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Ordine dei medici di Catania, elezioni a novembre: il Codacons apre la campagna, ma il nodo sono le poltrone o

24-09-2026 06:00

Pierluigi Di Rosa

Sanità, FOCUS,

Ordine dei medici di Catania, elezioni a novembre: il Codacons apre la campagna, ma il nodo sono le poltrone occupate da decenni

Esiste una questione molto seria: la permanenza per decenni delle stesse persone nei luoghi della rappresentanza professionale

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(la foto di copertina è ovviamente generata con AI ma l'edificio sullo sfondo è reale: si tratta della fantomatica “sede che non c'è” dell'Ordine dei Medici di Catania in via Galermo. Costata milioni di euro, con mutuo che i medici stanno continuando a pagare, mai entrata in funzione ed attualmente all'asta andata due volte deserta con relativa diminuzione di oltre il 20% di valore).


Le elezioni per il rinnovo dell’Ordine dei medici di Catania, attese agli inizi del prossimo novembre, entrano nel dibattito pubblico con un intervento del Codacons che, di fatto, apre la campagna elettorale.

 

Il segretario nazionale Francesco Tanasi, con un comunicato diffuso nella giornata di ieri, ha ritenuto di mettere in guardia dal rischio che l’istituzione diventi un terreno di conquista e ricorda che il voto appartiene ai professionisti, ma le conseguenze riguardano anche i cittadini.

 

Un richiamo opportuno, che dovrebbe però spingersi oltre le possibili interferenze della politica.

 

Perché esiste una questione almeno altrettanto seria, forse persino di più: la permanenza per decenni delle stesse persone nei luoghi della rappresentanza professionale.

 

Difendere l’autonomia di un Ordine significa anche chiedersi quanto sia realmente aperto al ricambio, quanto siano contendibili le sue cariche e quanto spazio rimanga a chi non appartiene alle reti di relazioni già consolidate.

 

Il comunicato del Codacons ha un titolo inequivocabile: «Il voto di novembre riguarda anche i cittadini».

Tanasi ricorda che gli organi eletti eserciteranno funzioni pubbliche che incidono sulla qualità della professione, sulla deontologia e sulla tutela della salute.

E avverte:

«Non può diventare terreno di conquista per gruppi, appartenenze, personalismi o interessi estranei alla sua missione».

L’associazione dei consumatori precisa che seguirà il percorso elettorale senza esprimere preferenze per candidati o liste.

 

Il suo intervento introduce comunque il tema decisivo della competizione: a chi deve rispondere l’Ordine?

Agli iscritti e alla collettività, oppure agli equilibri di gruppi capaci di riprodurre indefinitamente la propria influenza?

 

Il problema non è soltanto la politica che vuole entrare.

Il rischio di condizionamento politico è credibile e merita attenzione, ma si potrebbe addirittura lanciare la provocazione che forse, considerato lo status quo, sarebbe persino preferibile piuttosto che persistere nell'attuale cristallizzazione di alcune posizione che probabilmente non ha eguali al mondo.

 

Sarebbe persino un errore considerarlo più pericoloso della chiusura interna di un’istituzione che dovrebbe rappresentare una comunità professionale vasta e plurale.

 

Un gruppo di potere stabilmente insediato può infatti incidere più profondamente di una singola incursione di partito.

Accumula relazioni, conoscenza dei meccanismi, visibilità e capacità di orientare le successioni: e a volte capita che si arrivi ad esagerare.

Proprio come accaduto a Catania come accertato dall'indagine giudiziaria che ne ha decapitato parte dei vertici dell'attuale consiglio uscente.

 

Si pone quindi una questione democratica quando il ricambio diventa eccezionale e la continuità personale sembra trasformarsi nel requisito indispensabile per governare.

È in questo senso politico e istituzionale che si può parlare di rappresentanza “occupata”: quando una funzione temporanea finisce per identificarsi con chi la esercita.

 

Il confronto elettorale dovrebbe servire proprio a discutere questo modello, chiedendo conto dei risultati e offrendo alternative effettive. Vedremo.

 

Il caso Marcone: nell’Ordine dal 1994, alla guida degli odontoiatri dal 1997

Un esempio concreto è quello di Gianpaolo Marcone, componente del consiglio direttivo dell'Ordine di Catania in rappresentanza degli odontoiatri.

L'altro componente spettante ai dentisti era Ezio Campagna, ne parleremo a seguire, anche lui in carica per lunghissimo tempo e vice presidente dell'ordine sino al momento del suo arresto.

 

Nel curriculum pubblicato dal CEFPAS, Marcone dichiara di essere consigliere dell’Ordine di Catania dal 1994 e presidente dell’Albo degli odontoiatri dal 1997.

Le pagine istituzionali lo indicano ancora nel Consiglio direttivo e alla presidenza della Commissione Albo Odontoiatri per il mandato 2023–2026.

Tra quelle prime date e il voto di novembre sono trascorsi rispettivamente 32 e 29 anni.

 

Quindi, un medico nato quando Marcone iniziava il suo percorso ordinistico può oggi essere laureato, specializzato e pienamente inserito nella professione.

E ritrovare ancora lo stesso nome ai vertici della rappresentanza odontoiatrica.

 

Pazzesco, ma possibile che in trent'anni gli odontoiatri catanesi non siano stati in grado di offrire a se stessi un minimo di ricambio, di alternativa?

 

È ragionevole interrogarsi su quanto questo modello favorisca la partecipazione e su quanto, invece, renda difficile costruire un’alternativa?

 

Dall’Ordine di Catania all’ENPAM: gli incarichi nazionali

Il percorso di Marcone non si esaurisce a Catania.

È stato componente della Consulta ENPAM della libera professione per la Sicilia dal 2005 all’aprile 2020.

Nel 2020 è stato eletto sindaco effettivo dell’ENPAM, incarico nel quale è stato riconfermato il 28 giugno 2025, con 99 voti, per il mandato 2025–2029.

Compare inoltre fra i consiglieri di amministrazione di ENPAM Real Estate, con decorrenza indicata nel curriculum al primo agosto 2015.

 

Sono funzioni che comportano ruoli significativi e, in alcuni casi, compensi.

Dal primo gennaio 2026 l’indennità annua lorda prevista per un sindaco effettivo ENPAM è di 45 mila euro, oltre alle indennità di partecipazione e ai rimborsi disciplinati dalla relativa delibera.

 

Ed è anche opportuno cominciare a rendere il più possibile chiaro agli iscritti l’intero sistema di incarichi, deleghe, compensi e responsabilità che collega la rappresentanza locale agli organismi nazionali. Proprio i medici più giovani dovrebbero cominciare ad occuparsene di più perché ne va del loro futuro e, quel che più interessa a noi, della qwualità dei servizi sanitari.

 

Oliveti, presidente dal 2012 e negli organismi ENPAM dagli anni Novanta

L’ENPAM gestisce la previdenza dei medici e degli odontoiatri e un patrimonio di dimensioni enormi.

 

Nel giugno 2025 la stessa Fondazione indicava un valore di mercato superiore a 29 miliardi di euro, annunciando la riconferma di Alberto Oliveti con oltre il 95% dei voti.

 

Oliveti è presidente dal 2012.

La biografia istituzionale pubblicata al momento della sua prima elezione lo collocava nella Consulta già dal 1990, nel Consiglio di amministrazione dal 1996 e alla vicepresidenza dal 2010.

 

Dunque quattordici anni alla presidenza e una presenza negli organismi dell’ente che attraversa oltre tre decenni.

 

Una continuità che merita un confronto pubblico sul rapporto fra esperienza, concentrazione delle responsabilità e capacità di rinnovamento.

Le pensioni dei medici richiedono competenza, controlli efficaci e trasparenza, senza che nessuna persona possa essere considerata insostituibile.

 

La contestazione della Procura contabile e la posizione di Oliveti

Nel giugno 2026, un’inchiesta di Open, basata su un atto della Procura contabile, ha riferito una contestazione a Oliveti per un presunto danno di 1.968.654 euro.

Le contestazioni riguardano compensi ritenuti eccedenti e remunerazioni per incarichi collegati ai fondi dell’ente.

 

Già in precedenza diverse indagini hanno riguardato la gestione finanziaria dell'ente ed ultimamente rimane sotto la lente delle procure la partecipazione a scalate bancarie.

 

Adesso, finalmente, il confronto sulla qualità della governance diventa non solo necessario ma indispensabile, indipendentemente dall’esito giudiziario.

La responsabilità di spiegare agli iscritti come vengono amministrate le loro risorse esiste ogni giorno, non soltanto quando interviene una magistratura.

 

Il ricambio secondo la Corte costituzionale e la Cassazione

La permanenza nelle cariche ha anche una precisa dimensione giuridica.

Con la sentenza 173 del 2019, relativa agli ordini forensi, la Corte costituzionale ha riconosciuto la legittimità dei limiti ai mandati come strumenti per favorire il ricambio, impedire la cristallizzazione della rappresentanza e tutelare l’effettiva parità nell’accesso alle cariche.

 

La pronuncia richiama anche la sentenza 32781 del 2018 delle Sezioni unite della Cassazione, intervenuta sui mandati dei consiglieri degli ordini degli avvocati.

Queste decisioni non possono essere trasformate automaticamente in una dichiarazione di ineleggibilità di Marcone o Oliveti: occorre verificare le norme e gli statuti applicabili ai rispettivi incarichi.

 

Ma il principio istituzionale che esprimono è chiaro.

Il ricambio serve a proteggere la rappresentanza dalla formazione di posizioni dominanti.

E il caso delle casse previdenziali dei medici e dei veterinari rende la questione particolarmente concreta.

 

Limite dei mandati: ai veterinari il divieto, all’ENPAM il via libera

Esiste infatti una vicenda che impone di chiedere spiegazioni: il diverso trattamento riservato all’ENPAV dei veterinari e all’ENPAM dei medici.

È il tema già richiamato da Sudpress nell’approfondimento dedicato alle denunce del professor Giansalvo Sciacchitano, dell’associazione AMIRE e del movimento “Stop questo ENPAM”.

 

Il confronto riguarda due casse previdenziali praticamente omologhe se non addirittura funzionalmente identiche, sottoposte alla vigilanza degli stessi ministeri, quello del Lavoro e quello dell’Economia.

E due richieste di aumentare il numero dei mandati ammissibili ai vertici, che hanno ricevuto risposte opposte.

 

Nel 2020, l’ENPAV approvò una modifica che portava da due a tre il limite dei mandati per presidente, consiglieri di amministrazione e sindaci, aumentando anche quello dei delegati.

Con un provvedimento del 17 febbraio 2021, il Ministero del Lavoro, di concerto con quello dell’Economia, negò l’approvazione.

L’ente dei veterinari ricorse al TAR Lazio, che respinse il ricorso con la sentenza 9781/2021, decisa il 20 luglio e pubblicata il 13 settembre 2021.

Il passaggio decisivo è nelle motivazioni.

Secondo il Tribunale, la vigilanza ministeriale deve assicurare anche la democraticità dell’ente.

Le modifiche proposte non la garantivano compiutamente, scrivono i giudici, «attesa la proroga dei mandati in contrasto anche con la decisione della Corte Costituzionale n. 173/2019».

 

Il richiamo al ricambio, dunque, è stato utilizzato dal giudice amministrativo proprio nel giudizio su una cassa previdenziale professionale.

Nel 2025 i ministeri autorizzano il terzo mandato ENPAM

Quattro anni dopo, per l’ENPAM, l’esito è diverso.

Il nuovo statuto, deliberato dall’Assemblea nazionale il 1° marzo 2025, viene approvato con decreto interministeriale del 1° aprile 2025.

La modifica aumenta da due a tre i mandati consecutivi, riducendone contemporaneamente la durata da cinque a quattro anni.

Il via libera consente a Oliveti di essere nuovamente eletto nel giugno 2025 per il mandato fino al 2029.

 

La riduzione della durata dei singoli mandati è una differenza da riportare.

Ma non cancella la questione centrale: perché l’allungamento della permanenza consentita ai vertici viene respinto per una cassa e autorizzato per l’altra?

 

Il problema è arrivato anche in Parlamento.

Nell’interrogazione 3-01998 del 25 giugno 2025, le senatrici Mariolina Castellone ed Elisa Pirro hanno chiesto ai ministri se la modifica ENPAM fosse compatibile con la giurisprudenza sui mandati e se si fosse configurata una disparità di trattamento rispetto all’ENPAV.

 

L’interrogazione non costituisce una sentenza di illegittimità sullo statuto ENPAM.

Documenta, però, che la contraddizione è stata formalmente posta al Governo e richiede una spiegazione puntuale delle ragioni che distinguerebbero i due casi.

 

Il ricambio non può essere un principio da invocare per alcuni e un ostacolo da rimuovere per altri.

È una questione che riguarda anche le elezioni catanesi: chi chiede agli iscritti un nuovo mandato dovrebbe spiegare quale idea abbia dei limiti al potere, dell’avvicendamento e dell’accesso delle nuove generazioni alla rappresentanza.

 

Campagna e Missale: la ferita giudiziaria dell’Ordine catanese

Il voto arriva, inoltre, dopo una vicenda che ha colpito figure centrali dell’Ordine.

 

Nunzio Ezio Campagna, vicepresidente nella compagine insediata nel 2023 adesso in scadenza, ha patteggiato una pena di tre anni e nove mesi nell’inchiesta sulla sanità e sulle selezioni pilotate.

 

Gesualdo Antonino Missale, già direttore amministrativo dell’Ordine, è stato condannato nel giugno 2024, in primo grado con rito abbreviato, a sei anni e otto mesi.

 

L’indagine ha ricostruito un sistema di selezioni orientate a favorire persone predeterminate e interessi familiari, estendendosi anche al concorso per la direzione amministrativa dell’Ordine.

Le responsabilità penali sono personali e i diversi esiti processuali devono restare distinti.

 

Sul piano istituzionale, però, una domanda riguarda tutti: quali controlli, quali procedure e quale cultura della trasparenza possono impedire che simili vicende si ripetano?

Sostituire alcuni nomi senza discutere il funzionamento dell’organizzazione sarebbe una risposta insufficiente.

 

L’indiscrezione di Sudpress: una lista di giovani medici

In questo scenario potrebbe inserirsi una novità.

Secondo fonti attendibili raccolte da Sudpress, sarebbe in preparazione una lista composta da giovani medici, intenzionati a proporre una discontinuità nella gestione dell’Ordine.

 

L’iniziativa, ancora da formalizzare, potrebbe portare al centro della competizione il rapporto fra rappresentanza professionale, condizioni di lavoro e qualità dell’assistenza.

L’obiettivo riferito alla nostra redazione sarebbe quello di rendere l’Ordine più incisivo nel confronto sulla sanità e più vicino alle esigenze quotidiane di medici e pazienti.

La sua eventuale comparsa, ed il fatto che se ne comincia a parlare, avrebbe comunque un significato politico preciso: verificare se esista uno spazio concreto per una generazione che chiede di partecipare alle decisioni.

 

L’età, naturalmente, non basta.

Serviranno autonomia, competenze e impegni verificabili su trasparenza, durata degli incarichi e rendicontazione dell’attività.

Il rinnovamento si misura anche dalla disponibilità a stabilire, fin dall’inizio, regole che valgano per chiunque vinca.

 

Un Ordine che torni a occuparsi di medici e pazienti

Il Codacons ha ragione quando ricorda che l’Ordine non è un sindacato e che la sua funzione riguarda l’intera collettività.

Proprio per questo, la campagna elettorale dovrebbe misurarsi con questioni concrete: sicurezza dei professionisti, indipendenza delle scelte cliniche, formazione accessibile, correttezza deontologica e tutela della relazione con il paziente.

Dovrebbe chiedere a ogni candidato quali risultati intenda ottenere e come renderne conto.

E dovrebbe pretendere incarichi trasparenti, procedure comprensibili e possibilità effettive di ricambio.

 

Il monito «giù le mani dall’Ordine» acquista pieno significato se vale per tutti.

Per la politica che cerca influenza non trasparente.

Per le reti interne che difendono posizioni consolidate.

Per chiunque confonda una responsabilità ricevuta dagli iscritti con un ruolo destinato a durare indefinitamente.

 

A novembre i medici catanesi avranno l’occasione di decidere se confermare questo modello o cominciare a cambiarlo.


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