
Come in Aspettando Godot, il campo largo - dal tavolo stretto - sta aspettando Catenot; o meglio, Catenot De Luca.
Chi conosce l'opera di Beckett sa che il dubbio sull'arrivo di Godot rimane un po' sospeso; chi conosce le dinamiche di potere del centrosinistra siciliano, invece, sapeva già che il leader di Sud chiama Nord a quel vertice del Centro Pio La Torre non ci si sarebbe avvicinato nemmeno di striscio.
Anziché presentarsi a quell'incontro, De Luca ha preferito colpire a distanza. E da Fiuggi, in accappatoio e con una tazzina di caffè in mano, fa più danno di una bomba atomica con un post sui social. Ringrazia i rappresentanti di Pd, M5S, Italia Viva e Psi per non aver subito la linea e i "personalismi" di Avs e Controcorrente. Dà dello "sfascista" e del "parolaio" al suo figlioccio Ismaele La Vardera, per poi spingersi a citare don Luigi Sturzo e perfino San Giacomo.

Diciamo che dietro post e stoccate ci potrebbe essere la possibilità che De Luca stia giocando due partite: una regina e l'altra principessa. La partita regina è quella della Sicilia, il sogno del “Governo di Liberazione” e l'ambizione di diventare il nuovo inquilino di Palazzo d'Orléans.
Poi c'è la partita principessa a Roma: tra una seduta spiritica politicalelettorale e l'altra, l'obiettivo pragmatico del sindaco di Taormina è blindare la rappresentanza parlamentare e incassare almeno una o due posizioni, alla fine.
Per mettere il catenaccio alla partita romana ed evitare lo scoglio delle 600mila firme previsto dalla nuova legge elettorale (o legge anti Vannacci) in discussione, De Luca ha accelerato i tempi. Nella Capitale ha cercato una scorciatoia, trovando - come sempre - un asse solido con il presidente dell'Ars Gaetano Galvagno, che lo ha scortato agli incontri verticistici; incontri più ragalnesi che romani, verosimilmente.
Poi c'è Danilo Lo Giudice (Segretario Regionale Sud Chiama Nord) che avverte: «il tempo è quasi scaduto»; di contro il centrosinistra continua a offrirgli sponde - con le aperture di Vladimiro Crisafulli, Davide Faraone o Nello Dipasquale - in quello che somiglia sempre più a un esercizio di puro autolesionismo politico.
De Luca terrà scissi i due livelli: fare accordi a Roma per le Politiche e a Palermo per le Regionali.
Che succede alla fine? Che il campo largo siciliano è finito a gambe all'aria con la propria agenda nelle mani di un leader che ha già un piede e mezzo dall'altra parte. Restare fermi ad attendere le sue mosse significa condannarsi all'irrilevanza: un'opposizione che aspetta le decisioni di De Luca finisce inevitabilmente per comportarsi come un'opposizione che subisce la maggioranza.
Il centrosinistra starà in sala d'attesa, attendendo chi non verrà mai?










