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LA LOMBARDATA

16-09-2026 06:00

Christian Costantino

POLITICA,

LA LOMBARDATA

Il garbato bacio biforcuto (?) di Lombardo al governatore. E Mulè ride.

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Immaginate, solo per un attimo, la faccia dell'attuale presidente della Regione, Renato Schifani, nello sfogliare con attenzione tutti i giornali e ritrovarsi i titoloni che l'ex presidente della Regione, Raffaele Lombardo, ci ha gentilmente donato: «Lombardo: Schifani bis unica soluzione».

 

Mentre la maggioranza - con tutte le ipotesi del caso, s'intende - brinda con giubilo e festeggia questa sterzata del primo degli autonomisti, solo uno deve essersi sentito davvero in pericolo: Renato Schifani.

 

Diciamocelo chiaramente: quando parlano due presidenti di una regione come quella siciliana, entrambi classe '50, entrambi con una storia politica molto precisa e sulla gobba il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica, non stanno mica parlando due assessori regionali. Cambia proprio il registro; diventa impenetrabile.

 

E nel leggere quei titoli, il governatore, in quell'esatto momento, ha capito che è più probabile che il prossimo presidente della Regione sia del Partito Democratico che Schifani stesso.

 

Poi c'è l'altro che se la ride da Roma: Giorgio Mulè. Anche lui, pur essendo giovanotto rispetto ai due (classe '68), ha capito tutto.

 

A leggere le cronache ufficiali, sembrerebbe di assistere al trionfo della continuità: Schifani, Totò Cardinale, La Russa e, a questo punto, lo stesso Lombardo sono intenzionati a blindare Palazzo d'Orleans, respingendo al mittente qualunque velleità di rinnovamento. 

 

Ci spacciano un Mulè isolato, liquidato dalle logiche di partito e persino osteggiato dall'area forzista in nome del “no alle decisioni calate da Roma” - di deluchiana memoria. Ci raccontano di un Lombardo che si adegua, che benedice il governatore uscente per pragmatismo e per difendere i propri spazi.

 

Qualcuno la chiama scossa d'assestamento, noi preferiamo lombardata: una manovra diversiva ad uso e consumo dei chimici di palazzo. I fatti, invece, parrebbero indicare che Mulè avrà l'appoggio di Lombardo. E Schifani lo sa.

 

L'apparente endorsement dell'ex governatore autonomista in favore dell'uscente (il 25 settembre si entrerà nell'ultimo anno) è in realtà un bacio di Giuda dato con molto garbo e rispetto, una mossa tattica per congelare il quadro e costringere la maggioranza a guardarsi, per la prima volta dopo quattro anni, allo specchio.

 

Quando Lombardo dichiara che Schifani è «l'unica soluzione» e contemporaneamente alza la posta sulla pregiudiziale territoriale contro i diktat romani, non sta blindando il presente: sta scavando il solco per il futuro. Sta ponendo le condizioni che renderebbero lo "Schifani bis" un'ipotesi politicamente morta in partenza.

 

Mulè, dal canto suo, muove le sue pedine con calma. 

 

Da settimane insiste sulla necessità di fare presto, di discutere del programma, di affrontare i nodi reali di una Sicilia allo stremo. Si sente pronto, sì, ma nemmeno con troppa convinzione. Evita una bruciatura.

 

L'agitazione che regna attorno a Schifani, le benedizioni di La Russa nella sua Ragalna o i catenacci dei fedelissimi azzurri non sono sintomi di forza, ma di panico. 

 

Il sistema prova a blindare l'uscente proprio perché sente scricchiolare le fondamenta. La partita per la Presidenza della Regione è apertissima; per tutti, meno per Schifani.

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