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Brucoli-Augusta: le autorità responsabili aspettano il prossimo morto prima di intervenire sul diportismo sel

24-08-2026 06:00

redazione

CRONACA,

Brucoli-Augusta: le autorità responsabili aspettano il prossimo morto prima di intervenire sul diportismo selvaggio?!

Cinque anni di diffide, quattro sentenze, boe mai collocate e decine di natanti sottocosta: residenti e legali chiedono controlli veri, ora.

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Cinque anni di diffide, quattro sentenze, boe mai collocate e decine di natanti sottocosta: residenti e legali chiedono controlli veri, ora.

 

Famiglie sulla battigia, bagnanti in acqua, tavole da SUP, canoe, gommoni, yacht e moto d’acqua che navigano o stazionano nello stesso ristretto specchio di mare.

 

È questa la cartolina tutt’altro che turistica che arriva dalla spiaggia libera di Brucoli, nel territorio di Augusta, dove fotografie, filmati, istanze e diffide descrivono una situazione di pericolo denunciata almeno dal 2021.

 

Non episodi isolati, ma una presenza massiccia di imbarcazioni sottocosta che, secondo i residenti del complesso Campolato assistiti dall’avvocato Carmelo Barreca, si ripete puntualmente nei fine settimana estivi.

E allora la domanda è brutale, ma ormai inevitabile: le autorità competenti aspettano che un’elica colpisca un bagnante prima di scoprire che prevenire sarebbe stato il loro mestiere?

 

Le immagini del 2026: barche, bagnanti e moto d’acqua nello stesso tratto di mare

L’ultima diffida, firmata l’11 agosto 2026 dall’avvocato Carmelo Barreca e indirizzata alla Capitaneria di Porto di Augusta, al Comando generale delle Capitanerie e al Comune di Augusta, ricostruisce tre giornate emblematiche.

Il 7 giugno 2026, alle 14.09, una fotografia mostra almeno venticinque imbarcazioni disposte davanti alla costa.

 

Altri scatti della stessa giornata documentano la contemporanea presenza di bagnanti, canoe, SUP e unità a motore a poche decine di metri dagli scogli.

Il filmato girato il 28 giugno alle 14.52, secondo quanto riportato nella diffida, mostrerebbe oltre quaranta imbarcazioni distribuite lungo la baia, proprio nella fascia oraria indicata dai residenti come quella di maggiore affollamento.

 

Il 2 agosto, invece, le fotografie allegate immortalano un natante praticamente sulla battigia, una moto d’acqua in movimento sottocosta e decine di unità ancorate davanti alla spiaggia mentre diverse persone fanno il bagno.

Non stiamo discutendo di una barca che avrebbe oltrepassato il limite di qualche metro.

Stiamo parlando di imbarcazioni visibilmente vicine alla riva, mescolate a bagnanti e mezzi privi di motore, con un rischio che non necessita di sofisticate perizie per essere compreso.

 

La legge del mare è chiarissima: i primi 250 metri non sono un parcheggio

L’ordinanza di sicurezza balneare numero 41 del 16 maggio 2025, richiamata dalla stessa Capitaneria anche per la stagione 2026, non lascia spazio a interpretazioni creative.

Dalle 9 alle 19, i primi 200 metri dalle spiagge e dalle scogliere basse sono riservati alla balneazione.

Nel tratto riservato ai bagnanti e nei successivi 50 metri sono vietati il transito, la sosta e l’ormeggio delle unità, salvo le eccezioni e le autorizzazioni espressamente previste.

 

L’articolo 4 stabilisce inoltre che, nelle spiagge libere, spetta ai Comuni assicurare l’apposizione dei gavitelli rossi che delimitano la zona riservata ai bagnanti.

Se il Comune non garantisce segnalamenti e servizio di salvamento, l’articolo 15 impone almeno un’adeguata cartellonistica di avvertimento.

 

Insomma, l’ordinanza consente di collocare le boe oppure, nelle condizioni previste, di segnalare chiaramente che il limite non è delimitato.

Non contempla l’opzione amministrativa del non fare niente.

 

Secondo la relazione e le diffide dello Studio Barreca-Lopresti, tuttavia, sulla spiaggia di Brucoli le boe non sarebbero mai state installate, nonostante le richieste formali del 3 giugno 2025, del 6 giugno 2026 e dell’11 agosto 2026.

 

Una motovedetta passa tra le barche: ma quante sanzioni sono state elevate?

Il documento più delicato è il filmato delle 12.26 del 2 agosto 2026.

Nel fotogramma allegato alla diffida si distingue una motovedetta con scafo bianco e banda rossa che transita tra le imbarcazioni ancorate sottocosta.

Le immagini successive, secondo il legale, mostrerebbero le unità ancora ferme nella stessa posizione, senza un allontanamento immediatamente visibile.

 

Un filmato, naturalmente, non permette di stabilire se siano stati successivamente identificati o sanzionati i responsabili.

Ed è proprio per questo che la diffida contiene un’istanza di accesso civico generalizzato con la quale si chiede alla Capitaneria di comunicare il numero dei verbali elevati il 7 giugno, il 28 giugno e il 2 agosto, oltre al totale delle sanzioni emesse tra il 1° giugno e il 10 agosto 2026.

Questi numeri devono essere resi pubblici.

Non servono comunicati sulle intenzioni, fotografie istituzionali o annunci di “controlli rafforzati”.

 

La Capitaneria ha effettivamente annunciato un potenziamento della vigilanza per Ferragosto e ha nuovamente richiamato l’ordinanza 41/2025, come riportato dalla stampa locale il 13 agosto.

Adesso occorre conoscere quante unità siano state controllate, quante violazioni contestate e quante sanzioni effettivamente elevate.

Il resto rischia di essere soltanto scenografia galleggiante.

 

Cinque anni di richieste e una regolamentazione mai arrivata

La prima istanza risale al 29 ottobre 2021 ed era indirizzata alla Regione Siciliana, alla Capitaneria di Porto di Augusta, al Comune e al Libero Consorzio di Siracusa.

Il documento, sottoscritto anche da Legambiente Sicilia, chiedeva di delimitare l’area protetta, regolamentare navigazione e ancoraggi e applicare le misure di conservazione già vigenti.

Secondo la relazione depositata dall’avvocato Barreca, quella richiesta non avrebbe mai ricevuto un riscontro sostanziale.

Il problema, quindi, era conosciuto.

Le norme esistevano.

I cittadini avevano indicato il luogo, il pericolo e persino gli orari nei quali concentrare i controlli.

Mancava soltanto ciò che nella pubblica amministrazione siciliana sembra spesso essere considerato un dettaglio opzionale: attuare concretamente le disposizioni.

 

Quattro divieti di balneazione annullati: il paradosso perfetto

La vicenda ha assunto negli anni contorni persino surreali.

Dal 2022 al 2025 la Regione Siciliana ha vietato per quattro volte la balneazione nel tratto compreso tra 200 metri a sud dello scarico fognario di Brucoli e Punta Tonnara, classificandolo come “zona portuale e scarichi fognari”.

 

Secondo la relazione legale, i provvedimenti sono stati annullati con le sentenze del TAR di Catania numero 869 del 2023, 4034 del 2023, 4304 del 2024 e 1563 del 2025.

Nel 2022 il Consiglio di Giustizia amministrativa rilevò anche che non risultavano punti di campionamento o analisi nello specchio d’acqua contestato.

 

Nel 2025 il TAR ha chiarito il punto decisivo: il sovraffollamento delle imbarcazioni non può giustificare l’espulsione dei bagnanti dal mare, ma richiede semmai una “doverosa attività di vigilanza e sanzione”.

Tradotto dal burocratese: se le barche violano le regole non si cacciano i cittadini dalla spiaggia, si controllano e si sanzionano le barche.

Ci sono volute quattro stagioni e quattro sentenze per arrivare a una conclusione che qualsiasi persona dotata di buonsenso avrebbe raggiunto in pochi minuti.

 

Sotto le ancore c’è una prateria di Posidonia protetta

Il pericolo non riguarda soltanto l’incolumità delle persone.

I fondali di Brucoli appartengono alla Zona speciale di conservazione ITA090026 “Fondali di Brucoli-Agnone”, tutelata dalla rete europea Natura 2000.

La Valutazione di incidenza ambientale descrive nella baia una prateria di Posidonia oceanica densa e ben strutturata, con una successione di fanerogame marine considerata rara per le coste siciliane.

Il decreto regionale 584 del 2019 vieta l’uso dell’ancora in corrispondenza delle praterie di Posidonia e delle scogliere, oltre alle attività capaci di provocare pericolo o turbamento degli habitat.

Non è allarmismo ambientalista.

L’ISPRA indica espressamente l’ancoraggio delle imbarcazioni da diporto tra le attività responsabili del degrado delle praterie.

Ogni ancora calata indiscriminatamente può strappare foglie, rizomi e intere porzioni di un habitat che protegge la biodiversità, trattiene carbonio e contrasta l’erosione costiera.

A Brucoli, dunque, il diportismo selvaggio rischia di colpire contemporaneamente bagnanti e patrimonio ambientale.

 

Le responsabilità hanno nomi e competenze precise

Al Comune di Augusta compete spiegare perché i segnalamenti previsti dall’ordinanza non risultino collocati e se sia stata installata almeno la cartellonistica sostitutiva.

Alla Capitaneria di Porto di Augusta compete documentare controlli, identificazioni e sanzioni, chiarendo anche quale seguito sia stato dato alla richiesta di incontro del 6 giugno 2026, che nella diffida dell’11 agosto viene indicata come rimasta senza risposta.

Alla Regione Siciliana – Assessorato del Territorio e dell’Ambiente compete spiegare perché, dopo l’istanza del 2021, non risulti adottata una regolamentazione di dettaglio capace di rendere riconoscibili e realmente applicabili i divieti ambientali.

Alla Procura della Repubblica di Siracusa, già destinataria di una denuncia nel gennaio 2025 e della successiva diffida del 29 luglio 2025, spetta valutare se nei fatti segnalati siano ravvisabili responsabilità penalmente rilevanti.

 

È opportuno quindi sostenere senza ambiguità la richiesta dei residenti di avere boe, vigilanza, trasparenza e sanzioni effettive.

 

Si pretendono risposte documentate, non rassicurazioni

Le domande sono semplici.

Quante sanzioni sono state elevate nella baia di Brucoli durante la stagione 2025?

Quante ne sono state contestate tra il 1° giugno e il 10 agosto 2026?

Quanti controlli sono stati effettuati nelle ore di maggiore affluenza?

Perché la richiesta di incontro del 6 giugno sarebbe rimasta senza risposta?

Quando saranno collocate le boe e quali segnalazioni sono oggi presenti sulla spiaggia?

Quali interventi ha realizzato la Regione per proteggere concretamente la prateria di Posidonia?

 

La sicurezza si garantisce prima dell’incidente, non dopo il funerale

Questa non è una guerra contro la nautica da diporto.

È una battaglia contro chi considera il mare un parcheggio privato e contro quelle istituzioni che, davanti a violazioni ripetute e documentate, rischiano di confondere la prudenza con l’inerzia.

Il diportista rispettoso delle regole non ha nulla da temere e, anzi, ha tutto da guadagnare da controlli seri.

Chi invece naviga tra i bagnanti, corre sottocosta o getta l’ancora sopra un habitat protetto deve sapere che la legge esiste e viene applicata.

Perché dopo cinque anni di istanze, quattro sentenze, diffide e immagini impressionanti, nessuno potrà più dire di non sapere.

 

E se dovesse accadere l’irreparabile, non sarebbe una fatalità imprevedibile.

Sarebbe il risultato annunciato di un pericolo segnalato troppe volte e affrontato troppo poco.

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