
Comitati e ambientalisti chiedono un ripensamento: occorrono più ombra, suoli permeabili, alberi e partecipazione nelle decisioni pubbliche.
Sinistra Italiana ha inviato una lettera al sindaco di Catania per contestare la linea seguita nella riqualificazione di piazza Lupo e piazza Maiorana.
Nel mirino del partito finiscono anche i lavori eseguiti in piazza della Repubblica, dove il grande parcheggio sarebbe stato sistemato senza aggiungere neppure un albero.
Tre piazze, tre interventi diversi e una domanda inevitabile: a Catania la rigenerazione urbana serve a migliorare la qualità della vita o soltanto a sostituire una pavimentazione con un’altra?
Piazza Lupo, 3,9 milioni per una distesa di pietra
Il dato più clamoroso riguarda piazza Lupo.
Secondo il comunicato firmato dal segretario provinciale Giolì Vindigni e dal segretario cittadino Marcello Failla, il progetto mobilita 3,9 milioni di euro e prevede appena 195 metri quadrati di verde, contro circa 2.300 metri quadrati di pavimentazione.
Nella nuova piazza, denunciano gli esponenti di Sinistra Italiana, non sarebbe previsto alcun albero.
Il basolato dovrebbe inoltre essere realizzato con pietra lavica dell’Etna, materiale che durante le giornate estive può accumulare calore e continuare a rilasciarlo anche dopo il tramonto.
Altro che rifugio climatico.
Il rischio denunciato è quello di costruire, con denaro pubblico, l’ennesima isola di calore nel cuore di Catania.
A quanto pare, per chiamare un intervento “rigenerazione urbana” continuano a bastare un rendering elegante, qualche basola nuova e il futuro nastro tricolore.
Il verde può aspettare.
L’appello di Legambiente: trasformare la piazza in un rifugio climatico
Anche Legambiente, secondo quanto riferito nel documento, avrebbe invitato l’amministrazione comunale a rivedere profondamente il progetto.
La richiesta è trasformare piazza Lupo in un piccolo parco urbano, con alberi ad alto fusto, superfici permeabili e spazi capaci di offrire ombra e refrigerio durante le ondate di calore.
La proposta di Sinistra Italiana è ancora più precisa: realizzare un bosco urbano con almeno 50 alberi, riducendo drasticamente la superficie lastricata.
Non si tratta di una battaglia ornamentale.
In una città esposta a temperature sempre più elevate, la presenza di alberi, terreno naturale e zone ombreggiate incide sulla vivibilità degli spazi pubblici, sulla permeabilità del suolo e sulla capacità di affrontare gli eventi climatici estremi.
Una riqualificazione contro gli obiettivi della rigenerazione urbana?
Nel comunicato vengono richiamati i principi indicati dalla normativa sulla rigenerazione urbana: riduzione delle emissioni, sostenibilità ambientale, incremento delle aree verdi, permeabilità dei terreni, riequilibrio ecologico e contrasto alle isole di calore.
Obiettivi che sembrano difficilmente conciliabili con una piazza coperta quasi interamente da pietra e priva di alberature.
La questione, dunque, non riguarda soltanto il gusto estetico dei progettisti.
Riguarda la coerenza tra le opere finanziate, le norme ambientali e le esigenze concrete della popolazione.
Piazza Maiorana, la denuncia sugli alberi secolari estirpati
Ancora più delicato è quanto denunciato per piazza Maiorana.
Secondo Sinistra Italiana, durante i lavori sarebbero stati sradicati alcuni alberi secolari presenti in una delle zone considerate più fresche della città.
Il partito chiede pubblicamente di sapere chi abbia autorizzato l’espianto e sulla base di quali valutazioni tecniche, agronomiche o fitosanitarie.
Domande semplici alle quali l’amministrazione dovrebbe rispondere pubblicando gli atti.
Gli alberi erano malati o pericolosi?
Esiste una perizia che ne certificava la necessità dell’abbattimento o del trasferimento?
Quante nuove piante saranno collocate nella piazza?
Quale sarà, alla fine dei lavori, il bilancio effettivo tra alberi rimossi e alberi ripiantati?
Senza queste informazioni, la riqualificazione rischia di apparire come un’operazione pagata dalla collettività per impoverire il patrimonio arboreo della stessa collettività.
Piazza della Repubblica, il parcheggio resta senza verde
Il terzo caso segnalato riguarda piazza della Repubblica.
Qui sarebbe stato riqualificato il vasto parcheggio senza prevedere l’inserimento di nuove alberature.
Una scelta che, secondo Sinistra Italiana, confermerebbe l’area tra le più calde della città.
È la stessa logica contestata negli altri interventi: molta superficie impermeabile, poco verde e nessuna vera strategia climatica complessiva.
Si sistemano le piazze, ma non si cambia il modello.
Si spendono risorse pubbliche, ma si continua a progettare come se il caldo estremo fosse un fastidio passeggero e non una condizione strutturale con cui le città dovranno confrontarsi.
Le domande alle quali il Comune deve rispondere
Il comunicato dell’8 agosto 2026 riferisce anche di numerose segnalazioni inviate dai residenti e rimaste, secondo gli esponenti del partito, senza un adeguato riscontro.
L’amministrazione dovrebbe quindi chiarire:
- quali studi microclimatici siano stati realizzati per piazza Lupo;
- perché il progetto preveda soltanto 195 metri quadrati di verde;
- quale sia la giustificazione tecnica dei 2.300 metri quadrati di basolato lavico;
- chi abbia autorizzato la rimozione degli alberi di piazza Maiorana;
- quali forme di partecipazione siano state garantite agli abitanti;
- se il Comune sia disponibile a modificare il progetto inserendo almeno 50 alberi.
Catania non ha bisogno di altre piazze belle nei rendering e invivibili nelle ore più calde.
Ha bisogno di ombra, alberi, suoli permeabili e amministratori capaci di comprendere che il verde urbano non è un accessorio decorativo.
Pubblicare progetti, pareri tecnici, autorizzazioni e valutazioni ambientali sarebbe il primo passo per trasformare una polemica politica in un confronto trasparente.
Perché una città che taglia le proprie radici, prima o poi, finisce inevitabilmente per bruciarle.










