
Un aliscafo fermo a Lampedusa, un viaggio da Ustica a Palermo durato quattro ore e un traghetto diretto a Termini Imerese rimorchiato nel porto di Napoli.
Tre episodi diversi, avvenuti nell’arco di pochi giorni, che non possono essere sovrapposti sul piano contrattuale ma che ripropongono la stessa domanda: quanto sono affidabili i mezzi impiegati nei collegamenti marittimi da e per la Sicilia?
E soprattutto: quando il servizio viene pagato con milioni di euro pubblici, chi controlla davvero l’efficienza delle imbarcazioni, la manutenzione e la disponibilità dei mezzi sostitutivi?











