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Poco da fare, visitare la Sicilia le porta sfortuna.
Era successo già qualche giorno prima della votazione sul Referendum per la giustizia, quando post frana la Meloni scese da Roma sino a Niscemi.
Sappiamo poi com'è finita. Adesso di nuovo: viene a Palermo per la commemorazione di Falcone, riprende l'aereo per tornare a casa e viene scassata da opposizione e maggioranza - la sua stessa maggioranza - sulla legge truffa con cui s'illudeva di scegliersi il prossimo Parlamento.
Ci stavano riprovando, a soli quattro mesi di distanza, a fare un altro scippo democratico.
L'aula ha respinto per un soffio l'emendamento nel segreto dell'urna: un solo voto di scarto, 187 a favore e 188 contrari.
Nonostante la premier avesse esortato i suoi a esporsi pubblicamente, la trappola dei franchi tiratori è scattata proprio tra le fila della maggioranza, trasformando la vicenda in uno schiaffo politico diretto proprio a Meloni, l'unica che ha messo la faccia, alla fine.
Il sistema "Melonellum" doveva cancellare i collegi uninominali, blindare la vittoria concedendo un premio di maggioranza spropositato a chi raggiunge il 42% e inserire il nome del candidato premier direttamente sulla scheda elettorale, scavalcando di fatto le prerogative della Presidenza della Repubblica.
La strategia di fondo era evidente e senza la decenza del maquillage che tanto aveva contraddistinto il referendum di marzo: mettere il catenaccio al meccanismo per garantire alla destra una maggioranza schiacciante, così da decidere in totale autonomia le massime cariche dello Stato, a partire dal Colle.

Al di là dei calcoli, il punto è un altro: anche solo proporre una cosa del genere a distanza di quattro anni e mezzo dall'inizio della legislatura è di un imbarazzo sconcertante. Rivela la vecchia abitudine di voler cambiare le regole del gioco a partita in corso, anzi, quasi finita.
Ma nonostante la sberla, il governo non cadrà; non cadrà perché dall'altra parte c'è un'opposizione che ha il viziaccio cronico di non riuscire a concretizzare nulla, nemmeno se cominciassero a piovere consensi direttamente dal cielo.
Basta guardarsi indietro.
Con il referendum sulla giustizia, Pd e M5s hanno provato a mordicchiare l'elettorato siciliano, ma l'isola - che su quella partita ha avuto un potere decisionale incredibile a livello nazionale - gli ha rifilato una scoppola che sentono ancora adesso.
Con le amministrative, e sempre in Sicilia, la storia si è ripetuta: un'altra occasione d'oro per fare qualcosa, svanita nel nulla, ridotta al massimo a qualche post polveroso su Facebook.
Dopo quest'ultima sconfitta della Meloni all'interno delle sue stesse mura, le opposizioni riusciranno a capitalizzare qualcosa? Macché.
Questi in realtà pare vogliano proprio rimanerci all'opposizione.
Se potessero, pur di garantirsi una rendita di posizione e avere qualcosa contro cui scagliarsi per altri cinque anni, aiuterebbero persino il Generale Vannacci.
La verità è che la Meloni non sarà certo un gigante, ma ha l'enorme fortuna di camminare in mezzo ai nani.










