rivolgiamo invece agli studenti e diciamo: chiedete a gran voce un vero cambiamento in questo ateneo, a tutti i livelli, dal reclutamento, all'offerta didattica, dalla vita negli spazi dell'università ad un maggiore coinvolgimento e diritto di partecipazione alla governance.

Oppure, in caso contrario, evitate di iscrivervi in un luogo che tutto ha, al momento, tranne che l'immagine della scienza, della cultura, del sapere.

L'Università di Catania, ahi noi, è un luogo irredimibile.

Cari studenti, care famiglie, cari cittadini, ribellatevi a questo vergognoso e immorale stato di cose.

Prima che sia troppo tardi. Ne va del vostro futuro!"


Bah...

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