Una storia che ha dell’incredibile, emblema di una burocrazia farraginosa e di una gestione del territorio che solleva pesanti interrogativi. In piazza Gaetano Marletta, a ridosso di viale Medaglie d’Oro, il tanto sbandierato “Parco giochi innovativo” – finanziato nell’ambito del programma nazionale sperimentale “Dateci Spazio” con uno stanziamento complessivo di 500.000 euro per il Comune di Catania – è oggi un cantiere fantasma, saccheggiato dai vandali e paradossalmente inagibile per ragioni strutturali prima ancora di essere inaugurato.
L'iter dell'opera, ricostruito tramite gli atti del Comune, rivela una genesi travagliata. Avviato con una gara d'appalto nell'estate del 2024, il progetto ha subito un brusco arresto a causa dell'illegittima esclusione della ditta prima classificata (la Medi Appalti S.r.l.), che ha innescato un contenzioso davanti al TAR Sicilia. La sentenza del tribunale amministrativo ha costretto l'ente comunale non solo a risarcire le spese legali all'impresa, ma a disporre lo scorrimento della graduatoria nell’ottobre del 2025 in favore del Consorzio Jonico s.c.a.r.l.
Da quel momento, dopo un iniziale e frenetico via vai di operai che lasciava sperare in una rapida consegna dell'area ludica, sul cantiere è calato il silenzio più totale. Abbandonato a se stesso e privo di una recinzione perimetrale solida – se si esclude una labile e divelta rete da cantiere –, lo spazio è divenuto in breve tempo terra di nessuno. Mancano i presidi minimi di sicurezza, così come il prescritto cartello informativo di inizio e fine lavori.
Il risultato? Un sistematico saccheggio dei materiali di costruzione e una devastazione vandalica diffusa. La pavimentazione antitrauma, fondamentale per un'area destinata ai bambini, è completamente assente, fatta eccezione per pochi lembi lungo i bordi esterni.
Al suo posto, il terreno è disseminato di buche profonde, coperte alla ben meglio con mattonelle avanzate o bancali EPAL lasciati al degrado. La denuncia delle associazioni: Lo scempio e il conseguente sperpero di denaro pubblico non sono passati inosservati. Salvatore Mirabella, presidente del locale circolo ACLI “La Ginestra”, ha sollevato formalmente il caso, indirizzando una dettagliata segnalazione alla stampa e agli organi competenti per chiedere l'immediata messa in sicurezza e l'accertamento delle responsabilità sulla mancata custodia del patrimonio comunale.
Ma l’aspetto più inquietante della vicenda va oltre l’incuria e riguarda la sicurezza intrinseca del parco, che presenta criticità strutturali tali da renderlo inadatto, se non pericoloso, proprio per le fasce più vulnerabili: bambini e persone con disabilità.
In primo luogo, la localizzazione geografica: l’area sorge in corrispondenza di una curva a gomito particolarmente insidiosa di viale Medaglie d’Oro. La velocità sostenuta con cui gli automobilisti affrontano quel tratto stradale, unita all'angolo cieco generato dalla svolta, espone i frequentatori a un rischio altissimo. Un bambino che sfugga al controllo dei genitori o un disabile in fase di attraversamento si troverebbero davanti a una potenziale trappola stradale.
A ciò si aggiunge una clamorosa barriera architettonica: la scivola d'accesso per le carrozzine presenta una pendenza talmente elevata da violare palesemente le norme sull'accessibilità. Il forte dislivello rischia di far perdere il controllo del mezzo a chi si sposta in sedia a rotelle, trasformando uno spazio inclusivo in un pericolo per
l’incolumità fisica.
Come se non bastasse, le scelte architettoniche e di layout sembrano ignorare le basilari regole del comfort urbano e del clima locale. Il parco non dispone di un solo punto d'ombra. La scelta dei materiali costruttivi e dei rivestimenti utilizzati amplifica le temperature al suolo, generando una sorta di effetto serra a cielo aperto che rende impossibile lo stazionamento prolungato all’interno dell’area durante le ore diurne.
Anche la componente ambientale è al collasso. Il progetto prevedeva ampie aree a verde, e diversi alberi erano stati effettivamente messi a dimora. Tuttavia, l'impianto di irrigazione non è mai stato attivato né completato.
Le piante mostrano già evidenti segni di sfinimento vegetale e progressivo disseccamento. Ad oggi, la sopravvivenza di quel poco verde rimasto è affidata unicamente alla buona volontà di qualche residente della zona, che di tanto in tanto si reca sul posto per annaffiare manualmente i fusti e scongiurarne la morte definitiva.
È allucinante come in questa città si continuino a programmare, finanziare e avviare opere pubbliche per poi abbandonarle a se stesse a un passo dal traguardo, trasformando una preziosa opportunità di riqualificazione per il quartiere in un monumento allo spreco e all'insicurezza.











