
Camere tornate disponibili dopo l’overbooking: disdette crescenti impongono risposte coordinate, trasparenti, certe e finalmente tempestive.
L’allerta sull’aeroporto di Catania comincia a presentare il conto all’economia del territorio.
E non è il vulcano a spaventare chi aveva programmato un viaggio in Sicilia.
A pesare sulle scelte dei visitatori è soprattutto una comunicazione istituzionale frammentaria, tardiva e incapace di restituire un quadro certo sull’operatività dello scalo e sulle risorse messe a disposizione dei viaggiatori per raggiungere con altri mezzi le destinazioni previste.
Il risultato è già visibile nelle strutture ricettive.
Prenotazioni cancellate, camere tornate improvvisamente disponibili e turisti che, potendo rinunciare senza penali, preferiscono cambiare destinazione.
La cenere dell’Etna è un fenomeno naturale.
L’incertezza organizzativa e informativa, invece, è una responsabilità precisa e istituzionale.
Le cancellazioni corrono più velocemente delle informazioni
Le segnalazioni provenienti dagli operatori turistici descrivono un numero significativo di cancellazioni, concentrate soprattutto sulle prenotazioni che prevedono la possibilità di rinunciare gratuitamente al soggiorno.
Il meccanismo è semplice e devastante.
Quando un turista non riesce a comprendere se l’aeroporto sarà aperto, quali voli potranno partire, quali limitazioni verranno applicate e quali alternative saranno disponibili, non aspetta che le istituzioni si mettano d’accordo.
Cancella.
E se la prenotazione alberghiera gli consente di farlo senza costi, la decisione diventa ancora più rapida.
Non si tratta necessariamente di paura per l’Etna.
Si tratta della legittima diffidenza verso una destinazione che, nel momento della crisi, non riesce a offrire informazioni univoche, tempestive e facilmente accessibili.
Il vulcano emette cenere.
Le istituzioni, troppo spesso, emettono comunicati confusi e contraddittori.
E tra i due fenomeni, per il turista che deve decidere se partire, non sempre è facile capire quale sia il più pericoloso per la propria vacanza.
Dall’overbooking alle camere vuote in pochi giorni
Il quadro che emerge dalle strutture ricettive è particolarmente allarmante.
Alcune attività che fino a pochi giorni fa risultavano in overbooking fino alla fine del mese si ritroverebbero adesso con decine di camere nuovamente disponibili già per questa settimana.
Non esiste ancora una quantificazione complessiva del danno economico.
Ma il segnale proveniente dagli operatori appare netto: l’incertezza sta trasformando una stagione potenzialmente positiva in una corsa alle disdette.
Una camera cancellata non rappresenta soltanto il mancato incasso di un albergo.
Significa colazioni non servite, ristoranti con meno coperti, taxi senza clienti, automobili non noleggiate, escursioni annullate, guide turistiche ferme e negozi con meno ingressi.
Ogni prenotazione persa produce un effetto a catena che attraversa l’intera economia locale.
Il conto dell’aeroporto ricade su tutta la filiera turistica
L’aeroporto di Catania Fontanarossa non è una struttura isolata dal territorio.
È la principale porta d’accesso alla Sicilia orientale e sostiene una parte fondamentale dei flussi diretti verso Catania, Taormina, Siracusa, il Val di Noto e l’area dell’Etna.
Quando questa porta diventa incerta, il danno non rimane confinato alle piste e ai terminal.
Le conseguenze coinvolgono inevitabilmente alberghi, strutture extralberghiere, ristorazione, trasporti, servizi, commercio e lavoratori dell’indotto.
Il problema, dunque, non può essere liquidato come una semplice questione aeroportuale.
È una crisi economica territoriale che rischia di aggravarsi ogni giorno in cui viaggiatori e operatori non ricevono risposte attendibili.
La comunicazione non è pubblicità: è gestione dell’emergenza
Il punto centrale della questione riguarda la qualità dell’informazione istituzionale.
In una situazione di emergenza, comunicare bene non significa tranquillizzare a ogni costo.
Significa spiegare con chiarezza:
- quale sia il livello effettivo dell’allerta;
- quali limitazioni siano operative;
- quali voli risultino interessati;
- quali scenari siano prevedibili nelle ore successive;
- quali alternative siano disponibili;
- come raggiungere o lasciare la destinazione in sicurezza.
Una comunicazione seria deve essere coordinata, verificabile, costantemente aggiornata e comprensibile anche a chi non conosce il territorio.
Informazioni contraddittorie o diffuse in ritardo possono produrre danni persino superiori a quelli provocati dall’evento naturale.
Perché la cenere può fermare un volo.
La sfiducia può cancellare un’intera stagione.
SAC e istituzioni, chi sta coordinando davvero la crisi?
Il quadro chiama direttamente in causa chi governa il territorio, le autorità competenti e tutti i soggetti coinvolti nella gestione dello scalo.
E inevitabilmente riguarda anche SAC, la società che gestisce l’aeroporto di Catania.
Le immagini dei bivacchi nel terminal etneo, dei passeggeri disorientati e dei bus lasciati al sole mentre nessuno sembra sapere con certezza dove andare stanno offrendo un’immagine del territorio che gli operatori turistici siciliani non meritano.
A questo si aggiungono i commenti pubblicati da passeggeri italiani e stranieri, testimonianze di una confusione che rischia di propagarsi molto più velocemente della cenere vulcanica.
È ormai necessaria una riflessione seria e non più rinviabile.
Mentre assistiamo alla pubblicazione di intere pagine pubblicitarie della SAC delle quali sfugge il senso e e che aprono ad interrogativi interessanti sui modi in cui vengono spesi soldi pubblici e perché, non risulta altrettanto chiaro quali protocolli siano stati attivati per assistere concretamente i viaggiatori.
Sarebbe doveroso rendere pubblici i costi, gli obiettivi e i risultati di queste campagne, chiarendo contemporaneamente quali risorse vengano destinate alla gestione reale dell’emergenza.
I diversi protagonisti istituzionali, poi, continuano ad attribuirsi risultati che vengono troppo spesso smentiti dalle immagini, dalle testimonianze e dalle difficoltà incontrate dai passeggeri.
Il precedente blocco dello scorso luglio avrebbe dovuto imporre una revisione immediata delle procedure.
E sul disastroso incendio del 2023 non è ancora emersa, sul piano pubblico, una ricostruzione capace di chiarire definitivamente responsabilità, errori e misure correttive adottate.
Quando le responsabilità non vengono individuate tempestivamente e le procedure non vengono modificate, gli errori sono destinati a ripetersi.
E il conto viene presentato ogni volta al territorio.
Di fronte a un fenomeno noto e ricorrente come l’attività dell’Etna, non basta aggiornare periodicamente l’elenco dei voli sospesi o ripristinati.
Serve un piano di comunicazione dell’emergenza, integrato con vettori, Protezione civile, amministrazioni locali, operatori turistici e sistemi di trasporto alternativi.
Servono procedure definite prima della crisi, non improvvisate mentre i passeggeri cercano di capire se potranno partire o come raggiungere comunque le proprie mete.
E servono informazioni capaci di raggiungere il turista quando deve ancora scegliere, evitando che l’intero territorio venga percepito come irraggiungibile anche quando non lo è.
Le riunioni “carbonare” mentre le imprese perdono clienti
In questo scenario stride vedere amministratori e rappresentanti politici impegnati nelle consuete riunioni “carbonare” al bar, mentre il territorio continua a perdere prenotazioni, ricavi e credibilità.
Da una parte ci sono imprese che contano le disdette e lavoratori che rischiano di perdere il lavoro.
Dall’altra continua il rituale delle riunioni, delle dichiarazioni rassicuranti e dei tavoli convocati quando il danno è già stato prodotto.
Il turismo non può essere celebrato nei convegni e poi abbandonato nei momenti decisivi.
Governare significa predisporre soluzioni, individuare responsabilità, coordinare gli interventi e rendere pubblico ciò che si sta facendo.
Il resto è conversazione da bar.
Ogni giornata senza risposte aumenta il danno
La necessità è ormai evidente: occorre un immediato cambio di passo nella gestione e nella comunicazione della crisi.
Il territorio ha bisogno di sapere chi coordina gli interventi, quali protocolli siano stati attivati e quali strumenti siano disponibili per assistere passeggeri, imprese e operatori.
L’Etna continuerà a fare l’Etna.
Ma proprio perché il rischio è conosciuto e ricorrente, non può più essere utilizzato come alibi per giustificare impreparazione, silenzi o comunicazioni contraddittorie.
Ogni giornata trascorsa senza risposte alimenta nuove cancellazioni e nuovi danni.
Questo è il momento di mettere da parte tatticismi, riunioni riservate e rassicurazioni generiche.
SAC, Regione, Comune, autorità aeronautiche e operatori devono mostrare un piano concreto, coordinato e verificabile.
Perché il turismo ha bisogno di certezze.
E Catania non può permettersi di perdere visitatori prima ancora che abbiano messo piede sull’aereo.
La soluzione non può continuare a essere affidata a chi ha dimostrato in più di dieci anni, oltre ogni limite tollerabile, di non riuscire a gestire adeguatamente l’ordinario.
Figuriamoci il ripetersi di crisi prevedibili come questa.
È arrivato il momento di mettere un punto definitivo.


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