

Nicola D’Agostino celebra sui social il bando per la sicurezza delle imprese turistiche. Ma, rapportato alle dimensioni dell’economia di Catania, Ragusa e Siracusa, lo stanziamento appare poco più che simbolico, anzi proprio una miseria. Sullo sfondo restano il commissariamento infinito della Camera di Commercio e la vendita della maggioranza della SAC.
La notizia, infatti, si apprende da alcuni post, che ci hanno prontamente segnalato, pubblicati sui social dal deputato regionale Nicola D’Agostino, noto per essere passato nel corso della sua carriera politica dall’MPA al Partito Democratico e oggi approdato a Forza Italia: un circumnavigante.
Negli ultimi giorni D’Agostino, e chissà perché, sembra aver intensificato le rivendicazioni pubbliche della propria consolidata vicinanza politica e amicale con Nico Torrisi, da oltre dieci anni amministratore delegato della SAC, la società con le peggiori performance del mondo che gestisce gli aeroporti di Catania e Comiso, i meno adeguati del pianeta, e con Antonio Belcuore, già presidente della Fondazione del Carnevale di Acireale e da oltre tre anni e mezzo commissario straordinario della Camera di Commercio del Sud Est Sicilia.
Nei giorni scorsi, sempre sui social, aveva ricondotto le denunce della Lega sulla gestione SAC come rappresaglia contro i suoi amici Torrisi e Belcuore per il fatto che lui, D'Agostino, si era scagliato contro il sindaco leghista di Serradifalco Leonardo Burgio insediato extra legem: insomma, vendette trasversali degne di ben altri contesti. O forse no, proprio di questi.
Adesso, l’occasione per l’ennesima passerella istituzionale è stata la presentazione di un bando della Camera di Commercio del Sud est che prevede lo stanziamento complessivo di 500 mila euro sotto forma di voucher destinati alle micro, piccole e medie imprese turistiche delle province di Catania, Ragusa e Siracusa.
Una somma presentata come un intervento straordinario a favore del sistema produttivo.
Ma basta confrontarla con i numeri reali dell’economia del Sud Est siciliano per comprendere quanto l’annuncio risulti sproporzionato rispetto alla platea potenziale delle imprese e alle risorse generate dal territorio.
D’Agostino, Belcuore e Torrisi: il sistema di potere del Sud Est
Nel post pubblicato da D’Agostino viene rilanciata una rassegna stampa dedicata all’iniziativa, accompagnata dal titolo: “Cam.Com e Prefettura per migliorare sicurezza”.
La fotografia mostra una conferenza organizzata nei saloni della Prefettura di Catania, con Antonio Belcuore al tavolo e la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, delle forze dell’ordine, degli enti locali e, secondo quanto riportato, anche delle associazioni di categoria.
La misura viene raccontata come un intervento determinante per rendere più sicure le strutture ricettive e i locali aperti al pubblico, promuovendo sistemi di videosorveglianza, strumenti tecnologici, intelligenza artificiale e dispositivi per la prevenzione degli incendi e il controllo dei flussi.
Obiettivi certamente condivisibili. Il problema è la consistenza economica reale dell’intervento: una miseria.
Oltre 170 mila imprese e 70,5 miliardi di fatturato e questi fanno la passerella per 500 mila euro
Secondo i dati del sistema camerale elaborati attraverso Movimprese e le banche dati di Unioncamere-InfoCamere, nelle tre province che compongono la Camera di Commercio del Sud Est risultano oltre 170 mila imprese registrate, delle quali circa 138 mila attive.
Il sistema produttivo genera complessivamente circa 70,5 miliardi di euro di fatturato e occupa quasi 361 mila addetti.
| Provincia | Imprese registrate | Imprese attive | Fatturato complessivo | Addetti |
|---|---|---|---|---|
| Catania | 98.792 | 80.009 | 33,990 miliardi € | 222.607 |
| Ragusa | 35.084 | 29.800 | 11,776 miliardi € | 66.250 |
| Siracusa | 36.231 | 28.662 | 24,731 miliardi € | 72.039 |
| Totale Sud Est | 170.107 | 138.471 | 70,497 miliardi € | 360.896 |
I dati sulle imprese derivano da Movimprese di InfoCamere e dal dataset Unioncamere dedicato alle province di Catania, Ragusa e Siracusa.
Si tratta di un territorio che rappresenta una quota decisiva dell’intera economia siciliana, tanto per numero di aziende quanto per fatturato e occupazione.
Se proprio vogliamo scherzarci, anche se c'è poco da ridere, rapportando lo stanziamento di 500 mila euro al numero complessivo delle imprese registrate nelle tre province, il risultato è impietoso: 500.000 euro divisi per 170.107 imprese equivalgono ad appena 2,94 euro per impresa.
Naturalmente il bando non è destinato a tutte le aziende, ma soltanto alle micro, piccole e medie imprese della filiera turistica che presenteranno domanda e rispetteranno i requisiti previsti.
Il confronto, tuttavia, serve a misurare le proporzioni dell’intervento rispetto alla dimensione del sistema produttivo rappresentato dalla Camera di Commercio.
I 500 mila euro corrispondono ad appena lo 0,0007% circa del fatturato complessivo prodotto dalle imprese del Sud Est.
Una dotazione finanziaria microscopica, trasformata attraverso comunicati, fotografie e presenze istituzionali in un evento da celebrare.
Più che una grande politica economica per la sicurezza e la modernizzazione delle imprese, siamo davanti a un’iniziativa limitata, che potrà finanziare soltanto poche decine di interventi qualora ogni azienda ottenesse il contributo massimo previsto.
Un bando 2026 con scadenze già indicate nel 2025
Un altro elemento che merita attenzione, ennesimo esempio della sciatteria con cui questa gente gestisce enti ed aziende pubbliche strategiche, riguarda il testo del bando pubblicato dalla Camera di Commercio.
Nel bando ufficiale pubblicato, infatti, risultano riportate, all'art. 10, date di presentazione delle domande collocate nel 2025, nonostante si tratti formalmente di un bando riferito al 2026.
Un dettaglio che richiede quantomeno un chiarimento ufficiale e una verifica dell’eventuale presenza di altri errori nel documento.
Il testo integrale può essere consultato sul sito della Camera di Commercio del Sud Est Sicilia.
Insomma, non sono neanche capaci di copiare e incollare:

Il commissariamento che doveva durare 90 giorni
La vicenda diventa ancora più grave se inserita nel contesto istituzionale della Camera di Commercio del Sud Est, ormai denunciata da più parti e presso più autorità di controllo, ma inspiegabilmente ancora senza risposta.
Antonio Belcuore, lo ricordiamo per l'ennesima volta, continua infatti a ricoprire l’incarico di commissario straordinario da oltre tre anni e mezzo. Eppure la normativa regionale, Legge 4 del 2010, stabilisce che la gestione commissariale debba avere carattere temporaneo e indica un termine di 90 giorni per la ricostituzione degli organi, pena la decadenza del commissario oggettivamente incapace e forse anche soggettivamente interessato a mantenere ruolo e compenso.
La disposizione è contenuta nella legge regionale siciliana in materia di ordinamento delle Camere di Commercio.
Invece di accompagnare rapidamente l’ente verso il ripristino degli organi legittimi e rappresentativi del sistema economico, il commissariamento si è trasformato in una condizione permanente.
A mantenere Belcuore nell’incarico è il governo regionale guidato da Renato Schifani, mentre le categorie produttive continuano, del tutto inerti ed incapaci a farsi valere, ad essere private di una governance camerale ordinaria e democraticamente rappresentativa.
Oltre 430 mila euro per il commissario, 500 mila per le imprese
Il confronto più grottesco è quello tra la dotazione del bando e il costo sostenuto per il commissario straordinario.
Secondo i dati pubblicati e le ricostruzioni effettuate sugli emolumenti riconosciuti nel corso del lungo commissariamento, il compenso complessivo di Antonio Belcuore, di ben 340 euro al giorno, avrebbe già superato i 430 mila euro.
La cifra deve essere verificata alla luce di tutti i provvedimenti di nomina, proroga e liquidazione pubblicati dall’ente, consultabili nella sezione Amministrazione trasparente della Camera di Commercio.
Il dato politico rimane comunque evidente: per un bando rivolto a un sistema economico composto da oltre 170 mila imprese vengono stanziati 500 mila euro, mentre il mantenimento del solo commissario straordinario sarebbe già costato una somma quasi equivalente.
Una sproporzione che rende la passerella ancora più imbarazzante.
La passerella delle autorità
Alla presentazione del bando sono stati invitati esponenti delle istituzioni, amministratori locali, rappresentanti delle forze dell’ordine e delle associazioni di categoria.
È legittimo domandarsi se una misura di queste dimensioni giustificasse davvero una simile mobilitazione istituzionale e un apparato comunicativo tanto enfatico.
La presenza delle autorità finisce inevitabilmente per offrire una cornice solenne a un intervento che, letto nei numeri, appare estremamente modesto rispetto alle esigenze del territorio.
Le imprese del Sud Est affrontano ogni giorno problemi enormemente più rilevanti: infrastrutture insufficienti, collegamenti inadeguati, credito difficile, burocrazia, energia costosa, carenza di personale qualificato e servizi pubblici spesso inefficienti.
Davanti a questa realtà, presentare mezzo milione di euro come una risposta straordinaria rischia di trasformarsi in un’offesa all’intero mondo produttivo.
Quali associazioni di categoria erano presenti?
Ancora più delicato è il riferimento alla presenza delle associazioni di categoria.
Se effettivamente rappresentanti delle organizzazioni imprenditoriali hanno partecipato all’iniziativa senza sollevare alcuna obiezione, la loro posizione politica e istituzionale merita un approfondimento.
Dal 2022 le associazioni stanno infatti assistendo al protrarsi del commissariamento della Camera di Commercio, senza che siano stati ricostituiti gli organi rappresentativi previsti dalla legge.
La Camera non è un ufficio periferico della Regione, ma la casa delle imprese. I suoi organi dovrebbero essere espressione delle categorie produttive, delle associazioni, dei lavoratori, dei professionisti e dei consumatori.
Accettare passivamente che un commissario straordinario continui a governare per anni significa rinunciare alla rappresentanza e consentire che decisioni strategiche vengano assunte senza un consiglio camerale nel pieno delle proprie funzioni.
Per questo sarebbe opportuno conoscere con precisione:
- quali associazioni di categoria fossero presenti;
- chi le rappresentasse;
- quale posizione abbiano espresso sul commissariamento;
- se abbiano chiesto il rinnovo degli organi;
- quale posizione abbiano assunto sulla privatizzazione della SAC.
La Camera controlla la SAC e mette in vendita la maggioranza
Il punto centrale è infatti la SAC, la società che gestisce gli aeroporti di Catania e Comiso.
La Camera di Commercio del Sud Est detiene la maggioranza assoluta del capitale sociale della società aeroportuale. Attraverso questa partecipazione, il commissario dispone quindi di un peso determinante su uno degli asset pubblici più importanti della Sicilia orientale.
Proprio durante il commissariamento è stata avviata la procedura per la cessione della partecipazione di controllo detenuta dagli enti pubblici nella SAC.
L’avviso ufficiale riguarda la vendita di una quota complessiva pari al 51% del capitale sociale, come risulta dall’invito a presentare manifestazioni di interesse pubblicato dalla SAC.
L’operazione viene realizzata attraverso il cosiddetto “Progetto Goldrake”, descritto nel documento informativo della procedura.
In sostanza, mentre alle categorie produttive viene negato da anni il rinnovo degli organi camerali, il commissario straordinario partecipa alle decisioni che possono determinare il passaggio ai privati della maggioranza della società aeroportuale.
Altro che voucher.
La vera partita economica e politica riguarda il futuro dell’aeroporto di Catania, dello scalo di Comiso e dell’intero sistema infrastrutturale del Sud Est siciliano.
SAC, milioni di passeggeri ma redditività inferiore ad altri aeroporti
L’aeroporto di Catania registra volumi di traffico elevatissimi, ma continua a scontare strutture spesso insufficienti rispetto al numero di passeggeri, criticità organizzative, problemi di accessibilità e una qualità dei servizi che non appare sempre adeguata al ruolo strategico dello scalo.
Il confronto con altri aeroporti italiani evidenzia anche differenze significative sotto il profilo della redditività.
L’aeroporto di Bologna, per esempio, ha pubblicato risultati economici rilevanti nel proprio bilancio 2025, pur gestendo un volume di passeggeri paragonabile a quello del sistema aeroportuale siciliano orientale.
La questione non è soltanto quanti passeggeri transitino dagli aeroporti, ma come vengano gestiti i ricavi, quali investimenti vengano realizzati, quali servizi siano garantiti e quale valore venga restituito al territorio.
Dopo circa dieci anni di amministrazione delegata di Nico Torrisi, un bilancio politico e gestionale serio dovrebbe partire da questi indicatori, non dalle fotografie delle conferenze stampa.
Mezzo milione di propaganda non cancella lo scippo istituzionale
Il bando per la sicurezza delle imprese turistiche potrà certamente essere utile alle poche aziende che riusciranno a ottenere il contributo.
Ma non può essere trasformato in un successo epocale.
Non può nascondere la sproporzione tra le risorse stanziate e il peso economico del territorio. Non può far dimenticare un commissariamento che dura da anni. Non può sostituire il rinnovo degli organi legittimi della Camera di Commercio. E soprattutto non può distogliere l’attenzione dalla vendita della maggioranza della SAC.
Le domande rimangono tutte sul tavolo.
Perché la Camera di Commercio del Sud Est è ancora commissariata?
Perché le associazioni di categoria non pretendono pubblicamente il ripristino degli organi?
Quanto è costato esattamente Antonio Belcuore dall’inizio del suo incarico?
Chi ha autorizzato e sostenuto la cessione della maggioranza della SAC?
E perché un deputato regionale presenta come un risultato straordinario lo stanziamento di appena 500 mila euro per un territorio che produce oltre 70 miliardi di fatturato?
Le imprese del Sud Est non hanno bisogno di passerelle. Hanno diritto a rappresentanza, trasparenza, infrastrutture efficienti e istituzioni all’altezza del valore economico che producono.

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