
Ventiquattro fermati, roghi pagati poche centinaia di euro e cinquanta attività nel mirino: lo Stato insegue la rete cresciuta nel silenzio.
Questa non è l’ennesima pagina di cronaca nera da leggere, commentare con indignazione e dimenticare dopo qualche ora.
È il racconto di una Palermo trasformata in un mercato della paura, dove incendiare un deposito costava 400 euro, rubare un’automobile da utilizzare per un attentato ne valeva 200 e sparare con un’arma da guerra serviva a ricordare a commercianti e imprenditori chi comandava.











