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Disastro SAC, il maggior responsabile è adesso Renato Schifani che mantiene al comando di infrastrutture stra

28-09-2026 06:00

Pierluigi Di Rosa

SAC&CamCom, SAC, sac, nico-torrisi, camera-di-commercio-del-sud-est, aeroporto-di-catania, antonio-belcuore, rosario-condorelli, luca-sbardella,

Disastro SAC, il maggior responsabile è adesso Renato Schifani che mantiene al comando di infrastrutture strategiche gente assurda. E ora deve assolutamente spiegare perché!

E come non bastasse sta per nominare il consulente di Torrisi alla SAC Salvo Nicotra come presidente IRFIS

Ormai resta solo Schifani a reggere 

il castello di sabbia

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3 giorni di blocco e non sanno che pesci prendere

Passeggeri abbandonati, lavoratori esasperati e nomine blindate: dietro l’emergenza cenere c’è un intreccio di scelte politiche da chiarire.

 

L’aeroporto di Catania è nuovamente paralizzato dalla cenere dell’Etna e, nell’aggiornamento della mattina del 27 settembre 2026, la sospensione di arrivi e partenze è stata prorogata fino alle 23.59.

 

I sindacati denunciano il caos, i lavoratori vengono lasciati a fronteggiare l’esasperazione dei viaggiatori e le associazioni dei consumatori chiedono le dimissioni dei vertici.

 

Dopo l’ennesima emergenza, la responsabilità politica principale ha un nome: Renato Schifani.

 

Il presidente della Regione deve spiegare perché continua a sostenere questo assetto di potere e quali risultati, precisamente, giustifichino tanta ostinazione.

 

L’Etna può imporre la sospensione dei voli per ragioni di sicurezza.

La disorganizzazione dell’assistenza e l’assenza di un coordinamento efficace, denunciate da chi lavora negli scali, richiedono invece risposte da chi governa e amministra.

 

Emergenza cenere a Catania: i lavoratori denunciano il «totale caos»

Il lancio AGI del 26 settembre, ore 16.45, riporta una denuncia durissima di Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti Sicilia.

«L’attività vulcanica dell’Etna e le sue ripercussioni sullo scalo di Catania-Fontanarossa non possono più essere trattate come un evento imprevedibile».

I sindacati parlano di un fenomeno «ricorrente e strutturale» e denunciano la «totale assenza di un piano di contingenza o di un protocollo definito e condiviso tra la società di gestione, gli enti regolatori e le parti sociali».

 

È una contestazione precisa: manca, secondo le organizzazioni dei lavoratori, una risposta operativa condivisa all’emergenza.

 

E del resto le denunce di lavoratori, utenti, associazioni di consumatori e nell'ultimo periodo persino istituzioni consiliari e parlamentari (cui, per inciso, la presidente della SAC Quattrone ha bellamente e spudoratamente mentito!), sono confermate proprio dalle ultime “riunioni” tra i vari enti, come quella dello scorso 15 settembre con ENAC in testa, durante le quali ancora si discute di realizzare “protocolli” che dovevano essere già attivi da un decennio e si annunciano fantomatici “softaware” subito rilanciati dalla stampa a pagamento. 

Cioè confessano essi stessi l'assoluta inadeguatezza.

 

Le conseguenze si allargano a Comiso, Palermo e Trapani, investiti dai dirottamenti.

Sugli addetti alla gestione a terra e sui dipendenti delle ditte in appalto ricade la pressione di un sistema che, denunciano i sindacati, pretende di reggersi sul loro sacrificio.

In pratica, chi sta ai banchi deve trovare le risposte che chi sta ai vertici non ha organizzato.

Una concezione piuttosto comoda del management.

Si incassano le responsabilità quando si distribuiscono le deleghe e le si scarica verso il basso quando arrivano i problemi.

 

E se sono gli stessi lavoratori a denunciare che quel piano per fronteggiare l'emergenza non c'è, la questione dovrebbe essere affrontata ai piani più alti degli organi di controllo che proprio non si capisce che tipo di mestiere svolgano.

 

Gli avvertimenti c’erano già: il 22 settembre i sindacati contestavano gli impegni disattesi

Quattro giorni prima del nuovo comunicato, le stesse organizzazioni avevano denunciato pubblicamente il mancato rispetto degli impegni assunti nell’incontro del 13 agosto con l’assessore Alessandro Aricò.

 

Nella nota pubblicata il 22 settembre, contestavano la mancata presentazione del piano strutturato e la mancata predisposizione del fondo destinato a riconoscere il lavoro straordinario degli aeroportuali durante le emergenze.

Chiedevano un confronto operativo con Enac, gestori, compagnie, società di handling e trasporto pubblico.

Dunque il problema era stato segnalato prima dell’ennesimo blocco.

La sorpresa istituzionale, a questo punto, diventa una specialità da esibire con una certa cautela.

 

Il MEC chiede le dimissioni del CdA SAC e dell’assessore Aricò

Anche Il Movimento elettori consumatori, attraverso il presidente Claudio Melchiorre, ricorda che soltanto poche settimane prima Aricò, Torrisi e la presidente del CdA SAC avevano annunciato un piano cenere.

 

Poi descrive ciò che, secondo l’associazione, i passeggeri stanno vivendo:

«Passeggeri senza notizie, passeggeri che devono cercare da soli soluzioni per partire o arrivare, passeggeri senza alternative buttati per terra ad attendere che qualcuno li riporti a casa».

 

Melchiorre annuncia la richiesta di dimissioni immediate del consiglio di amministrazione SAC e dell’assessore regionale ai Trasporti, insieme all’individuazione di un direttore generale capace.

 

«L’incapacità è ragione più che sufficiente per le dimissioni», afferma.

Il punto che pone è elementare: un piano si giudica da ciò che rende possibile durante l’emergenza.

Devono funzionare informazioni, trasferimenti, assistenza e collegamenti tra gli scali.

Se chi viaggia continua a doversi arrangiare, chi quel piano ha annunciato deve mostrarne contenuti, risorse, tempi di attivazione e risultati.

 

Nico Torrisi verso dieci anni consecutivi alla guida della SAC

Nico Torrisi tornò alla guida della società nell’ottobre 2016.

Siamo quindi alla vigilia di dieci anni consecutivi, un tempo più che sufficiente per pretendere una valutazione rigorosa e indipendente della capacità di affrontare un rischio ricorrente, oltre a tutto il resto ovviamente.

 

Il 21 novembre 2025 è stato nuovamente confermato e il nuovo CdA gli ha poi attribuito all’unanimità i pieni poteri.

Il mandato arriva fino all’approvazione del bilancio 2027.

Nella comunicazione sull’insediamento, SAC rivendicava crescita, investimenti e miglioramento dei servizi.

 

Oggi quelle dichiarazioni vanno misurate con la denuncia dei lavoratori.

Quali obiettivi sulla gestione delle emergenze sono stati assegnati all’amministratore delegato e quali sono stati raggiunti?

Dopo quasi un decennio, la continuità dovrebbe produrre organizzazione, memoria operativa e procedure collaudate.

 

Se a ogni nuova crisi ricomincia la richiesta di un protocollo condiviso, quella continuità diventa un problema politico da spiegare ed una incapacità gestionale da sanzionare.

 

Da anni dimostriamo, atti e numeri sempre allegati, che la sua gestione è tra le peggiori immaginabili in termini di performance, risultati finanziari e gestione operativa. 

 

Basta come esempio il report annuale di ENAC sulle percentuali di lavori obbligatori realizzati (ed a proposito non si capisce che cosa combini ENAC con questa concessione!), per non dire di quei pochi eseguiti come il parcheggio BUS costato milioni e per il quale hanno dovuto noleggiare gazebo per fare ombra perché non lo avevano previsto!

Come anche la demolizione del Terminal Morandi, che hanno buttato giù con tanto di benedizione , ma del progetto di ricostruzione non c'è traccia.

 

Al netto delle consulenze sempre le stesse, delle centinaia di milioni di euro con affidamenti diretti, alle concessioni di contributi onerosi ed anche a SRL, alle centinaia di migliaia di euro spesi per pubblicità assurde, agli appalti milionari avviati in conflitto di interesse, interessantissime nomine di RUP, etc. (n.d.a.: su tutti questi temi a giorni qualche cadeaux per i nostri lettori).

 

Belcuore commissario dal gennaio 2023: il provvisorio si avvicina ai quattro anni

Al centro della catena delle nomine che inchioda Schifani a responsabilità pesantissime c’è la Camera di Commercio del Sud Est Sicilia, che detiene oltre il 60% della SAC.

 

A guidarla è Antonino Belcuore, già presidente della Fondazione Carnevale di Acireale, nominato commissario straordinario con decreto del presidente della Regione n. 21 dell’11 gennaio 2023.

Alla fine di settembre 2026 sono trascorsi oltre tre anni e otto mesi e vedono corrispondere un compenso di 340 euro al giorno, 100 mila euro l'anno.

I quattro anni arriveranno nel gennaio prossimo.

 

Un commissariamento abbastanza lungo da far perdere significato all’aggettivo “straordinario”.

La legge regionale 4/2010, all’articolo 3, riscrivendo l’articolo 6 della legge 29/1995, stabilisce che il commissario avvii entro novanta giorni le procedure per il rinnovo del consiglio camerale, pena la decadenza dall’incarico.

Il termine riguarda precisamente l’avvio delle procedure.

La determina di avvio pubblicata dall’ente è la n. 1 del 24 aprile 2024, oltre quindici mesi dopo la nomina; quella procedura venne successivamente revocata, come ricostruito anche negli atti parlamentari.

 

Schifani deve rendere conto degli atti, delle ragioni dei ritardi e dei presupposti giuridici della permanenza del commissario.

La questione della decadenza va affrontata confrontando l’intera sequenza amministrativa con la disciplina applicabile.

La responsabilità politica di un commissariamento che si trascina verso il quarto anno è già davanti agli occhi di tutti.

Prima Schifani chiedeva di aspettare gli organi camerali, poi Torrisi è stato riconfermato

C’è un documento politico che rende particolarmente scomoda la posizione del presidente della Regione.

Nella comunicazione resa pubblica il 18 aprile 2025, Schifani chiedeva a Belcuore di astenersi dalle decisioni sulla governance SAC.

Scriveva che quella scelta spettava agli organi della Camera di Commercio una volta ricostituiti.

Indicava inoltre il 31 agosto 2025 come termine per la composizione degli organismi.

Poi arriva novembre.

La Camera resta commissariata e l’assemblea dei soci rinnova il CdA, confermando Torrisi.

La cronaca della riconferma attribuiva espressamente a Schifani il sostegno alla permanenza dell’amministratore delegato.

 

Che cosa è cambiato tra aprile e novembre?

Perché la rappresentanza camerale, ritenuta necessaria dal presidente, ha smesso di essere una condizione da rispettare?

È una contraddizione che merita una risposta con date, atti e motivazioni.

A giudicare dalla tenuta delle nomine, il piano per garantire continuità ai vertici funziona benissimo.

 

Nel frattempo procede anche la privatizzazione della maggioranza della SAC, con una procedura finalizzata alla cessione di almeno il 51% del capitale.

Dunque, mentre gli organi ordinari del socio di maggioranza continuano a mancare, si assumono decisioni destinate a incidere sul futuro degli aeroporti per molti anni.

Il commissariamento è provvisorio; gli effetti delle scelte possono durare decenni.

 

Il peso politico di Nicola D’Agostino e la continuità del gruppo acese

In questa storia ricorre il nome del deputato regionale Nicola D’Agostino, oggi in Forza Italia.

Il percorso documentato dall’ARS passa dall’MPA, attraverso l’UDC, Sicilia Futura e Italia Viva nel Partito Democratico, fino all’attuale collocazione nel partito di Schifani, Forza Italia con a capo il vice premier Antonio Tajani, secondo partito che sostiene Giorgia Meloni.

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Le sigle di appartenenza di D'Agostino cambiano con una disinvoltura che ai passeggeri bloccati sarebbe utilissima per cambiare aeroporto.

 

Le ricostruzioni pubblicate negli anni, comprese rivendicazioni pubbliche dello stesso deputato, hanno collocato Torrisi e Belcuore nello stesso ambiente politico di riferimento di D’Agostino.

È questa persistenza delle relazioni attorno a incarichi pubblici strategici che merita un controllo politico particolarmente rigoroso.

 

Chi nomina deve spiegare quali competenze confronta, quali risultati valuta e perché la risposta finisce così spesso per coincidere con la continuità delle persone.

La vicinanza politica acquista rilievo quando serve a comprendere come si formano le decisioni.

 

Merlino e Nicotra: le consulenze SAC erano già un caso nel 2020

Le inchieste di Sudpress hanno affrontato anche il capitolo dell’impiego delle risorse per incarichi e consulenze.

Nel febbraio 2020 venivano ricostruiti 614.868 euro di incarichi in ventitré mesi all’avvocato Francesco “Kiko” Merlino, nell’ambito di SAC e SAC Service.

Un’altra inchiesta riguardava oltre 213 mila euro complessivi, nello stesso arco temporale, tra il commercialista Salvatore Nicotra e lo studio DRR Nicotra & Sciacca associati.

Le ricostruzioni, relative ad affidamenti diretti, furono riprese anche nell’interrogazione parlamentare 4/04788.

L’inchiesta del 2020 segnalava inoltre Nicotra quale revisore della DACCA, la società della famiglia D’Agostino.

Sono importi riferiti a quel periodo, che mantengono intatta la domanda sulla selezione dei professionisti e sulla concentrazione degli incarichi, nonché sulla mancata rotazione stigmatizzata persino dall'Anticorruzione.

 

Quali confronti, quali criteri e quali verifiche di convenienza hanno accompagnato quelle scelte e gli eventuali rinnovi?

Sul piano politico, è lecito pretendere che l’efficienza con cui si assegnano consulenze trovi un corrispettivo nell’efficienza con cui si organizzano i servizi.

 

Le querele contro Sudpress e il provvedimento favorevole alle nostre inchieste

Il 16 giugno 2022 Sudpress pubblicò l’esito favorevole del procedimento nato dalle querele di SAC, Torrisi e Gambuzza.

Tra gli articoli contestati figuravano proprio quelli sugli incarichi a Merlino e Nicotra.

Secondo gli stralci del decreto di archiviazione riportati dalla testata, la giudice Maria Ivana Cardillo riconobbe il rispetto dei requisiti di verità, continenza e pertinenza propri delle inchieste esaminate.

Quelle contestazioni giornalistiche avevano quindi superato anche il vaglio giudiziario richiamato nel provvedimento.

La domanda politica resta: quali verifiche hanno disposto i soci sulle questioni sollevate?

Chi esercita il controllo su una società pubblica ha il dovere di confrontarsi con i fatti raccontati, anche quando trova sgradevole il giornale che li pubblica.

 

Salvo Nicotra verso l’IRFIS? Schifani chiarisca criteri e scelta

Il nome di Salvatore Nicotra ricompare nelle notizie sulla prossima presidenza dell’IRFIS, la finanziaria regionale che gestisce strumenti decisivi per l’economia siciliana.

Proprio in questi ultimi giorni di settembre 2026, la stampa regionale lo indica come figura designata nell’intesa politica, descrivendolo come vicino a D’Agostino.

La questione politica esiste già.

Schifani intende affidargli la presidenza dell'IRFIS, forse la più delicata partecipata regionale?

Con quali criteri, attraverso quale valutazione comparativa delle competenze e con quali obiettivi misurabili?

La Regione deve spiegare perché lo stesso circuito di relazioni continui a ricomparire attorno a infrastrutture, consulenze e finanza pubblica.

Sono risposte dovute ai cittadini.

 

Presidente Schifani, adesso servono risposte e conseguenze

La richiesta di dimissioni avanzata dal MEC investe SAC e assessorato ai Trasporti.

La responsabilità politica risale fino al presidente della Regione, che ha nominato Belcuore e al quale gli atti attribuiscono un ruolo decisivo nella riconferma di Torrisi. 

 

Schifani è quindi indiscutibilmente il maggiore responsabile politico della continuità di questo assetto.

Questo giudizio nasce dalla sequenza delle nomine, dagli impegni pubblicamente annunciati e dalle contestazioni operative che continuano ad arrivare.

 

Adesso deve rispondere:

  • Dov’è il protocollo permanente di emergenza e quando è stato condiviso con chi deve applicarlo?
  • Quali risorse e servizi sono stati effettivamente attivati per assistere i passeggeri e collegare gli scali?
  • Perché Belcuore è ancora commissario e quando verranno ricostituiti gli organi camerali?
  • Perché la riconferma di Torrisi ha preceduto quel rinnovo, contrariamente all’indirizzo espresso nell’aprile 2025?
  • Quali verifiche sono state svolte su consulenze, affidamenti e risultati gestionali?
  • Quali conseguenze intende trarre dalle denunce dei lavoratori e dei consumatori?

 

Dietro ogni volo cancellato ci sono persone che perdono giornate di lavoro, collegamenti, prenotazioni e denaro.

L’effetto si scarica sulle famiglie, sulle imprese e sulla reputazione turistica della Sicilia.

Continuare a descrivere tutto come emergenza significa chiedere ai cittadini di pagare ancora il conto di un’organizzazione contestata da chi la vive dall’interno.

 

Il presidente Schifani deve spiegare perché considera questa governance ancora adeguata.

Deve farlo pubblicamente, con documenti e risultati.

E deve assumersi le conseguenze politiche delle proprie scelte.


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Nella denuncia hanno sostenuto che "gli atti erano stati secretati per tutelare il processo di privatizzazione in virtù del principio di libera concorrenza." 

 

E noi ridiamo!











































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