
Mai vista tanta gente inadeguata e d irresponsabile tutta insieme al comando di una regione millenaria.
Con un “governatore”, eletto da appena il 16% del corpo elettorale, reso inamovibile per 5 anni da una legge assurda che impone lo scioglimento dell'intero parlamento se dovesse decadere lui: il massimo dell'autoconservazione.
Un presidente indefinibile che commissaria di tutto, anche contra legem (vedi quello che sta combinando con gli aeroporti di Catania e Comiso!), che invia ispettori e crea task force senza riuscire a concludere nulla di nulla, anzi.
E ora la triste vicenda della bimba…
Coperture all’88,3%, obblighi già scritti e verifiche da documentare: Palazzo d’Orléans celebri meno gli esperti e renda finalmente i conti.
Ci sono parole che, dopo una tragedia, suonano come offese all’intelligenza.
In Sicilia una di queste è ormai “task force”.
Quando qualcosa non funziona, un diritto viene negato o un sistema di controllo mostra voragini che nessuno vuole vedere, il governo regionale estrae dal cilindro il gruppo di esperti.
Un decreto, una fotografia, qualche dichiarazione grondante solennità e la politica prova a trasformarsi da possibile imputata amministrativa in salvatrice della patria.
È accaduto anche dopo la morte della bambina di quattro anni ricoverata a Palermo per una sospetta difterite, malattia contro la quale non risultava vaccinata.
La conferma definitiva sulle cause del decesso dovrà arrivare dagli accertamenti microbiologici, dall’autopsia e dall’inchiesta giudiziaria.
Ma un fatto è già documentalmente certo: il sistema siciliano di prevenzione vaccinale presentava da anni criticità profonde e perfettamente conosciute.
Il riflesso condizionato: tragedia, cordoglio e task force
Il presidente della Regione Renato Schifani e l’assessore alla Salute Marcello Caruso hanno annunciato la costituzione di una task force, l'ennesima, per monitorare il sospetto cluster, coordinare ASP, pediatri, medici e università e aumentare le coperture pediatriche.
Monitorare la possibile circolazione del batterio è necessario.
Coordinare gli specialisti è utile.
Ma nel comunicato della Regione Siciliana c’è una frase che, dopo la morte di una bambina, diventa politicamente insopportabile.
Schifani sostiene che occorra intervenire «in maniera ancora più mirata e tempestiva».
“Tempestiva”?
Adesso?
Quando la piccola è già morta, un altro bambino è risultato positivo, la Procura ordinaria indaga e quella per i minorenni ha disposto verifiche urgenti?
Ma roba da matti
La tempestività sarebbe stata individuare prima i nuclei familiari completamente scoperti, convocarli, informarli, seguirli e, persistendo il rifiuto, applicare le misure previste dalla legge.
Il resto rischia di essere il solito teatro amministrativo del giorno dopo.
La legge c’era già: l’ASP doveva convocare e, se necessario, sanzionare
La vaccinazione contro la difterite non è una cortese raccomandazione lasciata alla sensibilità del singolo genitore.
È una delle dieci vaccinazioni obbligatorie previste per i minori dalla legge 119 del 2017.
Quando l’obbligo non viene rispettato, l’Azienda sanitaria territorialmente competente deve convocare i genitori per un colloquio, fornire informazioni, sollecitare la vaccinazione e avviare la contestazione.
Se l’inadempimento persiste, è prevista una sanzione amministrativa da 100 a 500 euro.
La normativa disciplina inoltre lo scambio annuale degli elenchi tra istituzioni scolastiche e aziende sanitarie, affinché i minori non in regola vengano individuati e sottoposti alle procedure di recupero.
Per nidi e scuole dell’infanzia, salvo esoneri sanitari documentati, l’adempimento costituisce requisito di accesso.
Ma c’è di più.
Il decreto assessoriale siciliano 1122 del 2023, aggiornato con il D.A. 725 dell’11 giugno 2024, imponeva ai direttori generali delle ASP, ai Dipartimenti di prevenzione e ai Servizi di sanità pubblica di “recuperare tutti i soggetti inadempienti alle vaccinazioni”.
Lo stesso sistema regionale doveva garantire la piena funzionalità delle anagrafi vaccinali informatizzate, il rispetto del calendario e una presenza territoriale adeguata.
Dunque, cosa deve inventare oggi la task force che non fosse già previsto da leggi, decreti, strutture, anagrafi e responsabilità dirigenziali?
Forse dovrebbe semplicemente scoprire perché tutto questo non è bastato.
I numeri certificano il fallimento della prevenzione
Il comunicato di Schifani e Caruso parla genericamente di una flessione verificatasi dopo il Covid.
Una spiegazione tanto comoda quanto insufficiente.
I dati ufficiali del Ministero della Salute, aggiornati al 31 dicembre 2024, collocavano la Sicilia all’85,13% di copertura per il ciclo pediatrico contro difterite, tetano, pertosse e poliomielite, contro una media nazionale vicina al 94,5% e un obiettivo del 95%.
In sostanza, quasi quindici bambini siciliani su cento non avevano completato nei tempi previsti il ciclo vaccinale.
E Palermo non può neppure nascondersi dietro la media regionale.
La Relazione sulla Performance 2025 dell’ASP di Palermo fissa per il ciclo di base entro i 24 mesi un obiettivo superiore al 95%.
Il risultato effettivamente raggiunto è stato appena dell’88,3%: 8.212 bambini vaccinati su una popolazione di riferimento di 9.300.
Nel 2024 la percentuale era dell’87,6%.
Un piccolo miglioramento, certamente.
Ma restavano 1.088 bambini senza ciclo completo entro i due anni, con uno scostamento di quasi sette punti dall’obiettivo aziendale.
Questi dati erano conosciuti prima della tragedia.
Erano contenuti negli atti dell’azienda.
Erano misurati come obiettivo di performance.
Erano, quindi, materia di responsabilità amministrativa e politica.
La domanda proibita: che cosa è stato fatto per quella famiglia?
Secondo quanto emerso dalle indagini, la bambina e gli altri figli del nucleo familiare non sarebbero stati vaccinati per una scelta dei genitori.
I genitori sono indagati per omicidio colposo e la Procura per i minorenni ha aperto un fascicolo sulla responsabilità genitoriale.
Si tratta di ipotesi ancora da accertare e vale, naturalmente, la presunzione di innocenza.
Ma la vicenda ormai più che documentata rende inevitabile rivolgere alcune domande anche alle istituzioni.
Si chiede a Schifani, Caruso e all’ASP di Palermo:
- La posizione vaccinale della bambina risultava nell’anagrafe informatizzata?
- Quando è stata registrata come inadempiente e quali vaccinazioni risultavano mancanti?
- I genitori sono mai stati formalmente convocati dall’ASP?
- Sono stati effettuati il colloquio informativo e la contestazione previsti dalla legge?
- È stata irrogata una sanzione amministrativa oppure il procedimento non è mai arrivato a quella fase?
- La bambina frequentava un asilo o una scuola dell’infanzia e, in caso affermativo, quale documentazione era stata acquisita?
- Gli elenchi scolastici erano stati correttamente incrociati con l’anagrafe vaccinale?
- Quanti richiami, convocazioni, contestazioni e provvedimenti sanzionatori sono stati emessi dall’ASP di Palermo dal 2022 al 2026?
- Perché l’obiettivo vaccinale aziendale del 95% è stato mancato anche nel 2025?
- Il mancato raggiungimento ha prodotto conseguenze sulla valutazione e sulla retribuzione di risultato dei dirigenti responsabili?
Non chiediamo la diffusione dei dati sanitari della minore.
Chiediamo che, nel rispetto della riservatezza, venga documentato se il procedimento previsto dalla legge sia stato attivato, quando e con quali risultati.
Non basta processare i genitori per assolvere gli apparati
È troppo facile consegnare l’intera responsabilità alla famiglia.
La legge sull’obbligo vaccinale esiste proprio perché la tutela della salute dei bambini e della collettività non può dipendere esclusivamente dalle convinzioni dei genitori.
L’ordinamento attribuisce alle autorità sanitarie poteri e doveri di informazione, convocazione, controllo, recupero e sanzione.
Non è possibile affermare, senza gli atti e senza le conclusioni dei magistrati, che un diverso intervento amministrativo avrebbe certamente impedito il decesso.
Ma è altrettanto inaccettabile che il governo regionale si presenti come soggetto estraneo alla vicenda senza spiegare se quegli interventi siano stati realmente compiuti.
L’attuale direttore generale dell’ASP di Palermo, Alberto Firenze, è stato nominato con decreto del presidente della Regione nel gennaio 2026.
La mancata vaccinazione della bambina attraversa però più anni e, quindi, potenzialmente più gestioni.
Proprio per questo serve una ricostruzione amministrativa completa, non l’individuazione frettolosa di un capro espiatorio.
La sanità siciliana rientra pienamente nell’area di indirizzo, nomina, programmazione e vigilanza del governo regionale.
Schifani non può nominare i vertici quando c’è da distribuire il potere e dichiararsi semplice spettatore quando occorre rispondere dei risultati.
Ancora, è bene ricordarlo a tutti, l'opinione pubblica attende che siano pubblicati gli esiti della precedente task force, quella che ha mobilitato 57 tra i massimi esperti di emergenza sanitarie e pronto soccorso e che il governo Schifani ha fatto sparire!
Una task force senza scadenze è soltanto una fotografia di gruppo
Il gruppo sarà presieduto dal dirigente generale del Dasoe Giacomo Scalzo e comprenderà professionisti di riconosciuta esperienza.
La competenza degli esperti non è in discussione.
È in discussione l’uso politico della loro competenza come paravento dietro il quale nascondere le responsabilità della macchina amministrativa.
Nel comunicato non vengono indicati tempi pubblici, indicatori verificabili, obblighi di relazione, verifiche sulle omissioni pregresse o conseguenze per chi non ha raggiunto gli obiettivi.
Una vera operazione di trasparenza dovrebbe prevedere immediatamente:
- la pubblicazione integrale del decreto istitutivo;
- un rapporto regionale sulle coperture suddiviso per ASP, fascia di età e vaccinazione;
- il numero degli inadempienti, delle convocazioni e delle sanzioni;
- una verifica indipendente sullo scambio dei dati tra scuole e aziende sanitarie;
- una relazione specifica sulle azioni compiute nei quartieri con le coperture più basse;
- scadenze precise per raggiungere almeno il 95% previsto.
Senza questi atti, la task force rischia di essere l’ennesimo santino istituzionale da esibire durante l’emergenza e dimenticare appena si spengono le telecamere.
Il governo del giorno dopo non è più tollerabile
Una bambina di quattro anni è morta.
La causa definitiva dovrà essere accertata.
Le responsabilità penali saranno valutate dalla magistratura.
Quelle politiche e amministrative, però, non possono essere seppellite sotto un comunicato stampa.
Se Regione e ASP dimostreranno di avere convocato la famiglia, contestato l’inadempimento e applicato quanto previsto dalla legge, pubblichino gli atti e lo spieghino.
Se invece quei passaggi non risultassero compiuti, allora qualcuno dovrà assumersene la responsabilità, senza nascondersi dietro il cordoglio di circostanza e la nuova task force.
Perché la prevenzione che arriva dopo la tragedia non si chiama prevenzione.
Si chiama fallimento.
L'ennesimo.
Per gli scettici, ecco lo spudorato comunicato ufficiale emanato
alle 17.40 del 24 agosto dal governo Schifani:











