
Chissà la faccia di Nicola D'Agostino, chierichetto del Cardinale, nel leggere l'intervista fatta all'ex ministro e vedersi superato da Marcello Caruso come miglior politico e assessore alla sanità regionale che la Sicilia abbia mai visto. Non parliamo di un cardinale con lo zucchetto, ma proprio di Totò Cardinale.
Cresciuto sotto l’ala del democristiano Lillo Mannino, Cardinale ha attraversato sette cambi di partito in trent'anni: prima la Dc, poi Ccd, Cdr, Udr, Udeur (di Mastella), La Margherita, Pd e infine Sicilia Futura.
Una tigre della Prima Repubblica; un pachiderma della Seconda.
Già ministro delle Comunicazioni nei governi D’Alema e Amato, tenta di mantenere tuttora un suo ruolo attivo nello scenario politico siciliano. Con la sua creatura politica (Sf) ha tessuto la stagione di Rosario Crocetta, sostenuto la giunta guidata da Nello Musumeci e adesso, dopo essere entrato in coalizione, appoggia l'amministrazione di Renato Schifani.
Forte della sua sicurezza e della ormai consolidata abitudine a - come diceva Giorgio Gaber - nuotare nel mare della maggioranza, l'ex ministro si è sbracciato un po' troppo; nell'intervista, mentre prova a tracciare il bilancio dell'esecutivo regionale, ha finito per esagerare con gli elogi.
«Mi piace anche ricordare l’ottimo lavoro che Marcello Caruso sta portando avanti nella sanità, a dimostrazione del valore degli assessori politici rispetto ai tecnici».
Una dichiarazione che, dalle parti di D'Agostino, deve essere arrivata come uno schiaffone al buio.
Caruso, infatti, non è stato scelto in quanto politico legittimato da un bottino di voti presi sul territorio: esiste e sussiste in quanto segretario particolare e uomo di fiducia di Schifani, nonché successore di una donna di fiducia dello stesso Schifani, Daniela Faraoni.
Un doppio sgarro per Nicola D'Agostino, che il trono sanitario se lo sentiva già in tasca e che si è visto trombato all'ultimo minuto per fare spazio al segretario del governatore.
Non solo: D'Agostino, politico di lungo corso, passato da Mpa a Pd e infine a Fi, con una storia politica precisa, si è visto superare da chi una carriera politica non ce l'ha proprio. E non su una poltrona qualunque, ma sulla gallina dalle uova di diamante della Regione - quelle d'oro le fa l'assessorato al Turismo.
Nel tentativo di blindare la maggioranza a tutti i costi, la tigre è finita per incensare una nomina d'apparato contrabbandandola per un trionfo politico, dimenticandosi per strada proprio quella pecorella che non si era mai smarrita.
Siamo nell'ora di religione: a D'Agostino hanno bacchettato il dorso della mano.










