
Il bilancio 2025 rivela una spesa complessiva da 135 milioni, 330 lavoratori impiegati presso aziende sanitarie e soltanto 81 dichiarati inidonei alla mansione di autista-soccorritore.
Nel solo bacino Catania-Ragusa-Siracusa, 13.330 attivazioni di mezzi esterni sono costate oltre un milione di euro in dodici mesi.
La Regione deve dimostrare che la gestione del personale e dei mezzi pubblici non abbia alimentato il ricorso alle ambulanze private.
Nella prima puntata dell’inchiesta sulla gestione della SEUS, abbiamo pubblicato le risultanze dell’ispezione regionale che descriveva ambulanze ferme, territori scoperti, equipaggi assenti e milioni di euro spesi per il servizio in eccedenza.
Gli ispettori avevano ricondotto le principali disfunzioni ai livelli apicali della componente tecnico-logistica e gli uffici regionali erano arrivati a proporre di valutare la rimozione degli organi di vertice della società presieduta da Riccardo Gabriele Castro.
Adesso arrivano numerose segnalazioni e con esse i numeri.
E i numeri raccontano quanto costa il sistema, quanto denaro continua a uscire per chiamare mezzi esterni e quanti dipendenti della SEUS risultavano impiegati, attraverso convenzioni, in attività diverse dal servizio sulle ambulanze dell’emergenza.
Il dato più clamoroso lo fornisce la stessa società nel fascicolo di bilancio 2025:
330 unità lavorative mediamente impiegate nelle convenzioni con le aziende sanitarie, delle quali soltanto 81 indicate come inidonee alla mansione di autista-soccorritore.
Contemporaneamente la SEUS scrive che la carenza di personale aumenta continuamente, che per non interrompere il 118 si ricorre sistematicamente al lavoro straordinario e che nel 2025 non è stato assunto neppure un dipendente.
Poi il servizio pubblico resta senza equipaggi.
E quando l’ambulanza pubblica non è disponibile, la Centrale operativa chiama il mezzo di un soggetto esterno.
A carico del Fondo sanitario regionale.
Un sistema che nel 2025 è costato 135 milioni di euro
Il bilancio della SEUS chiuso al 31 dicembre 2025 presenta un valore della produzione di 136.478.691 euro e costi della produzione per 135.032.759 euro.
L’utile finale è di appena 12.534 euro, ma la marginalità contabile dice ben poco sull’efficienza di una società pubblica senza scopo di lucro, finanziata quasi interamente attraverso risorse del sistema sanitario.
I ricavi lordi derivanti dal Contratto di servizio ammontano a 124.732.137 euro.
Da questa cifra vengono sottratti 531.575 euro di penali per i fermi tecnici, portando i ricavi netti del contratto a 124.200.562 euro.
A questa massa finanziaria si aggiungono:
- 8.585.989 euro di ricavi per i servizi esterni e le convenzioni con le aziende sanitarie;
- 1.801.442 euro di rimborsi per i servizi del 118 effettuati “in eccedenza”;
- 561.462 euro di contributi vari;
- 1.329.236 euro di altri ricavi.
Soltanto le convenzioni esterne e i rimborsi per le eccedenze producono quindi poste economiche per complessivi 10.387.431 euro.
Il bilancio precisa, correttamente, che gli 8,5 milioni delle convenzioni comprendono somme già fatturate, somme da fatturare e importi ancora stimati perché alcune presenze del quarto trimestre erano in fase di verifica.
Resta però il dato politico e gestionale: mentre la società denunciava la mancanza di personale per il servizio di emergenza, fatturava milioni di euro utilizzando centinaia di dipendenti in attività convenzionate presso altre aziende sanitarie.
Le eccedenze salgono a 1,8 milioni in un anno
Nel 2024 la SEUS aveva contabilizzato 1.677.059 euro di rimborsi per le eccedenze.
Nel 2025 la cifra sale a 1.801.442 euro.
L’aumento è di 124.383 euro, pari al 7,42 per cento.
In due esercizi il sistema ha quindi registrato 3.478.501 euro di rimborsi per l’attivazione di mezzi esterni.
Nello stesso periodo, tra il 2024 e il 2025, gli interventi complessivi di emergenza dichiarati dalla SEUS sono aumentati da 406.642 a 411.926, cioè di 5.284 interventi, pari a circa l’1,3 per cento.
Il numero degli interventi cresce dell’1,3 per cento.
La spesa per le eccedenze cresce del 7,42 per cento.
Non è semplice liquidare il fenomeno come un costo inevitabile.
La relazione ispettiva regionale ha affermato infatti che diversi milioni di euro avrebbero potuto essere risparmiati attraverso una gestione più efficace del servizio.
È questo giudizio degli ispettori, unito ai numeri del bilancio, a imporre una verifica analitica.
Tredicimila eccedenze e più di un milione di euro in un solo bacino
Le deliberazioni dell’Azienda ospedaliera Cannizzaro permettono di osservare il fenomeno nel bacino Catania-Ragusa-Siracusa.
I numeri coprono dodici mesi, da luglio 2024 a giugno 2025:
| Periodo | Attivazioni in eccedenza | Chilometri oltre i 30 km | Importo liquidato |
|---|---|---|---|
| Luglio-dicembre 2024 | 6.314 | 8.520 | 505.446,33 euro |
| Gennaio-marzo 2025 | 3.514 | 4.756 | 281.472,19 euro |
| Aprile-giugno 2025 | 3.502 | 4.535 | 274.414,76 euro |
| Totale | 13.330 | 17.811 | 1.061.333,28 euro |
In un solo anno e in un solo bacino sono state quindi registrate 13.330 attivazioni, con una media di circa 36,5 al giorno, per un costo superiore a un milione e 61 mila euro.
Nel solo primo semestre 2025 le attivazioni sono state 7.016, per complessivi 555.886,95 euro.
Va precisato che il totale comprende anche chiamate successivamente revocate: non tutte le 13.330 attivazioni corrispondono necessariamente a un trasporto concluso con un paziente a bordo.
Gli atti distinguono infatti i servizi ordinari entro trenta chilometri, quelli oltre trenta chilometri e le attivazioni revocate dopo il termine che dà diritto al rimborso.
Il meccanismo economico è comunque chiarissimo.
La Centrale operativa chiama le organizzazioni di volontariato autorizzate.
La SEUS anticipa i compensi.
L’azienda sanitaria sede della Centrale operativa rimborsa la SEUS.
La spesa viene posta a carico del Fondo sanitario regionale.
E viene contabilizzata nel conto denominato, senza bisogno di interpretazioni giornalistiche:
“Costi per servizi 118 emergenza sanitaria da privato”.
Il totale territoriale di 1.061.333 euro non deve essere sommato ai 3,47 milioni contabilizzati dalla SEUS nel biennio 2024-2025, perché ne costituisce un dettaglio riferito a periodi e territori già ricompresi nei dati annuali.
Dimostra però quanto possa pesare un solo bacino sul costo complessivo.
Le penali per i fermi aumentano del 140 per cento
Il secondo indicatore della crisi è rappresentato dalle penali applicate alla SEUS per i fermi delle ambulanze e delle postazioni.
Nel 2024 le penali contabilizzate ammontavano a 221.619 euro.
Nel 2025 salgono a 531.575 euro.
L’incremento è di 309.956 euro, pari al 139,86 per cento.
Il D.R.S. numero 1076 del 3 settembre 2026 aggiunge un ulteriore tassello.
Per il solo trimestre aprile-giugno 2026 la SEUS ha emesso una nota di credito di 130.615 euro relativa alle penali per i fermi delle ambulanze e delle postazioni del 118.
Quella somma è stata sottratta dalla fattura di agosto 2026:
- canone mensile lordo: 10.260.751,41 euro;
- penale detratta: 130.615 euro;
- importo liquidato: 10.130.136,41 euro.
Considerando il 2024, l’intero 2025 e il secondo trimestre 2026, le penali documentate raggiungono almeno 883.809 euro.
La Regione, dunque, non è rimasta completamente immobile: ha applicato le penalità previste dal contratto.
Ma una penale non restituisce al cittadino l’ambulanza che non è arrivata in tempo.
E non spiega perché il fenomeno continui.
Soprattutto non sostituisce la valutazione politica sulla permanenza dei vertici, espressamente richiesta dagli uffici regionali dopo l’ispezione.
Altre penali per le ambulanze in leasing
Esiste poi un secondo livello di responsabilità contrattuale.
Il bilancio riferisce che, durante l’esecuzione dell’appalto con la Orion srl per la fornitura in leasing di 234 ambulanze, sono emerse criticità relative:
- ai tempi di manutenzione, giudicati eccessivamente dilatati;
- al servizio di officina meccanica mobile;
- alla disponibilità delle ambulanze sostitutive.
Il 30 maggio 2025 il consiglio di amministrazione ha approvato un accordo transattivo che ha previsto la decurtazione di 1.500.000 euro dal valore residuo del servizio di manutenzione ordinaria e straordinaria.
Sono state inoltre quantificate penali per 85.400 euro per i fermi tecnici subiti fino alla sottoscrizione dell’accordo.
Queste somme devono essere tenute distinte dalle penali applicate dalla Regione alla SEUS.
Da una parte la Regione penalizza la partecipata per le postazioni indisponibili.
Dall’altra la partecipata applica penali al fornitore per le inefficienze nella manutenzione.
In mezzo resta il cittadino che chiama il 118.
E, quando il mezzo pubblico non parte, resta il costo aggiuntivo dell’ambulanza esterna.
Il contratto richiedeva almeno 317 ambulanze, la SEUS ne dichiara 310
Il Contratto di servizio prevede:
- 252 ambulanze assegnate alle postazioni;
- almeno 65 ambulanze sostitutive;
- almeno 28 mezzi logistici e di supporto.
Il fabbisogno minimo è quindi di 317 ambulanze e complessivamente 345 veicoli.
Al 31 dicembre 2025 la SEUS dichiara invece di avere a disposizione:
- 76 ambulanze di proprietà;
- 234 ambulanze in leasing;
- complessivamente 310 ambulanze;
- altri 58 mezzi per logistica, trasporto di farmaci e persone, servizi secondari e automediche.
Il numero complessivo dei veicoli, 368, supera il minimo generale di 345.
Ma la specifica componente delle ambulanze risulta inferiore di sette unità rispetto alle 317 necessarie per coprire postazioni e mezzi sostitutivi.
Non mancano genericamente i veicoli.
Mancano, rispetto al parametro dichiarato nello stesso bilancio, sette ambulanze.
E il contratto stabilisce che un mezzo divenuto non operativo debba essere sostituito entro due ore.
I 330 lavoratori impiegati nelle convenzioni
Il passaggio politicamente più delicato del bilancio riguarda il personale.
La relazione sul governo societario afferma che tutto il personale della SEUS è assunto a tempo indeterminato e inquadrato nelle mansioni di autista-soccorritore o impiegato amministrativo.
Non vengono indicate altre categorie aziendali.
Il fascicolo di bilancio dichiara però che nel 2025 sono state impiegate mediamente 330 unità lavorative nelle convenzioni con le aziende sanitarie, per attività che comprendono operatori socio-sanitari, ausiliari, portineria, trasporto degenti, antincendio, box di ripristino, supporto agli uffici e Centrali operative.
La distribuzione è questa:
.png)
Le tariffe indicate oscillano tra 16 e 16,40 euro l’ora.
Per il servizio antincendio di Villa Sofia, cessato nel febbraio 2025, era prevista una tariffa di 18,20 euro.
Le 330 unità rappresentano circa l’11,4 per cento dei 2.884 dipendenti presenti a fine 2025.
Di queste, 81 vengono espressamente classificate come inidonee alla mansione di autista-soccorritore.
Ne restano 249 non indicate come inidonee.
Questo non consente di affermare automaticamente che siano tutte autisti-soccorritori idonei e immediatamente utilizzabili sulle ambulanze: tra loro potrebbero esserci impiegati amministrativi, lavoratori con limitazioni differenti o dipendenti impegnati nelle Centrali operative, che fanno comunque parte del sistema 118.
Ma il bilancio non fornisce la disaggregazione necessaria.
Non dice quanti dei 249 siano amministrativi.
Non dice quanti siano autisti-soccorritori pienamente idonei.
Non dice quanti potrebbero tornare sugli equipaggi.
Non indica per ciascuna unità la qualifica originaria, l’idoneità sanitaria, la sede, l’ordine di servizio e la durata dell’assegnazione.
È precisamente il vuoto informativo che la Regione avrebbe dovuto colmare da tempo.
Il caso Civico: 134 lavoratori e il rientro di appena 32
Il caso più rilevante è quello dell’ARNAS Civico di Palermo.
Nel bilancio 2025 risultano complessivamente 134 unità SEUS:
- 79 impiegate come OSS;
- 33 presso la Centrale operativa, come autisti o personale inidoneo;
- 12 nel trasporto degenti e nel nolo delle ambulanze;
- 10 nella portineria.
Soltanto 20 delle 134 unità vengono indicate come inidonee alla mansione di autista-soccorritore.
Nel febbraio 2026 la stessa SEUS spiegava che la riduzione della convenzione con il Civico era necessaria per riportare personale a bordo delle ambulanze, sopperire alla crescente carenza di autisti-soccorritori ed evitare la chiusura di postazioni.
Nello stesso momento, però, la UIL denunciava l’assegnazione alla Centrale operativa di autisti-soccorritori idonei provenienti dai mezzi di soccorso. La SEUS contestava l’accusa, sostenendo che quelle assegnazioni rispondevano alle esigenze della Centrale.
Nel giugno 2026 la FP CGIL parlava di circa 90 operatori SEUS impiegati da quindici anni come OSS al Civico e del previsto ritorno sulle ambulanze dal primo luglio.
Poche settimane dopo l’UGL riferiva dell’effettivo rientro nelle postazioni del 118 di 32 operatori socio-sanitari precedentemente utilizzati nella convenzione con il Civico.
Trentadue lavoratori rientrati.
Ma quanti sono rimasti al Civico?
Perché il bilancio ne indicava 79 soltanto come OSS e complessivamente 134 nelle varie convenzioni con l’ospedale?
Quanti erano realmente idonei a tornare sulle ambulanze?
E soprattutto: per quanti anni il servizio 118 ha rinunciato a personale che la stessa SEUS ha poi ritenuto necessario recuperare per evitare la chiusura delle postazioni?
La carenza è reale, ma la gestione delle risorse va spiegata
La situazione del personale non può essere ridotta esclusivamente alle convenzioni.
Al 31 dicembre 2025 la SEUS aveva 2.884 dipendenti, contro i 2.952 dell’anno precedente.
La riduzione è di 68 unità.
Nel corso dell’anno non risulta alcuna assunzione, mentre vengono riportate:
- 33 dimissioni volontarie o senza preavviso;
- 19 pensionamenti o licenziamenti;
- 16 ulteriori cessazioni per licenziamento, giusta causa o decesso.
L’età media supera i 53 anni.
Le fuoriuscite previste nel triennio 2025-2027 sono 164.
I giorni di infortunio sono passati da 6.354 nel 2024 a 8.797 nel 2025, con un aumento di 2.443 giornate, pari a circa il 38,4 per cento.
La carenza strutturale, dunque, esiste.
Ma è proprio quando il personale è scarso che diventa essenziale spiegare perché centinaia di lavoratori siano impiegati fuori dagli equipaggi.
L’utilizzo dei dipendenti inidonei in attività compatibili è ragionevole e doveroso.
Le Centrali operative svolgono inoltre una funzione essenziale e non possono essere descritte come un parcheggio.
Il problema riguarda gli autisti-soccorritori idonei o recuperabili, eventualmente impiegati in attività secondarie mentre le ambulanze rimangono ferme per assenza degli equipaggi.
Lo stesso assessore Marcello Caruso, nel giugno 2026, aveva chiesto un rapporto dettagliato per conoscere posizione e numero dei lavoratori assunti come autisti-soccorritori ma adibiti ad altre mansioni.
Quel rapporto deve essere pubblicato.
Il Collegio sindacale aveva già indicato il punto critico
La questione non è una costruzione giornalistica.
Nella relazione al bilancio, il Collegio sindacale definisce la carenza di personale idoneo una delle questioni più critiche per la società.
Aggiunge che il ricorso sistematico allo straordinario non può essere considerato una soluzione strutturale e sostenibile.
Poi invita espressamente a valutare con attenzione:
“l’equilibrio tra le attività convenzionate con le Aziende Sanitarie socie e le esigenze di copertura delle postazioni del servizio di emergenza urgenza 118”.
Il Collegio chiede che la piena operatività del servizio istituzionale rimanga la priorità dell’azione gestionale.
È esattamente il cuore della questione.
Perché quel richiamo è stato inserito nella relazione?
Quali squilibri erano stati individuati?
Quali convenzioni sono state sottoposte a verifica?
Quale analisi costi-benefici è stata compiuta prima di lasciare centinaia di lavoratori presso altre aziende sanitarie?
Le carte inciampano persino sui propri numeri
Le deliberazioni sulle eccedenze contengono inoltre errori e contraddizioni che devono essere formalmente chiariti.
Nella deliberazione relativa al secondo semestre 2024, le due fatture elencate sommano 505.448,34 euro, mentre il prospetto analitico e il dispositivo finale liquidano 505.446,33 euro: una differenza di 2,01 euro.
I periodi indicati nelle due fatture sembrano inoltre sovrapporsi sul mese di settembre.
Nella deliberazione gennaio-marzo 2025 la stessa fattura viene indicata prima con il numero 110/00 e successivamente come 100/00.
Lo stesso atto riporta in un prospetto 4.009 chilometri oltre trenta, mentre nella relazione e nel calcolo analitico ne risultano 4.756.
Nella deliberazione aprile-giugno 2025 il prospetto delle prestazioni arriva a 274.412,76 euro, mentre il totale fatturato e il dispositivo autorizzano 274.414,76 euro, verosimilmente per l’aggiunta dei due euro di bollo.
Sono probabilmente refusi e non dimostrano doppi pagamenti o illeciti.
Ma quando si liquidano centinaia di migliaia di euro di denaro pubblico, numeri, fatture, periodi contabili e ordini di fornitura dovrebbero coincidere senza bisogno di interpretazioni benevole.
Il decreto pubblicato il giorno della prima puntata: altri 130 mila euro di penali
C’è una coincidenza temporale che merita di essere evidenziata.
Proprio il 3 settembre 2026, giorno in cui Sudpress pubblicava la prima puntata dell’inchiesta sulla gestione Castro, il Dipartimento regionale per la Pianificazione strategica firmava il D.R.S. numero 1076.
Il provvedimento autorizza il pagamento alla SEUS del canone relativo all’agosto 2026 per il servizio svolto con le 252 ambulanze e postazioni del 118 siciliano, oltre ai servizi connessi e correlati.
La fattura presentata dalla società ammontava a 10.260.751,41 euro.
Da quella cifra la Regione ha sottratto una nota di credito di 130.615 euro, emessa dalla stessa SEUS il 19 agosto 2026.
La causale è chiarissima: penali previste dall’articolo 10 del contratto di servizio per i fermi delle ambulanze e delle postazioni del SUES 118 registrati tra aprile e giugno 2026.
La somma effettivamente liquidata per il mese di agosto è stata quindi di 10.130.136,41 euro, interamente a carico del capitolo regionale destinato alla spesa per il servizio sanitario di emergenza.
Tradotto dal linguaggio contabile: la Regione paga alla SEUS più di 10 milioni di euro al mese per garantire il servizio e, contemporaneamente, trattiene una parte del canone perché ambulanze e postazioni non sono rimaste operative come avrebbero dovuto.
Il decreto non precisa però:
- quante ambulanze siano rimaste ferme;
- quali postazioni siano state interessate;
- in quali giorni e per quante ore;
- quanti fermi siano dipesi da guasti meccanici;
- quanti siano stati provocati dalla mancanza degli equipaggi;
- quale sia il prospetto analitico utilizzato per calcolare i 130.615 euro di penalità.
Sono proprio i dati indispensabili per verificare se, durante quelle indisponibilità, la Centrale operativa abbia dovuto chiamare ambulanze esterne e quanto sia costata al Fondo sanitario regionale la sostituzione del servizio pubblico rimasto fermo.
Il nuovo provvedimento si aggiunge alle penali già contabilizzate dalla società:
- 221.619 euro nel 2024;
- 531.575 euro nel 2025;
- 130.615 euro per il solo trimestre aprile-giugno 2026.
Il totale documentato raggiunge così almeno 883.809 euro.
Con questo atto, successivo alla nostra prima puntata, si dimostra però qualcosa di politicamente ancora più rilevante.
Nello stesso giorno in cui Sudpress denunciava ambulanze ferme, territori scoperti e una relazione ispettiva sepolta nei cassetti, un atto ufficiale della Regione certificava altri 130.615 euro di penali proprio per i fermi delle ambulanze e delle postazioni.
Quindi non è allarmismo giornalistico.
Lo scrive la Regione.
E lo scrive mentre continua a pagare alla partecipata pubblica oltre dieci milioni di euro ogni mese.
La gestione SEUS favorisce economicamente i privati?
La domanda deve essere formulata con precisione.
Gli atti esaminati non possono dimostrare, ovviamente, un favoreggiamento illecito, un accordo con soggetti privati o l’intenzionale indisponibilità delle ambulanze pubbliche.
Dimostrano però un effetto economico oggettivo.
Ogni volta che il mezzo della SEUS non è disponibile, la Centrale operativa può chiamare un soggetto esterno.
Ogni chiamata produce un rimborso.
Quel rimborso viene pagato con risorse del Fondo sanitario regionale.
Nel 2025 il flusso ha raggiunto 1.801.442 euro.
E gli stessi ispettori regionali hanno affermato che una parte rilevante di quella spesa, quantificata in diversi milioni di euro, avrebbe potuto essere evitata attraverso una gestione più efficace.
La questione, quindi, non è stabilire se le associazioni autorizzate abbiano diritto a essere pagate per i servizi effettivamente svolti.
La questione è accertare quante chiamate esterne siano state provocate:
- da emergenze realmente simultanee e imprevedibili;
- da ambulanze impegnate in altri soccorsi;
- da guasti meccanici;
- dalla mancata disponibilità dei mezzi sostitutivi;
- dall’assenza degli equipaggi;
- dalla carenza di autisti-soccorritori;
- dall’impiego di personale idoneo in servizi convenzionati o in mansioni differenti.
Senza questa correlazione, nessuno può escludere che una gestione inefficiente del servizio pubblico abbia alimentato, anche senza un disegno intenzionale, un circuito economicamente favorevole ai soggetti esterni chiamati a sostituirlo.
La Regione pubblichi beneficiari, causali e singole attivazioni
La Presidenza della Regione, l’assessorato alla Salute e la SEUS devono pubblicare:
- l’elenco completo delle eccedenze 2024, 2025 e 2026, con data, orario, territorio, postazione e durata dell’intervento;
- la ragione per la quale non fosse disponibile un mezzo pubblico;
- l’associazione o il soggetto esterno chiamato;
- il numero di chilometri, l’importo riconosciuto e la fattura emessa;
- il totale annuale ricevuto da ciascuna organizzazione;
- i registri giornalieri dei fermi delle ambulanze e delle postazioni;
- la causa di ogni fermo, distinguendo assenza dell’equipaggio, guasto, manutenzione e mancata sostituzione;
- i prospetti utilizzati per calcolare gli 883.809 euro di penali documentate;
- il report richiesto dall’assessore Caruso sui dipendenti assunti come autisti-soccorritori e adibiti ad altre mansioni;
- il numero degli autisti-soccorritori idonei impiegati nelle convenzioni, nelle Centrali operative, negli uffici, nelle portinerie, nei trasporti secondari e negli altri servizi;
- il costo, il fatturato e l’analisi di convenienza di ciascuna convenzione;
- gli atti adottati dopo la proposta degli uffici regionali di valutare la rimozione dei vertici della SEUS.
I dati possono essere pubblicati tutelando la riservatezza sanitaria e l’identità dei singoli dipendenti.
Non esiste invece alcuna ragione per nascondere numeri aggregati, qualifiche, assegnazioni, costi, beneficiari e causali della spesa.
Nel 2025 il sistema SEUS ha movimentato oltre 136 milioni di euro.
Ha impiegato mediamente 330 lavoratori nelle convenzioni.
Ha registrato 1,8 milioni di rimborsi per le eccedenze.
Ha subito 531 mila euro di penali per i fermi tecnici.
Aveva sette ambulanze in meno rispetto al fabbisogno minimo specificamente previsto dal contratto.
E continuava a dichiarare una carenza crescente di autisti-soccorritori.
A questo punto non basta più sostenere genericamente che tutto è avvenuto nel rispetto delle convenzioni.
Anche le eccedenze sono previste dalle regole.
Anche le penali sono previste dal contratto.
Il problema è capire perché siano diventate strutturali.
E soprattutto chi abbia pagato e chi abbia incassato mentre le ambulanze del servizio pubblico rimanevano ferme.
La risposta alla prima domanda è già scritta nei bilanci.
Hanno pagato i siciliani.
Ma qualcuno dovrà risponderne.
Leggi anche:

Schifani, il governo dei dossier sepolti: nascosta l’ispezione SEUS che incastra la governance del fratelliota Castro










