
Bollino rosso nei tre capoluoghi maggiori, otto province colpite e perdite stimate in 50 milioni: la prevenzione resta soltanto sulla carta.
La notizia vera è politica: una minaccia stagionale e perfettamente prevedibile continua a essere amministrata come se fosse una sorpresa caduta dal cielo.
La Sicilia resta esposta a temperature estreme e incendi, mentre il governo regionale ripropone il consueto copione: prima gli annunci sulla macchina organizzativa, poi le fiamme, quindi la conta dei danni e infine la dichiarazione dello stato di emergenza.
Una liturgia istituzionale ormai consumata.
Cambiano le date, aumentano i milioni, si allungano i comunicati stampa.
Il risultato, però, resta drammaticamente uguale: il territorio brucia e la politica arriva dopo.











