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Schifani, il governo dei dossier sepolti: nascosta l’ispezione SEUS che incastra la governance del fratellio

03-09-2026 04:30

Pierluigi Di Rosa

Cronaca, Secondo speciale,

Schifani, il governo dei dossier sepolti: nascosta l’ispezione SEUS che incastra la governance del fratelliota Castro

Da Palazzo d’Orléans non è arrivata nessuna spiegazione. Ma è un modo tollerabile di gestire una regione?

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Mezzi indisponibili, territori scoperti, soccorsi rallentati e carenze strutturali: da Palazzo d’Orléans non è arrivata nessuna spiegazione: ma è un modo tollerabile di gestire una regione?

 

Nel sistema delle emergenze sanitarie il tempo non è una variabile burocratica: può essere la distanza tra una cura efficace e una tragedia.

Per questo quanto emerge dalla relazione ispettiva sulla SEUS non può essere trattato come l’ennesima scartoffia da tumulare nei sotterranei di Palazzo d’Orléans.

E invece è esattamente ciò che sembra avere fatto il governo Schifani.

Ha disposto l’ispezione.

Ha ricevuto una relazione pesantissima.

Ha letto di ambulanze ferme, territori scoperti, carenze croniche, promesse rimaste senza riscontro e milioni di euro spesi per supplire alle inefficienze.

Poi ha fatto calare il silenzio.

 

Che cos’è la SEUS e perché riguarda tutti i siciliani

La SEUS – Sicilia Emergenza-Urgenza Sanitaria è una società consortile per azioni a capitale interamente pubblico che opera in regime di in house providing per conto della Regione Siciliana.

La Regione detiene il 53,25 per cento del capitale, mentre il restante 46,75 per cento appartiene alle 17 aziende del Servizio sanitario regionale.

La società costituisce il braccio tecnico e logistico del sistema di emergenza territoriale.

Fornisce le ambulanze, organizza il personale autista-soccorritore e deve garantire la continuità operativa del servizio nelle 252 postazioni del 118 siciliano, compresa Lampedusa.

 

La componente sanitaria del sistema, che è tutt’altra gestione ed è denominata SUES 118, coordina invece le centrali operative e utilizza medici e infermieri forniti dalle aziende sanitarie e ospedaliere.

È una distinzione importante, perché consente di separare le responsabilità senza utilizzare il solito frullatore istituzionale nel quale, alla fine, nessuno risponde mai di nulla.

 

E quindi concentriamoci sulla SEUS, oggetto della relazione ispettiva di cui ci occupiamo.

Presidente della SEUS è Riccardo Gabriele Castro, figura politicamente riconducibile a Fratelli d’Italia, la cui nomina venne pubblicamente salutata dai vertici siciliani del partito.

Ancora nell’agosto 2026, nel risiko delle partecipate regionali, la SEUS e Castro risultavano assegnati proprio alla casella di Fratelli d’Italia.

E forse è anche da questa appartenenza che bisogna partire per comprendere il pudore improvviso del governo regionale.

 

La relazione arriva all’assessorato e scompare

Il fascicolo acquisito da Sudpress contiene una nota del 23 giugno 2026 del Dipartimento per le Attività sanitarie e Osservatorio epidemiologico, indirizzata all’assessore regionale alla Salute tramite il capo di gabinetto e, per conoscenza, al dirigente generale della Pianificazione strategica.

A quella data, e tuttora, assessore alla Salute è Marcello Caruso, già segretario particolare e fedelissimo del presidente della Regione Renato Schifani.

O l'assessore o il suo capo di gabinetto la mettono in un cassetto.

 

L’oggetto non lascia spazio agli equivoci: “Criticità del servizio di emergenza territoriale 118 nel bacino Catania-Ragusa-Siracusa. Esiti accertamenti ispettivi”.

La relazione ispettiva, datata 16 aprile 2026, è firmata dal dottore Luciano Andrea Fiorella, direttore sanitario dell’Asp di Caltanissetta, e dal dottore Salvatore Alessandro Mingrino, dirigente dell’Irccs “Bonino Pulejo” di Messina.

L’ispezione era stata disposta il 4 marzo 2026.

Il relativo verbale era stato acquisito dal Dipartimento già l’11 marzo.

 

Dunque, il governo Schifani conosce da mesi il contenuto dell’ispezione.

Eppure non risulta una pubblicazione ufficiale della relazione, una conferenza stampa per illustrarne gli esiti, un provvedimento pubblico sulle responsabilità gestionali o una valutazione motivata sulla permanenza dei vertici.

Quando le relazioni sono comode, si convocano telecamere e fotografi.

Quando mettono in discussione gli amici politici, evidentemente, si convocano i cassetti.

Da sei a venti ambulanze ferme ogni giorno

Il quadro descritto dall’organo ispettivo è impressionante.

La nota parla di una “cronica carenza di risorse, uomini e mezzi”, aggravata dalle soste delle ambulanze nei pronto soccorso di Catania e provincia.

La presa in carico dei pazienti, che dovrebbe avvenire entro 15 minuti, in alcuni casi richiedeva dalle cinque alle nove ore.

Un’ambulanza bloccata per nove ore davanti a un ospedale è un mezzo sottratto al territorio.

Significa che, mentre un paziente attende di essere trasferito dalla barella del 118 a quella del pronto soccorso, un altro cittadino può restare senza soccorso.

Ma il passaggio più devastante riguarda direttamente la SEUS.

La relazione riporta:

“Un numero sorprendente quotidiano dei fermi tecnici dei mezzi di soccorso SEUS Scpa in dotazione senza sostituzione che vanno da 6 a 20 fermi, nella stragrande maggioranza dovuti ad assenze di personale soccorritore-autista oltre che per guasto meccanico”.

Non due episodi occasionali.

Non una giornata particolarmente sfortunata.

Da sei a venti mezzi fermi quotidianamente e senza sostituzione.

Secondo gli atti, questa condizione determina “la scopertura del territorio con seri problemi nei tempi di risposta alle richieste di soccorso in emergenza-urgenza”.

Tradotto dal burocratese: qualcuno chiama il 118 e l’ambulanza potrebbe non essere disponibile.

 

Fino a dieci mezzi per turno senza medico

La relazione registra anche la consistente carenza dei medici convenzionati con le Asp e l’assenza di sanitari dagli elenchi dei reperibili previsti contrattualmente.

Gli ispettori attestano la presenza costante di ambulanze prive di medico a bordo, con punte di nove o dieci mezzi per turno.

Questa responsabilità riguarda principalmente la componente sanitaria e quindi le aziende del Servizio sanitario regionale, non direttamente la SEUS.

Ma la conseguenza investe l’intero sistema.

Secondo la relazione, la mancanza di medici incide sulla qualità delle prestazioni, sulla gestione delle patologie tempo-dipendenti e sull’efficacia complessiva del soccorso.

Infarti, ictus e gravi traumi non attendono che la politica regionale finisca di spartirsi gli incarichi.

 

Le ventitré ambulanze promesse per il giorno dopo

Il 30 gennaio 2026 il presidente della SEUS comunicava che era stato deliberato l’acquisto urgente di 23 nuove ambulanze destinate alla macroarea di Catania.

I mezzi, secondo la comunicazione, avrebbero dovuto entrare in servizio entro il 31 gennaio 2026.

Ventitré ambulanze acquistate, allestite e operative praticamente entro il giorno successivo.

Una di quelle prodigiose accelerazioni che, nella Regione dei ritardi eterni, dovrebbero già suggerire qualche domanda.

La stessa nota precisava che soltanto tre mezzi erano già pervenuti.

 

La relazione del Dipartimento aggiunge un particolare ancora più grave:

“Nessuna comunicazione è pervenuta di avvenuto adempimento ed immodificato è rimasto, a tutt’oggi, il perdurare dei lunghi tempi di attesa delle ambulanze del 118 nei pronto soccorso degli ospedali della città di Catania”.

Il presidente Castro dovrebbe quindi chiarire pubblicamente quando siano arrivate le 23 ambulanze, quando siano state immatricolate, dove siano state assegnate e da quale giorno risultino effettivamente operative.

Non con un’intervista celebrativa.

Con targhe, verbali di consegna e ordini di servizio.

 

Milioni di euro per coprire le inefficienze

Le ambulanze SEUS indisponibili costringono il sistema a ricorrere al cosiddetto “servizio in eccedenza”, affidato a soggetti esterni quando i mezzi della partecipata non bastano.

La relazione quantifica il danno senza indicarne l’importo esatto, che meriterebbe un rigoroso approfondimento nelle varie sedi di controllo:

“Rilevantissimi esborsi di risorse pubbliche, diversi milioni di euro, che avrebbero potuto essere evitati attraverso una più efficace gestione del servizio”.

Parole inequivocabili.

Non si parla semplicemente di maggiori costi.

Gli uffici regionali affermano che quei milioni avrebbero potuto essere risparmiati attraverso una gestione più efficace.

A questo punto la domanda è persino elementare: quanto è costato esattamente il servizio in eccedenza nel 2025 e nei primi mesi del 2026?

Quali penali sono state applicate alla SEUS per i fermi tecnici?

Chi ha verificato le cause delle indisponibilità?

Chi ha certificato le assenze del personale?

E soprattutto: chi ha pagato per gli errori gestionali?

La risposta all’ultima domanda è fin troppo facile: i siciliani.

 

Il controllore con un dipendente dell’ente controllato

C’è poi un passaggio che, in qualunque amministrazione appena normale, avrebbe provocato un’immediata verifica interna.

Il Dipartimento spiega di non avere coinvolto nell’ispezione il competente servizio della Pianificazione strategica, cioè l’organo deputato al controllo della partecipata.

La motivazione è scritta nero su bianco:

“Non può tacersi la presenza di un funzionario che versa in una situazione che si ritiene non compatibile, in quanto dipendente della SEUS Scpa, organo controllato”.

Non basta.

La relazione afferma che dalle segnalazioni emergevano “possibili carenze nell’attività di verifica e controllo sul sistema 118 da parte dello stesso Servizio”.

Dunque, l’ufficio regionale che avrebbe dovuto controllare la SEUS non è stato coinvolto perché vi operava un dipendente della società controllata e perché sullo stesso ufficio gravavano dubbi circa l’efficacia dei controlli precedentemente esercitati.

Più che un sistema di controllo analogo, sembra un sistema di controllo amichevole.

Il governo Schifani deve dire chi fosse quel funzionario, quale posizione occupasse, chi ne avesse autorizzato l’impiego e quali provvedimenti siano stati adottati per eliminare la situazione giudicata incompatibile.

 

Gli ispettori chiamano in causa i livelli apicali

La relazione distingue correttamente le responsabilità della componente sanitaria da quelle della componente tecnico-logistica.

Poi arriva al cuore del problema.

Secondo gli ispettori, i fermi dei mezzi, la carenza di personale tecnico e la mancata o ritardata sostituzione delle ambulanze risultano prevalentemente riconducibili alla sfera di competenza della SEUS.

I rilievi riguardano:

  • la gestione e la disponibilità dei mezzi di soccorso;
  • l’organizzazione e l’impiego del personale tecnico;
  • la garanzia della continuità operativa del servizio;
  • la programmazione;
  • l’allocazione delle risorse;
  • il controllo e il monitoraggio delle attività.
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La frase decisiva che emrge dagli atti visionati da Sudpress è questa:

“Ne consegue la necessità di ricondurre tali disfunzioni ai livelli apicali della gestione operativa della componente tecnico-logistica”.

Livelli apicali.

Non l’ultimo autista-soccorritore.

Non il centralinista.

Non il dipendente mandato allo sbaraglio con mezzi vecchi e turni scoperti.

La relazione chiama in causa chi possiede le funzioni di organizzazione, gestione, assegnazione delle risorse e garanzia della continuità del servizio.

E gli uffici regionali, dopo avere valutato quelle risultanze, arrivano a una conclusione amministrativa chiarissima: bisogna valutare la rimozione degli attuali organi di vertice della SEUS.

Quindi la revoca non è una provocazione giornalistica.

Non è una deduzione di Sudpress.

Non è una richiesta dell’opposizione.

È una proposta scritta, firmata e trasmessa all’assessore regionale alla Salute dagli stessi uffici della Regione.

 

Gli uffici regionali: “Si valuti la rimozione dei vertici”

Nella pagina dedicata alle conclusioni, gli uffici ricapitolano le “gravi e perduranti criticità” per le quali chiedono un intervento tempestivo.

Il primo rilievo riguarda lo squilibrio nella dotazione delle ambulanze del bacino Catania-Siracusa-Ragusa rispetto agli altri bacini siciliani.

Il secondo riguarda le criticità nella gestione dei mezzi di soccorso e del personale tecnico, problemi che, secondo il documento, “si protraggono ormai da troppi anni”.

Il terzo punto denuncia le frequenti indisponibilità delle ambulanze causate dai reiterati fermi tecnici.

Il quarto è ancora più esplicito:

“Il mancato governo e controllo del personale che comporta la frequente assenza degli equipaggi delle ambulanze del 118 con il blocco delle attività”.

Non una generica carenza di organico.

Gli uffici scrivono “mancato governo e controllo del personale”.

 

Parole che chiamano direttamente in causa la capacità organizzativa e gestionale di chi guida la società.

Il quinto rilievo torna sul crescente ricorso al servizio in eccedenza e sui diversi milioni di euro di risorse pubbliche che, secondo la Regione stessa, avrebbero potuto essere risparmiati attraverso una gestione più efficace.

 

Dopo questo elenco arriva la conclusione che qualcuno, evidentemente, ha preferito non fare conoscere ai siciliani:

“Alla luce della persistente reiterazione delle criticità segnalate e dell’assenza di apprezzabili interventi risolutivi, si propone di valutare la possibilità di sollevare dall’incarico gli attuali organi di vertice della SEUS S.C.p.A.”

Non potrebbe essere più chiaro.

Gli uffici non propongono l’ennesimo tavolo tecnico.

Non suggeriscono un seminario, una cabina di regia o una task force da fotografare.

Propongono di valutare la rimozione dei vertici.

E chiedono anche “un autorevole intervento sulla SEUS S.C.p.A.” per porre rimedio alle perduranti carenze nella gestione dei mezzi di soccorso e del personale tecnico.

 

A rischio persino i livelli essenziali di assistenza

La valutazione complessiva degli ispettori non lascia margini per minimizzare.

La relazione certifica:

  • una significativa riduzione della capacità operativa del sistema di emergenza territoriale;
  • criticità strutturali nella componente tecnico-logistica facente capo alla SEUS;
  • disallineamenti tra fabbisogni operativi e risorse effettivamente disponibili;
  • frammentazione delle responsabilità tra i livelli organizzativi e gestionali.

 

La conclusione è pesantissima:

“Un sistema caratterizzato da criticità strutturali e persistenti, suscettibili di incidere sulla piena garanzia dei livelli essenziali di assistenza in ambito emergenziale, con possibili ripercussioni sulla tempestività e sull’efficacia degli interventi”.

Qui non si discute della qualità di una partecipata come si potrebbe discutere del bilancio di un ente fieristico.

Si parla della garanzia dei livelli essenziali di assistenza sanitaria.

Si parla di ambulanze che devono arrivare quando qualcuno rischia di morire.

E il governo regionale ha ritenuto che i siciliani non dovessero conoscere queste conclusioni.

 

Le nuove ambulanze non cancellano le responsabilità

La SEUS e il governo potranno ricordare l’annuncio delle 88 nuove ambulanze, acquisite attraverso un leasing finanziario da circa 11 milioni di euro, e la proposta di una norma per sbloccare le assunzioni di nuovi soccorritori.

Sono interventi necessari.

Ma non cancellano le responsabilità pregresse e soprattutto non giustificano la mancata pubblicazione dell’ispezione.

Peraltro, già nel Documento di economia e finanza regionale 2026-2028 il governo riconosceva l’esistenza di criticità aziendali ancora da rimuovere, indicando la necessità di completare la struttura organizzativa, assumere autisti-soccorritori, rinnovare i mezzi e introdurre sistemi gestionali per flotta e turni.

Il problema, quindi, non è piovuto dal cielo nell’aprile 2026.

Era noto.

È stato segnalato.

È stato ispezionato.

È stato confermato.

Ed è stato tenuto lontano dall’opinione pubblica.

 

Il precedente del dossier nascosto sui pronto soccorso

Non è neppure la prima volta.

Per precisione, il precedente richiamato riguarda 17 professionisti incaricati di verificare 56 pronto soccorso siciliani, non 57 esperti.

La commissione venne annunciata nell’agosto 2024 dallo stesso Renato Schifani, dopo il caso della frattura immobilizzata con il cartone all’ospedale di Patti.

Ne venne fuori una relazione di 21 pagine sulle gravi disfunzioni delle aree di emergenza: gli abbiamo dedicato un box nel cartaceo di luglio.

Anche quel documento, già concluso da oltre un anno, non venne pubblicato, tanto da provocare un’interrogazione parlamentare e richieste formali di chiarimento.

Prima i pronto soccorso.

Adesso la SEUS e il sistema delle ambulanze.

Il metodo appare identico: si annuncia l’ispezione per placare l’indignazione, si incaricano professionisti, si acquisiscono relazioni e poi si tratta il risultato come materiale radioattivo.

Ma come si permette un governo regionale di utilizzare soldi pubblici per disporre ispezioni e poi impedire ai cittadini di conoscerne gli esiti?

Come si permette di chiedere a funzionari e professionisti di assumersi la responsabilità di scrivere la verità, per poi nasconderla quando quella verità diventa politicamente scomoda?

 

Gli infermieri di famiglia scomparsi e i fondi spostati altrove

Lo stesso copione dell'attitudine di sotterrare i dossier scomodi emerge anche sul progetto degli infermieri di famiglia e di comunità. Ce ne siamo occupati. E ci siamo anche ritornati.

La Regione aveva a disposizione circa 39 milioni di euro per attivare il servizio, ma gli infermieri non sono mai arrivati: i fondi risultano destinati ad altre esigenze. Asp e assessorato hanno ammesso lo spostamento delle risorse, senza chiarire però chi abbia deciso, con quali atti e perché un programma finanziato sia stato svuotato. Un altro dossier finito sotto il tappeto.

 

Ma quando la finiscono con questo modo assurdo di gestire una regione dalla storia millenaria e milioni di abitanti?

 

Schifani e Caruso pubblichino subito tutti gli atti

Il presidente Renato Schifani e l’assessore regionale alla Salute Marcello Caruso devono pubblicare immediatamente:

  • la relazione ispettiva integrale di otto pagine, senza omissioni;
  • tutti i verbali, gli allegati e la corrispondenza richiamata;
  • gli atti adottati dopo la relazione del 16 aprile e la nota del 23 giugno;
  • la documentazione sulla consegna e sull’entrata in servizio delle 23 ambulanze promesse;
  • i costi del servizio in eccedenza e le eventuali penali applicate;
  • le verifiche sulla situazione di incompatibilità segnalata nell’ufficio controllore;
  • la valutazione compiuta sulla permanenza del consiglio di amministrazione e dei livelli apicali della SEUS;
  • gli atti relativi ai 39 milioni destinati agli infermieri di famiglia, compresi i provvedimenti di riprogrammazione e le motivazioni dello spostamento delle risorse;
  • le ragioni per le quali non sarebbe stata accolta la proposta di sollevare dall’incarico gli organi di vertice.

 

La relazione non appartiene a Schifani, a Caruso, a Castro o ai partiti che si spartiscono le partecipate.

 

La posizione degli uffici è cristallina:

“Alla luce della persistente reiterazione delle criticità segnalate e dell’assenza di apprezzabili interventi risolutivi, si propone di valutare la possibilità di sollevare dall’incarico gli attuali organi di vertice della SEUS.”

 

Cosa non è chiaro ai signori Schifani e Caruso?

 

Pensano che, in virtù del “consenso” del 16 per cento dei siciliani che ha consegnato loro questo giocattolo chiamato Regione Siciliana, possano davvero fare e non fare quello che più conviene a loro e ai loro sodali?

 

Questa relazione, come le altre, appartiene ai siciliani, non ai cassetti di Palazzo d’Orléans, e i responsabili politici devono spiegare pubblicamente perché non le hanno dato seguito.

 

Sudpress resta disponibile a pubblicare integralmente le risposte della Presidenza della Regione, dell’assessorato alla Salute, della SEUS e del presidente Riccardo Castro.

Purché siano risposte documentate.

 

Perché, quando sono in gioco il 118, le emergenze e la vita delle persone, la propaganda non è soltanto fastidiosa.

È pericolosa.


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Pagina 3 del numero cartaceo di SUD/luglio 2026

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