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SAC, gli aeroporti non sono cose private: sulla privatizzazione anche il centrodestra adesso pretende le carte

17-09-2026 06:00

Pierluigi Di Rosa

Cronaca, SAC&CamCom, SAC, sac, nico-torrisi, camera-di-commercio-del-sud-est, aeroporto-di-catania, antonio-belcuore, rosario-condorelli, luca-sbardella,

SAC, gli aeroporti non sono cose private: sulla privatizzazione anche il centrodestra adesso pretende le carte

Tra valutazioni da spiegare, audizioni discordanti e difese d’ufficio, cresce la richiesta di controllo sul futuro di un patrimonio dei siciliani.

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Ormai resta solo Schifani a reggere il castello di sabbia

Tra valutazioni da spiegare, audizioni discordanti e difese d’ufficio, cresce la richiesta di controllo sul futuro di un patrimonio dei siciliani.

 

Santo Primavera, deputato regionale MPA autore di diversi interventi sul tema, parte da una constatazione che dovrebbe mettere in imbarazzo parecchi palazzi: per conoscere gli sviluppi della privatizzazione degli aeroporti di Catania e Comiso, un deputato regionale deve leggere il giornale finanziario.

 

«È il Sole24Ore, maggiore quotidiano finanziario italiano, che nel silenzio delle istituzioni regionali ci fa apprendere l’11 settembre lo stato dell’arte sulla privatizzazione dell’aeroporto di Catania e Comiso», denuncia il parlamentare autonomista.

 

La questione è tutta qui, prima ancora delle cifre e dei nomi degli aspiranti compratori: chi rappresenta i siciliani pretende di sapere che cosa si sta facendo di un’infrastruttura decisiva per il loro futuro.

Una pretesa elementare, che nella vicenda SAC sembra essere diventata un’insopportabile interferenza.

 

E adesso la richiesta si allarga dentro la stessa maggioranza di centrodestra.

A Catania, i capigruppo di MPA, Forza Italia, Prima l’Italia-Lega e Gruppo Misto chiedono una seduta straordinaria del Consiglio comunale e l’attivazione della Commissione speciale SAC.

 

Sul tavolo ci sono la cessione del controllo della società, la documentazione della procedura e le ricostruzioni divergenti attribuite alla presidente Anna Maria Rita Quattrone e alla consigliera di amministrazione Francesca Garigliano.

 

Nel frattempo, due consiglieri forzisti attaccano il proprio capogruppo perché ha aderito all’iniziativa.

Insomma: mentre qualcuno domanda di aprire i fascicoli, qualcun altro si preoccupa di richiudere i ranghi.

 

Andiamo con ordine:

Primavera: «Il Parlamento siciliano sta sottovalutando questa chiara svendita»

L’intervento di Primavera investe il merito economico e politico dell’operazione.

Secondo la ricostruzione di Radiocor dell’11 settembre richiamata dal deputato, SAVE sarebbe pronta a proseguire nella procedura presentando un’offerta non vincolante per acquisire la maggioranza della SAC, la società che gestisce gli aeroporti di Catania e Comiso.

Anche Corporación América Airports sarebbe orientata a presentare un’offerta, mentre F2i, attraverso 2i Aeroporti, starebbe valutando se continuare sul dossier della Sicilia orientale oppure concentrarsi sulla privatizzazione dello scalo di Palermo.

 

Il calendario riportato da Primavera indica il 12 novembre come termine per le offerte non vincolanti, cui dovrebbe seguire la fase delle offerte vincolanti, con l’obiettivo di concludere entro la fine dell’anno.

 

Sono indicazioni sul percorso dell’operazione, non una vendita già conclusa né un prezzo definitivamente stabilito.

Ma il problema politico sollevato dal deputato rimane intatto: il mercato sembra conoscere tempi e prospettive di una partita sulla quale gli organismi rappresentativi reclamano ancora informazioni.

 

Primavera non usa perifrasi:

«Il Parlamento siciliano sta sottovalutando questa chiara svendita che priva la Sicilia di un asset infrastrutturale strategico, conclamando la definitiva colonizzazione della nostra Isola».

“Svendita” è il giudizio politico del parlamentare.

Per verificare se le condizioni economiche giustifichino quell’accusa servono le valutazioni, le ipotesi industriali e gli atti sui quali si sta costruendo la cessione.

Esattamente ciò che viene chiesto.

 

Dal 51 al 61 per cento: quali quote, quale valore, quali garanzie?

Nella dichiarazione di Primavera, la partecipazione da cedere viene indicata nel 51% del capitale, con la possibilità, secondo indiscrezioni, di arrivare al 61%.

Il valore richiamato oscilla fra 500 e 600 milioni di euro.

 

Qui la precisione è indispensabile.

Se quella cifra rappresentasse il valore del 100% del capitale, il 51% corrisponderebbe aritmeticamente a 255–306 milioni di euro.

Alle stesse condizioni, il 61% corrisponderebbe a 305–366 milioni.

Ma una proporzione non è una perizia e non è il prezzo di un’operazione.

Occorre chiarire se le cifre circolate riguardino il capitale azionario oppure il valore complessivo dell’impresa, come vengano considerati debiti e disponibilità finanziarie e quali obblighi accompagnino il trasferimento del controllo.

 

Quanto viene incassato dai soci e quanto viene investito negli aeroporti sono, inoltre, due questioni diverse.

Confonderle permette di vendere come sviluppo del territorio ciò che potrebbe essere soltanto il corrispettivo di una cessione.

Primavera richiama anche il caso portoghese di Porto, citando una valutazione di circa 1,2 miliardi a fronte di un traffico stimato in 3,5 milioni di passeggeri.

Il riferimento esprime il suo allarme sul possibile sottovalore, ma non può diventare automaticamente una dimostrazione: per confrontare operazioni aeroportuali occorre verificare perimetro della vendita, durata delle concessioni, redditività, indebitamento e investimenti richiesti.

 

La risposta seria a una contestazione sul prezzo è rendere verificabili i criteri con cui quel prezzo viene costruito.

Le rassicurazioni, anche quando pronunciate con grande autorevolezza, non fanno bilancio.

 

Dieci pretendenti e una domanda: che cosa rimarrà al territorio?

Sempre secondo la ricostruzione richiamata da Primavera, a fine luglio sarebbero stati selezionati dieci soggetti su quattordici per accedere alla seconda fase:

  • Corporación América Airports;
  • Royal Schiphol Group;
  • Mundys;
  • Adani Airport Holdings;
  • SAVE;
  • 2i Aeroporti;
  • MAG Overseas Investment;
  • Oman Airports Management Company;
  • Macquarie European Infrastructure Fund;
  • VINCI Airports.
  •  

L’interesse di operatori internazionali è un elemento rilevante.

Non sostituisce, però, la verifica dell’interesse pubblico.

Chi controllerà la società potrà incidere sulle scelte industriali di due infrastrutture essenziali per mobilità, turismo, imprese e occupazione.

Per questo le domande devono precedere la firma: quali investimenti saranno obbligatori, quali tutele accompagneranno i lavoratori, quale funzione sarà garantita a Comiso, quali strumenti conserveranno i soci pubblici?

E ancora: quali conseguenze scatteranno se gli impegni non saranno rispettati?

Il territorio non può essere convocato soltanto per applaudire il nuovo proprietario.

 

L'Ordine del Giorno

MPA, Forza Italia e Lega chiedono il controllo: la questione entra nella maggioranza

Il passaggio politicamente più significativo arriva da Palazzo degli Elefanti.

Il comunicato dei capigruppo di MPA, Forza Italia, Prima l’Italia-Lega e Gruppo Misto annuncia un ordine del giorno sulla cessione della quota di controllo della SAC e chiede una seduta straordinaria del Consiglio comunale.

 

È un’iniziativa che porta la richiesta di verifica dentro tre componenti determinanti della maggioranza di centrodestra, in un quadro di contestazioni nel quale è presente anche il Gruppo Misto con Movimento 5 Stelle e Partito Democratico.

Le due cose vanno tenute distinte: nella nota congiunta le sigle indicate sono quelle dei quattro gruppi consiliari, compreso il Misto.

Il messaggio istituzionale è comunque netto:

«Non siamo di fronte a una semplice operazione societaria, ma a una decisione che riguarda il principale aeroporto della Sicilia orientale e che coinvolge direttamente cittadini, imprese, lavoratori e istituzioni».

 

I promotori chiedono che il Consiglio possa conoscere e verificare scelte destinate a produrre effetti per decenni.

La richiesta è di riportare la procedura sotto un controllo istituzionale effettivo, rendendo operativa la Commissione speciale SAC già deliberata.

Il comunicato insiste sull’acquisizione degli atti e sulle audizioni: non documenta una sospensione già disposta della vendita.

La differenza conta.

Ma conta anche il significato politico: una parte della maggioranza non accetta più di assistere alla privatizzazione dalla sala d’attesa.
L’iniziativa dei capigruppo.

 

Quattrone e Garigliano: la contraddizione sugli atti deve essere chiarita

Il punto più delicato riguarda quanto sarebbe stato riferito nelle audizioni parlamentari.

Secondo la ricostruzione contenuta nel comunicato dei capigruppo, il 17 giugno 2026 la presidente Quattrone avrebbe, (anzi: HA di sicuro considerato che così è scritto a verbale della commissione ed è audioregistrato da Radio Radicale!) dichiarato che i componenti del Consiglio di amministrazione erano stati informati sui passaggi della procedura e avevano ricevuto la documentazione necessaria a disporre di una visione completa.

 

Successivamente, nell’audizione del 27 luglio 2026 presso la IV Commissione dell’ARS, la consigliera SAC avvocato Garigliano ha descritto una situazione differente.

La consigliera avrebbe riferito di avere richiesto formalmente, anche mediante PEC, i contratti degli advisor e la documentazione da questi prodotta, ricevendo un diniego.

Non stiamo parlando di una curiosità di corridoio.

Stiamo parlando della possibilità, per una componente del CdA, di conoscere atti relativi alla cessione del controllo della società che amministra.

Le due ricostruzioni presentano una divergenza sostanziale, che richiede un dovuto accertamento.

 

I capigruppo chiedono precisamente questo:

«Servono documenti, protocolli, date e riscontri formali».

Quali atti sono stati richiesti?
Quali sono stati consegnati?
Quando?
E quali sono stati eventualmente negati, da chi e con quale motivazione?

Domande elementari.

Proprio per questo, difficili da liquidare.

 

La Commissione speciale SAC deve lavorare, non arredare le delibere

La richiesta dei promotori è di mettere la Commissione speciale nelle condizioni di acquisire la documentazione, convocare i vertici SAC e ascoltare i componenti del CdA.

«La Commissione Speciale non può rimanere sulla carta.
Deve essere attivata immediatamente».

 

Una commissione deliberata e lasciata inattiva produce un risultato comodissimo: consente di esibire l’esistenza del controllo senza sopportarne l’esercizio.

Qui, invece, il controllo deve diventare concreto.

Deve riguardare la valutazione della società, gli incarichi agli advisor, le regole della procedura, le informazioni trasmesse agli amministratori e gli impegni richiesti agli acquirenti.

Sudpress racconta da tempo l’allargamento delle contestazioni.

 

Già nell’articolo «La fine del Valzer della Sac» avevamo descritto la convergenza di amministratori, associazioni, esponenti politici e sindacati sulle richieste di trasparenza e garanzie.

Oggi quelle domande acquistano ulteriore peso dentro le istituzioni.

Continuare a trattarle come fastidi personali significa non avere compreso la dimensione della vicenda.

 

Forza Italia si divide: Barbagallo e Scalia contro il «giovane capogruppo»

Ed ecco la scena che racconta il clima meglio di molti comunicati.

I consiglieri di Forza Italia Gerri Barbagallo e Agata Scalia prendono pubblicamente le distanze da Piermaria Capuana, capogruppo del loro stesso partito, che poi è il partito del presidente della regione Renato Schifani che rappresenta l'ultimo baliuardo a tutela di uno status quo sempre meno sostenibile.

 

Nella nota disapprovano le iniziative del «giovane capogruppo».

Giovane.

Si discute della cessione del controllo degli aeroporti, della disponibilità degli atti, del ruolo del Consiglio comunale.

E nel rimprovero compare l’anagrafe.

Come se per chiedere una PEC occorresse prima maturare un’anzianità di obbedienza.

 

I due consiglieri contestano anche le competenze della commissione e sostengono che l’iniziativa rappresenti un’ingerenza nella procedura, anziché un contributo alla trasparenza.

La definiscono una «banale e inconsistente intromissione» e un «gioco ridicolo», prospettando conseguenze nei rapporti interni al gruppo, al partito e alla coalizione del sindaco Trantino.


La posizione di Barbagallo e Scalia.

È una posizione politica che merita una domanda altrettanto politica: quale sarebbe, allora, la sede adeguata per permettere ai rappresentanti della città di verificare questa operazione?

Se si ritengono incerti i poteri della commissione, li si chiarisca.

Se si contestano le richieste, si spieghi quali siano improprie.

La svalutazione personale del capogruppo lascia invece irrisolto tutto il merito.

 

D’Agostino, Torrisi e Belcuore: le amicizie non sostituiscono le risposte

Barbagallo e Scalia fanno riferimento all’area politica del deputato regionale Nicola D’Agostino, oggi in Forza Italia, dopo i precedenti passaggi nel MPA e nel PD.

 

Sul fondo resta il tema dei rapporti politici e personali con Nico Torrisi, amministratore delegato SAC, e con Antonio Belcuore, commissario straordinario della Camera di Commercio del Sud Est, socio di maggioranza della società aeroportuale.

D’Agostino ha rivendicato la propria amicizia con entrambi.

Essere amici non dimostra irregolarità.

Ma d'altro canto non certifica la correttezza di una procedura e non può diventare un argomento per sottrarla alle verifiche.

 

Torrisi deve rispondere delle scelte gestionali.

La presidente Quattrone deve chiarire quanto riferito sulla disponibilità della documentazione.

Belcuore, che incarna criticità ormai gigantesche, deve rendere conto delle decisioni assunte nella rappresentanza del socio pubblico di maggioranza.

La politica deve spiegare quali interessi collettivi intenda tutelare e con quali strumenti.

Nessuno di questi compiti può essere assolto presentando l’elenco delle persone di cui ci si fida.

Prima delle firme, le risposte: gli aeroporti riguardano tutti

La privatizzazione della SAC sta diventando un banco di prova della qualità delle istituzioni siciliane.

Da una parte ci sono investitori, consulenti, scadenze e ipotesi economiche.

Dall’altra, rappresentanti eletti che chiedono di conoscere i documenti e una città alla quale non si può domandare fiducia senza spiegazioni.

 

Il fronte della verifica si allarga e attraversa la maggioranza.

È questo il fatto politico che rende sempre meno credibile la rappresentazione di ogni critica come un’iniziativa pretestuosa.

Adesso servono risposte verificabili: sul valore della società, sulla quota da cedere, sulle garanzie per Catania e Comiso, sulle tutele dei lavoratori e sulle dichiarazioni rese nelle sedi istituzionali.

Il governo regionale deve assumersi la responsabilità politica di spiegare quale futuro intenda garantire ai due scali.

Il Consiglio comunale deve poter esercitare il proprio ruolo.

E i vertici SAC devono mettere gli organismi competenti nelle condizioni di controllare.

 

Gli aeroporti non diventano una faccenda privata perché qualcuno ha deciso di privatizzarne il gestore.

Ai siciliani si devono le carte.

La lista degli amici l’hanno già capita.

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Nella denuncia hanno sostenuto che "gli atti erano stati secretati per tutelare il processo di privatizzazione in virtù del principio di libera concorrenza." 

 

E noi ridiamo!











































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