
Cinque consiglieri restituiscono la tessera della Lega e restano in maggioranza: la fedeltà ai vertici trova limiti nella difesa della comunità locale.
A Motta Sant’Anastasia il sindaco Antonio Bellia ha revocato ad Anastasio Carrà, deputato della Lega ed ex primo cittadino, gli incarichi di assessore e vicesindaco.
La determina è la numero 23 del 29 settembre 2026: Bellia riprende le deleghe e mette per iscritto una contestazione che, nel linguaggio solitamente anestetizzato degli atti amministrativi, suona come una porta sbattuta in faccia.
Si parla di «imposizioni prepotenti» nell’assunzione delle decisioni.
L’ex sindaco viene dunque accompagnato all’uscita dal suo successore.
La continuità amministrativa, evidentemente, non comprendeva il diritto di continuare a comandare.
Ma il passaggio politicamente più pesante arriva dalle dichiarazioni con cui Bellia spiega la propria uscita dalla Lega: il contrasto sulla discarica Oikos e il divieto, che sostiene di avere ricevuto, di attaccare la famiglia Sudano.
La denuncia di Bellia: il cognome che non si potrebbe criticare
La dichiarazione del sindaco di Motta è inequivocabile:
«Mi sono dimesso dalla Lega perché dalla segreteria provinciale mi è stato detto che non potevo attaccare la famiglia Sudano».
A pronunciarla è il sindaco che ha appena rotto con il partito e rimosso il suo predecessore dalla giunta.
Bellia attribuisce dunque alla segreteria provinciale una richiesta di protezione politica di una famiglia, nel contesto del contrasto sui ricorsi riguardanti Oikos.
È qui che la denuncia diventa pesantissima, una vera e propria bomba atomico: se la ricostruzione del sindaco fosse confermata, la libertà di un amministratore di sostenere le proprie battaglie incontrerebbe un limite nel cognome delle persone coinvolte nella polemica.
Una singolare concezione dell’autonomia locale: il territorio può parlare, purché controlli prima l’elenco degli intoccabili.
È un’accusa politica precisa, che richiede una risposta altrettanto precisa.
Oikos e i ricorsi: dove la disciplina di partito incontra gli interessi della comunità
Bellia ha ribadito l’intenzione di proseguire le iniziative legali contro il nuovo impianto di pretrattamento e contro l’ampliamento della discarica.
Secondo la ricostruzione più accreditata proprio su questo terreno sono emerse divergenze insanabili con la segreteria provinciale della Lega.
Il significato politico della sua posizione è chiaro: la linea che il sindaco considera necessaria per il territorio non coincide con quella attribuita ai vertici del suo ormai ex partito.
Letta insieme alla dichiarazione sulla famiglia Sudano, questa contrapposizione solleva il problema di quali interessi orientino le scelte politiche sulla discarica.
Il Comune deve poter decidere se contestare un impianto sulla base delle proprie valutazioni, motivarle e risponderne ai cittadini.
Sarebbe piuttosto curioso scoprire che, prima del ricorso, occorre ottenere anche il nulla osta della segreteria.
L’asse Sammartino-Sudano e un precedente da ricordare
Il riferimento ai Sudano porta la vicenda dentro l’area politica costruita da Valeria Sudano e Luca Sammartino, entrambi approdati alla Lega dopo varie peregrinazioni tra destra e sinistra.
Adesso Bellia mette pubblicamente in discussione la compatibilità fra le indicazioni ricevute dal partito e la battaglia che intende condurre per la sua comunità.
È su questa incompatibilità denunciata che occorrono chiarimenti.
La revoca di Carrà: le “imposizioni prepotenti” finiscono nell’atto ufficiale
Nel provvedimento allegato, Bellia contesta a Carrà di non rispettare il principio del lavoro di gruppo.
La squadra di governo, scrive il sindaco, non può accettare imposizioni e deve assumere le decisioni attraverso un confronto sereno e democratico.
La determina revoca la nomina di Carrà ad assessore e il conferimento dell’incarico di vicesindaco, con decorrenza dalla notifica, e riporta al sindaco le attribuzioni delegate.
Precisa inoltre che il provvedimento non ha natura sanzionatoria e non riguarda motivi personali o professionali.
Oikos e la famiglia Sudano non sono menzionate nell’atto.
Il documento formalizza la rottura sul metodo di governo; le dichiarazioni pubbliche aggiungono il conflitto politico sulla discarica.
Sono due elementi da leggere insieme, rispettandone il diverso contenuto.
Per Carrà, già sindaco per dieci anni, il risultato è comunque poco equivocabile: il successore gli comunica che l’esperienza accumulata non vale come delega permanente a decidere per tutti.
Cinque consiglieri lasciano la Lega e restano con Bellia
Il 30 settembre lo strappo si allarga.
Il capogruppo Luca Sebastiano Cantone e i consiglieri Maria Di Mauro, Marco Ruscifina, Anastasia Pavone e Anastasio Fichera annunciano l’uscita dalla Lega.
Nella nota diffusa alla stampa contestano il metodo della segreteria provinciale, lamentando distanza dalle esigenze del territorio e carenza di ascolto e confronto.
Confermano, invece, il sostegno a Bellia e all’amministrazione comunale.
Lasciano il partito, non il sindaco.
La distinzione conta: il passaggio della Lega all’opposizione non coincide con quello di tutti i consiglieri che fino a quel momento ne facevano parte.
Un piccolo inconveniente per chi immagina che, spostando il simbolo, si spostino automaticamente anche gli eletti.
Il loro sostegno è un dato politico concreto; la tenuta della maggioranza andrà misurata sui voti in Consiglio.
Carrà e la Lega contestano la rottura del patto elettorale
La versione della Lega è diversa: Bellia avrebbe disatteso il progetto presentato agli elettori nel 2024, fondato sulla continuità amministrativa e su un percorso condiviso.
Carrà motiva il passaggio all’opposizione con il venir meno delle condizioni politiche e programmatiche dell’alleanza.
Ma il richiamo al patto elettorale, da solo, lascia aperta la questione sollevata dal sindaco: quale linea si chiedeva al Comune di seguire su Oikos, e perché?
Nelle repliche qui esaminate non emerge una risposta specifica all’affermazione di Bellia sul divieto di attaccare la famiglia Sudano.
Questo non dimostra che non ne esistano altre: indica il punto che resta da chiarire sulla base del materiale consultato.
La domanda pubblica: chi decide la linea del Comune sulla discarica?
La segreteria provinciale può cominciare da una risposta semplice: la richiesta riferita da Bellia è stata formulata oppure no?
Se la contesta, spieghi quale confronto si è svolto e quale fosse la posizione del partito sui ricorsi.
Bellia, a sua volta, dia alla denuncia tutta la precisione necessaria: chi gli avrebbe rivolto quella richiesta, quando e in quali termini.
E Carrà chiarisca quale posizione sostiene oggi sulle iniziative legali annunciate dal Comune.
Non servono dichiarazioni di fedeltà al territorio buone per qualsiasi manifesto.
Servono atti, scelte e responsabilità riconoscibili.
La dichiarazione di Bellia chiama in causa un possibile condizionamento dell’autonomia politica del municipio: liquidarla come un malumore personale sarebbe una risposta troppo comoda.
La difesa della comunità si dimostra rendendo pubbliche le ragioni delle decisioni.
I cittadini possono anche sopportare l’ennesima crisi di partito.
Pretendere che debbano sopportare pure un elenco di cognomi sottratti alla critica sarebbe davvero chiedere troppo.










