La farmacia comunale prevista all’interno del centro commerciale Etnapolis non sarà soppressa. È questa la principale novità sul futuro del servizio farmaceutico di Belpasso. Una decisione che segna un cambio di rotta rispetto alla proposta precedentemente avanzata in Consiglio comunale e sulla quale Sudpress aveva già acceso i riflettori durante un primo incontro con il sindaco Carlo Caputo.
La vicenda, tuttavia, è tutt’altro che conclusa. Se da una parte sembra essere stata scongiurata la perdita di una delle dieci sedi farmaceutiche assegnate sulla carta al territorio comunale, dall’altra resta aperto il confronto sulla collocazione di una nuova farmacia, riconosciuta a Belpasso in seguito alla crescita della popolazione.
Secondo quanto ricostruito dal primo cittadino, l’area inizialmente individuata dagli uffici comunali si troverebbe nel centro urbano e avrebbe già ottenuto i pareri favorevoli dell’Asp e dell’Ordine dei farmacisti. Successivamente, però, il Consiglio comunale avrebbe scelto una diversa localizzazione, indicando un’ampia zona periferica vicina alla Madonna della Roccia, comprendente diversi nuclei abitativi distanti anche alcuni chilometri tra loro.
Una scelta contestata dal sindaco, secondo il quale la nuova sede rischierebbe di essere collocata in una zona priva di immobili con destinazione commerciale e, dunque, di non arrivare mai alla concreta apertura.
Le dichiarazioni relative a presunte pressioni, condizionamenti e interessi privati rappresentano la posizione politica espressa dal sindaco nel corso dell’intervista e non costituiscono fatti giudiziariamente accertati.
Sindaco Caputo, la farmacia comunale di Etnapolis dunque si farà
«Sì. Rispetto alla proposta inizialmente avanzata c’è stato un cambio di programma. È stata abbandonata l’iniziativa che puntava a sopprimere la farmacia comunale di Etnapolis, lasciando Belpasso con una sede in meno. Evidentemente si è compreso che privare il territorio di una farmacia sarebbe stato difficile da sostenere davanti all’opinione pubblica e contrario alla necessità di garantire servizi ai cittadini. Belpasso ha diritto, sulla carta, a dieci farmacie e due di queste devono ancora essere realizzate».
Una delle due è quella comunale di Etnapolis. Qual è l’altra?
«L’altra sede ci spetta in conseguenza della crescita della popolazione di Belpasso. Il problema riguarda la sua localizzazione. È stata individuata una superficie periferica molto vasta, di circa quattro chilometri e mezzo, all’interno della quale vivono complessivamente circa 1.800 persone, ma distribuite in nuclei abitativi differenti e lontani tra loro. Bisogna quindi comprendere a quale comunità, concretamente, dovrebbe essere rivolto il servizio. All’interno del perimetro indicato ci sono contrade e agglomerati come Volta di Borrello e Villaggio Frumenti, distanti tra loro anche un chilometro e mezzo o due chilometri. Non basta tracciare un’area sulla carta per affermare che si sta offrendo un servizio alla periferia. Occorre individuare un luogo realmente accessibile, dotato dei requisiti necessari e vicino a un bacino effettivo di popolazione».
Lei sostiene che l’obiettivo sia tenere la nuova farmacia lontana dal centro urbano.
«È la mia valutazione. Da tempo alcuni farmacisti del centro manifestano la volontà di evitare l’apertura di una nuova sede nelle loro vicinanze. È legittimo che gli operatori privati tutelino i propri interessi, anche attraverso ricorsi. Il problema nasce quando questi interessi, dall’esterno, entrano nel palazzo comunale e finiscono per condizionare le scelte amministrative».
Sta collegando la vicenda della farmacia anche all’instabilità politica degli ultimi mesi?
«Da circa otto mesi esiste un clima di forte instabilità. Abbiamo assistito a lettere anonime, mozioni presentate in aula, alla disgregazione della maggioranza e al passaggio di alcuni consiglieri verso posizioni condivise con l’opposizione. Il tema della farmacia è diventato centrale».
Quale percorso avevano seguito inizialmente gli uffici comunali?
«A gennaio il Consiglio comunale aveva dato mandato all’Ufficio tecnico di individuare l’area nella quale aprire la nuova farmacia. I tecnici hanno indicato una zona all’interno del centro urbano e su quella proposta sono stati acquisiti i pareri positivi dell’Asp e dell’Ordine dei farmacisti. Successivamente il Consiglio ha ritenuto quella localizzazione non opportuna e ha cambiato le carte in tavola».
La sede individuata dagli uffici potrebbe quindi essere già utilizzata?
«Il percorso tecnico è stato completato e sono stati acquisiti i pareri necessari. In questa fase, inoltre, la procedura è commissariata. Il commissario potrebbe riprendere la localizzazione individuata dall’Ufficio tecnico e deliberare in sostituzione del Consiglio comunale, consentendo di portare avanti l’apertura della farmacia in quella zona».
Cosa non la convince della nuova area periferica?
«L’Ufficio tecnico ha già rilevato che nell’area scelta non risultano locali con destinazione commerciale. Questo è un elemento essenziale, perché una farmacia deve essere aperta all’interno di un immobile idoneo e conforme alle disposizioni di legge. Anche l’Asp ha chiesto al Comune di precisare se nella zona esistano locali commerciali che permettano la concreta apertura della sede. È una richiesta che arriva per la seconda volta, perché gli uffici avevano già evidenziato l’assenza di questi immobili».
Che cosa intende fare l’Amministrazione?
«Attenderemo gli atti e i pareri tecnici. Il Consiglio comunale sta compiendo scelte che considero sbagliate e contrarie agli interessi della comunità, ma dovrà assumersene la responsabilità. Vedremo quale sarà il pronunciamento dell’Asp, che dovrà valutare tecnicamente se sia possibile aprire una farmacia in una zona nella quale, anche se ribasdisco che secondo gli uffici comunali, non esistono locali commerciali adeguati. A mio avviso, presentare la scelta periferica come un modo per tutelare le frazioni è fuorviante: se nell’area non ci sono immobili commerciali e non esiste un luogo realmente adatto, quella localizzazione rischia soltanto di impedire l’apertura della farmacia»».
Da mesi denuncia un clima politico particolarmente pesante.
«Sì, il mio unico obiettivo è garantire la legittimità degli atti e assicurare un servizio pubblico alla comunità. Le scelte devono essere compiute nell’interesse dei cittadini, non per favorire pochi soggetti. Su questo principio mi muovo quotidianamente».
Le è stato suggerito di trovare una mediazione politica?
«Mi è stato chiesto più volte se fosse possibile raggiungere una mediazione per attenuare il clima politico. Ma non posso mediare quando ritengo che venga compromesso l’interesse pubblico. In questa stessa stanza mi è stato inizialmente chiesto di rinunciare alla farmacia ottenuta grazie alla crescita della popolazione. Ho risposto di no: Belpasso deve avere una farmacia in più, non una in meno. In seguito mi è stato chiesto di collocarla lontano dal centro urbano e anche su questo non sono d’accordo».
Quali criteri dovrebbero guidare la localizzazione di una nuova farmacia?
«La farmacia deve nascere dove vivono le persone, dove esiste un bacino d’utenza e dove la programmazione urbanistica prevede nuovi insediamenti».
La vicenda resta dunque aperta e sarà il prossimo parere dell’Asp a rappresentare uno dei passaggi decisivi. Da una parte, l’ipotesi di salvaguardare e ampliare il servizio farmaceutico del territorio; dall’altra, un confronto politico e amministrativo che negli ultimi mesi ha assunto toni sempre più duri.
Sudpress continuerà a seguire gli sviluppi, tornando a verificare le decisioni degli uffici, del commissario e degli organismi competenti.
Perché dietro una localizzazione, una delibera o una linea tracciata su una mappa non c’è soltanto una battaglia politica: c’è il diritto di una comunità a ricevere servizi pubblici realmente accessibili, vicini e capaci di rispondere ai bisogni quotidiani dei cittadini.
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