
I colpi di incudine del Dio Efesto hanno prodotto in questi giorni, non c’è che dire, un bel roboante rumore.
Ma oltre i brontolii dell’Etna, i crepitii della lava che scorre e lo sbuffare denso e continuo di ceneri che hanno sommerso Catania e il suo aeroporto, altri rumori si sono sovrapposti che col battere di Efesto nulla hanno a che fare.
Chiunque frequenti, minimamente, i mezzi di informazione non si è potuto sottrarre, in questi lunghissimi giorni, al battere e ribattere di voci, ciascuna delle quali pretende già di sapere se Sac abbia gestito bene o male l’emergenza cenere.
Sospenderei il giudizio: soltanto appena Efesto avrà deciso di concedersi riposo, cessando le emergenze, potrannorichiedersi le necessarie verifiche-e sperare che l’Olimpo conceda di effettuarle- per valutare se Sac abbia agito secondo i protocolli, o se si sia rivelata inadeguata.
Piuttosto, per ingannare il tempo, dibatterei su un altro argomento: cosa è stato fatto in tutti questi anni per evitare una emergenza che, ormai, appare chiaro non essere contingente, bensì strutturale?
Sia chiaro che non sono preda della folle hybris di oppormi agli Dei, immaginando, che so, un novello Hobbit che si cali nel Vulcano non per fondere l’Anello, ma per sottrarre, clanculum patres incudine e martello ad Efesto.
Niente da fare (sono mica Tolkien!): Efesto continuerà a fare il suo lavoro e noi dovremo conviverci.
Ma come ci conviviamo?
Non è che nel tempo non ci si sia pensato mai (date una occhiatina a La Sicilia del 12/8/26), ma nulla si è mai fatto.
E non è che oggi, più consapevolmente, non ci si possa tornare a ragionare (e - hai visto mai-magari fare)
Ecco, mentre me ne stavo fra questi pensieri, come Atena ad Ulisse, sotto le spoglie del Sole 24 Ore,mi appare unanotizia: si sta ragionando in vista di una integrazione degli aeroporti di Linate, Malpensa e Torino; una ipotesi di fusione, con apporto di capitali privati dove la maggioranza rimarrà comunque al Socio Pubblico.
Perciò, nell’afoso ozio pomeridiano, la mente corre con la rapidità del fulmine di Zeus agli aeroporti di Catania e Comiso, di Palermo e di Trapani. (se state pensando che con la mitologia greca mi sia “scivolato il piede” sono disposta a concedervelo).
D’accordo, niente fusione, siamo sempre in Sicilia e io non sono Candido Munafò (magari giusto un pochetto): è da un bel pezzo che ho smesso di sognare.
Niente fusione, va bene; ma qualcosa di meno ambizioso, che so io, magari una ipotesi di un sistema a rete?
Aspè, niente tecnicismi (mi si inceppano gli ingranaggi se no), facciamola semplice.
Immaginate due Poli, uno Orientale, con l’Aeroporto di Catania e quello di Comiso e uno Occidentale con l’aeroporto di Palermo e Trapani, una unica cabina di regia per entrambi in capo ad Enac e alla Regione. Ora figuratevelo dotato di un unico sistema digitale, cioè con sistemi informatici e data base interconnessi.
Già questo permetterebbe di gestire in tempo reale i dati dei passeggeri e in caso di emergenze (la cenere vulcanica?) consentirebbe di riprogrammare i voli, spostando tempestivamente i passeggeri senza dare ancora maggior lavoro al Dio Chaos, che in questi giorni ha faticato più di Efesto nel governo della logistica.
Non solo; ora provate anche immaginare un tavolo permanente di coordinamento fra i due Poli: qualcosa che consenta ai quattro aeroporti di muoversi sul mercato come se fossero un unico player.
Questo consentirebbe loro un accesso alle offerte di mercato delle varie compagnie, più vantaggioso per sé e per i passeggeri.
Se puoi negoziare collettivamente con le compagnie aeree hai più forza contrattuale; se hai più forza contrattuale e le compagnie non possono più affidarsi alla spietata concorrenza che i quattro aeroporti si farebbero pur di acquisire rotte , spunti un prezzo migliore e se spunti un prezzo migliore ne beneficiano i guadagni dei due Poli e le tasche dei passeggeri.
Perché l’altro passo sarebbe, giocoforza, la condivisione delle rotte con una migliore distribuzione dei voli sul tutto il territorio siciliano e la tariffa unica; senza contare i vantaggi in termini di continuità territoriale.
Numi! Ma da che esiste l’Etna, questo non è venuto in mente a nessuno?
Certo un progetto del genere, alongside, richiede opere strutturali (rete stradale-rete ferroviaria) ed un cospicuo gruzzolo di dracme /sesterzi.
Perciò occorre una classe politica a modino e la capacità di attrarre capitali.
Sulla ineludibilità di tale ultima necessità (i “piccioli” chi glieli mette) la Sac ( e la sua tifoseria) giura su Lari e Penati, ponendola a base della scelta di privatizzare la società di gestione dell’aeroporto di Catania.
I soci Sac non hanno il necessario peculio per portare l’aeroporto più avanti di così, perciò, voilà, la privatizzazione è servita e per di più con la cessione della maggioranza delle quote al privato (e ti saluto governance pubblica).
Tutto giusto?
Può essere ma. (i ma sono come Itaca per Ulisse, non vi fermate da Circe, dovete sempre cercarli; ok il piede mi è scivolato di nuovo)
MA: prima di sposare la privatizzazione perinde ac cadavere, i top manager di Sac hanno valutato, unitamente a Regione ed Enac la possibile attrattività di capitali privati ove l’investimento fosse fatto su un sistema a rete?
Hanno valutato la fattibilità del progetto?
Hanno valutato la possibilità che in quel caso la governance resti a maggioranza pubblica?
E se hanno valutato tutto ciò, possono spiegare a noi che non frequentiamo l’Olimpo le ragioni per cui l’Ipotesi è stata scartata?
Ecco, per valutare la gestione dell’emergenza bisognerà attendiate.
Ma queste due domandine a Sac potete farle anche ora, perché Sac ve ne può già dar conto.
Sac, infatti, ha incaricato tre rinomatissimi Advisor per la privatizzazione: Mediobanca, Steer e Gop.
Dunque, chiedete a Sac di cosa li ha incaricati, se di una privatizzazione senza se e senza ma, o di sondare previamente dei percorsi alternativi, magari più remunerativi per la stessa Sac e per i cittadini( dal 2019 ai nostri giorni ne ha avuto di tempo)
Chiedete loro di rendere pubblici i contratti con gli advisor.
E, visto che Efesto ci tieni fermi qui e il tempo deve passare, magare chiedete anche se si sono operate le verifiche sulla indipendenza degli advisor rispetto ai potenziali acquirenti o se vi fossero ragioni per farle queste verifiche.
Ma di questo magari , chissà,converseremo un’altra volta.
Per ora, affettuosamente
Vs RiGhina di Tacco


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