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L'incredibile "Porto di Catania" tra indecenza e potenzialità: intervista al Commissario Alberto Chiovelli

30-07-2021 07:03

Pierluigi Di Rosa

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L'incredibile "Porto di Catania" tra indecenza e potenzialità: intervista al Commissario Alberto Chiovelli

Il porto per una città è davvero importante ed a noi pare che a Catania questo sia troppo sottovalutato

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Se c'è un luogo fisico che rappresenta meglio di altri le contraddizioni, le vergogne ed al contempo le enormi potenzialità e indefinibile bellezza di uno dei paesaggi più belli del mondo questo è il porto di Catania: non ci sono dubbi.

 

Nel 2018 ho accompagnato l'inviato de Il Messaggero Mauro Evangelisti a seguire la controversa vicenda della nave Diciotti che poi portò l'ex ministro dell'Interno Salvini a processo per sequestro di persona.

 

Mauro, che per professione ha girato il mondo, non era mai venuto in Sicilia, e quindi neanche a Catania.

Doveva realizzare una diretta per il suo importante giornale ed eravamo accovacciati sul muretto del Molo di Levante, insieme agli operatori di troupe di tutto il mondo che seguivano quella strana storia.

 

In un momento di pausa, sempre su quel muretto con le telecamere puntate sulla nave, l'esperto cronista si girò per sgranchirsi scorgendo alle sue spalle la magnificenza dell'Etna, poi volse lo sguardo in direzione piazza Duomo dal quale svettava l'inconfondibile cupola anticipata dalla meraviglia barocca di Palazzo Biscari, ed infine tornò a guardare oltre la nave verso la bellezza di quel mare che si apre all'infinito per poi rivolgersi a me: "MA È UN POSTO PAZZESCO", mi disse con un'espressione di bambino felice, come avesse scoperto un prodigio.

 

E noi catanesi ci scivoliamo sopra tanta magnificenza ereditata, con incuranza, indolenza, a volte persino sfregio, gettando mozziconi di sigaretta per terra quando non facciamo lanci di sacchetti di spazzatura direttamente dall'auto.

 

In effetti è una sensazione abbastanza comune in chi viene da fuori rimanere travolti da una quantità così esagerata di bellezza naturale, impreziosità dalle cornici barocche dei nosti antenati più illuminati per poi farsi riportare brutalmente alla indefinibile sciatteria spesso criminale della catanesità contemporanea che tutto sta distruggendo, incapace ed indegna di tanta meraviglia che sta trasformando in sporcizia e miseria, sottomettendola alle speculazioni più becere.

 

Nello scenario contemporaneo, dicevamo, il porto diventa paradigma di un'intera città, di un'intera comunità.

 

È cinturato da vetusti "Archi della Marina" sui quali scorrono binari ferroviari che rappresentano anch'essi una sorta di schizzo vintage, con quei trenazzi malandati che percorrono la Sicilia in tempi biblici, ancorando l'isola ad una mobilità da settimo mondo: ma questa è un'altra storia, un'altra vergogna.

 

Superato il varco doganale non si entra in un porto moderno, occidentale, di quelli che si vedono nei telefilm americani: si entra in una bolgia infernale, dove appare subito evidente che regna l'anarchia più totale, il disordine più assurdo, di quelli che sembrano fatti apposta per fare regnare ogni tipo di illegalità. Sembra...

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Insomma, una bella rogna per chi ne ha la responsabilità, ancor di più se i problemi di quello di Catania si sommano al porto di Augusta, insieme uniti da un'unica governance che gestisce l'Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Orientale.

 

Da pochi mesi, febbraio 2021, a capo di questa difficile struttura è stato nominato un commissario, l'ing. Alberto Chiovelli, dirigente generale del Ministero Trasporti con una lunga esperienza.

Ad affiancarlo il Segretario Generale Attilio Montalto, anche lui con una carriera significativa nel settore marittimo.

 

Poco più di 4 mesi, per di più in piena pandemia mondiale, sono davvero pochi anche solo per capire dove ci si trova ed invece l'ing. Chiovelli dimostra subito di avere ben chiare le priorità ed ha già in mente un cronoprogramma interessante.

 

Certo, la situazione ereditata è ai limiti della sopportazione: su 128 concessioni, ben 90 sono interessate da contenziosi di varia natura, alcuni che si trascinano da anni.

 

Lo abbiamo raggiunto telefonicamente, con l'impegno ad un incontro in presenza per provare a dare in diretta una rappresentazione visiva di cosa è il porto di Catania e di cosa potrebbe essere.

 

Nel frattempo abbiamo posto qualche domanda sulle questioni più urgenti.

 

La vicenda più intricata riguarda la "nuova" darsena, che è già diventata vecchia senza mai essere entrata in funzione per errori di progettazione ed esecuzione nonostante sia costata decine di milioni di euro.

La mancanza di operatività ha fortemente condizionato lo sviluppo dei traffici commerciali, diventando anch'essa alibi per giustificare il caos imperante.

 

Pesanti le ripercussioni anche sulle potenzialità di ampliamento del Terminal Crociere, attualmente sacrificato in maniera inconcepibile e soffocato da decine di rimorchi che lo circondano da ogni lato.

 

Su entrambe le questioni, collegate tra loro, il commissario Chiovelli ha già chiari i tempi di risoluzione che non dovrebbero superare i 18 mesi. Speriamo.

 

Tra i dossier più delicati, ma anche significativi, la vertenza con la società armatrice del catamarano Virtu Ferries che potrebbe/dovrebbe collegare Catania a Malta: un volume atteso di 300 mila passeggeri l'anno con decine di nuovi posti di lavoro.

 

Anche in questo caso un contenzioso tra interessi privati confliggenti, risalente addirittura al 2010, sta rallentando l'iter, ma si confida che possa risolversi rapidamente provvedendo alla costruzione della rampa necessaria allo sbarco degli autoveicoli che questo catamarano potrà trasportare sulle sponde delle due isole.

 

Sarebbe un contributo straordinario ai nostri flussi turistici attraverso il drenaggio di quelli che  riesce a catalizzare la piccola isola mediterranea: Malta da sola può contare ogni anno su 14 milioni di turisti, esattamente quanti l'enorme inefficiente Sicilia intera.

 

Immaginiamo quanto sarebbe più semplice per i tanti turisti che scelgono Malta prendere un catamarano ed in poco tempo a poco prezzo ritrovarsi in Sicilia. Potrebbe diventare un unico itinerario di grande suggestione: potrebbe...

 

L'ing. Chiovelli nel corso della conversazione ha mostrato di avere ben chiara l'importanza della questione e dichiara che l'Autorità ha già compiuto i passi necessari per risolverla, non oltre la fine di settembre: mettiamo il secondo nodo al fazzoletto.

 

Come resta irrisolta la questione per la realizzazione di uno spazio da dedicare all'approdo dei cosidetti "mega yacht": ci sono disponibili interi specchi d'acqua, peraltro occupati da abusivi, che potrebbero essere assegnati allo scopo.

Non è mera roba "estetica" avere in porto imbarcazioni di lusso: è calcolato che uno solo di questi produce reddito per il territorio quanto 10 navi crociera, implementando quel turismo di alto standing al quale la città dovrebbe cominciare ad orientarsi.

 

Ma anche qui regna la burocrazia più cieca: persino rimuovere i relitti affondati da anni e arruginiti sotto il pelo dell'acqua a pochi centimetri dalle banchine diventa un affare di stato e carte bollate.

 

Altro tema delicato riguarda la viabilità interna al porto: l'obiettivo è di separare quella commerciale da quella proveniente dalla città in modo di renderla più fruibile dove insiste un progetto che consentirebbe di collegare la passeggiata del "Passiatore", che parte dalla stazione centrale, al molo di Levante, trasformandola in una vera e propria promenade di grande fascino.

 

Il progetto per il rifacimento della mantellata è già esecutivo e cantierabile e potrebbe essere avviato entro la fine dell'anno in corso: terzo nodo al fazzoletto.

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Anche i vari servizi affidati all'esterno, attualmente frazionati, si avviano ad una razionalizzazione attraverso un bando tipo "global service" che potrebbe rivelarsi più efficiente ed anche consentire di riassorbire con un'apposita clausola sociale quei lavoratori coinvolti dalla vertenza Tirrenia e rimasti senza lavoro, altra grana scoppiata a pochi giorni dall'insediamento del commissario e che vede impegnata l'Autorità di Sistema al recupero dell'occupazione perduta con gravi ripercussioni sociali.

 

Insomma, una chiacchierata di una trentina di minuti che ha fatto emergere come siano davvero tanti i nodi da sciogliere e risolverli, in maniera rapida e con una visione strategica, porterebbe un contributo eccezionale allo sviluppo della città di Catania.

 

La questione centrale è adesso dare stabilità alla governance attuale che pare aver imboccato finalmente la strada corretta mettendo in fila le questioni fissando le priorità dandosi dei tempi di riferimento.

 

Catania ha assoluto bisogno che il suo porto funzioni come infrastruttura commerciale ma anche che si apra alla Città in maniera ordinata e per farlo è necessario che si possa programmare a medio/lungo termine.

 

Se ogni sei mesi, o al massimo un anno, vengono sostituiti i vertici esecutivi, ogni volta ci si ritrova a ripartire daccapo, ed è un disastro: si sono persi decenni in questo modo ed è uno spreco che non ci si può più permettere.

 

La sensazione, maturata negli anni, è che anche in questo caso ci sia da qualche parte una precisa volontà a non far funzionare niente, perché nell'inefficienza e nel caos è più facile garantirsi spazi di speculazione a volte anche di origine inquietante: ma il danno per la città è enorme e non più sopportabile.

 

La Città di Catania, nelle sue varie rappresentanze istituzionali, ma soprattutto nella sua società civile ed opinione pubblica, deve assolutamente mantenere un focus costante sul porto comprendendone le enormi potenzialità e pretendendo dalle autorità competenti, governi centrale e regionale, che gli assegni la necessaria attenzione.

 

Il porto è davvero importante ed a noi pare sia troppo sottovalutato: confidiamo stia cambiando...

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