Uno scenario di guerra quello che ci si ritrova percorrendo la famosa pista ciclabile di viale Africa.
Mattonelle maciullate in più tratti, che mostrano la nuda terra sotto. Sembrano i segni di una granata esplosa, manco fossimo a Gaza.
Accatastati a lato della pista, i resti, nell’abbandono più totale.
Una situazione indecorosa, già grave, che diventa imperdonabile se si considera il fatto che la pista è stata inaugurata, tra mille proteste e difficoltà, nei primi mesi del 2026.
Due milioni di euro, questo il costo di un’opera inutile, vista l’assenza di ciclisti.
Due milioni di euro che fanno parte di un piano da quasi 4 milioni che prevede il collegamento di un percorso ciclopedonale da piazza Europa alla Plaia.
L’intervento su Viale Africa rientra in un programma più ampio, finanziato con fondi del PNRR, suddiviso in più stralci. Il progetto originario prevedeva un percorso ciclopedonale da piazza Europa, all’altezza della stazione RFI, fino alla fermata della metropolitana Giovanni XXIII, e in prospettiva il raccordo con la pista del Lungomare, lunga 2.200 metri, che rappresenta il primo tratto di un collegamento destinato ad arrivare fino a piazza Duomo.
Il tracciato è stato pensato per non ridurre le carreggiate esistenti, sviluppandosi in alcuni tratti sul marciapiede e in altri su corsia protetta, con una larghezza complessiva di circa 2,50 metri e due corsie contigue, una per senso di marcia, nello stile della pista ciclabile del Lungomare.
In alcuni punti, un cordolo separa il traffico veicolare dalla pista. Ma è proprio qui che emerge tutta l’approssimazione dei lavori: la pista è stata realizzata in parte sopra le mattonelle esistenti, accorciando lo spazio pedonale.
Le denunce sul degrado si sono moltiplicate nel corso del 2026.
Il gruppo Social Lungomare Liberato ha pubblicato un post con foto prima/dopo che mostrerebbero come l’intervento abbia «distrutto» la pavimentazione a contrasto di viale Africa, verniciandola di rosso.
Secondo la denuncia, sarebbero bastate «due linee bianche» per delimitare la corsia per le biciclette, mentre la pista è stata realizzata sopra mattonelle esistenti, accorciando lo spazio pedonale.
Sul fronte della sicurezza, i tombini sostituiti di recente sarebbero ancora pericolosi: una ruota da corsa, di quelle strette e veloci, può entrare nelle fessure delle grate, aumentando il rischio di cadute e incidenti, specialmente nelle ore serali.
Il fondo stradale risulta visibilmente degradato e irregolare, elemento che aggrava ulteriormente le condizioni di sicurezza per gli utenti della pista.
Un’opera che, allo stato attuale, appare inutilizzata e lontana dall’obiettivo dichiarato di incentivare la mobilità ciclabile in città.
Non è solo il degrado a pesare, ma l’ennesima dimostrazione di incuria da parte dell’amministrazione: un’opera inaugurata con enfasi, finanziata con risorse pubbliche, e già lasciata a sé stessa, senza manutenzione, senza controllo, senza vergogna.
Un'opera che oggi è il simbolo di una gestione approssimativa, di lavori eseguiti con leggerezza e di una città che continua a spendere milioni per interventi che il tempo, l’incuria e l’assenza di responsabilità trasformano in macerie.











