
Della distrazione dei filosofi e dell'arte di perdersi insieme.
Le “chickie runs” e altre forme di suicidio politico
Bertrand Russell, James Dean e il «gioco del pollo»
Bertrand Russell, quasi novantenne e per nulla stanco di provocare, descrisse nel 1959 un passatempo in voga tra quelli che chiamava «giovani degenerati»: due auto lanciate l'una contro l'altra sulla linea di mezzeria, e chi sterza per primo si guadagna il disprezzo eterno della comitiva.
Il grande cinema, che ha l'abitudine di capire le cose prima di tutti, lo aveva anticipato di quattro anni.
In Gioventù bruciata James Dean aveva corso la sua «chickie run»: non contro l'avversario, ma al suo fianco, entrambi lanciati verso il ciglio di una scogliera.
Finì in tragedia.
E suggerì una variante che il filosofo trascurò: a volte il nemico non ti sta di fronte e te lo ritrovi prima accanto e poi nel burrone.
La teoria dei giochi, che ha il vizio di prendere sul serio le cose stupide, ne ha ricavato un modello.
Nel «gioco del pollo» la regola è una sola: chi cede perde la faccia; se nessuno cede, si perde tutto.
Il paradosso, che negli anni della deterrenza fece la fortuna di più di un consulente, è che qui la ragionevolezza penalizza: vince chi convince l'altro di averla smarrita.
Herman Kahn, stratega della RAND, il think tank del Pentagono sulla guerra nucleare, suggeriva di sfilare il volante e gettarlo dal finestrino, in modo ben visibile.
Da Monaco a Cuba: sterzare e raccontare di aver tenuto la rotta
Non è una bravata da ragazzini: in questi giochi, chi non sa assumersi il rischio del peggior esito ha già perso.
A Monaco, nel 1938, Hitler vinse la sua partita perché aveva capito che Chamberlain avrebbe sterzato pur di non vedere la guerra; chi ha visto su Netflix Monaco – Sull'orlo della guerra (il titolo, a rileggerlo, è già un programma) ricorda il foglio della dichiarazione sventolato in aeroporto come un trofeo.
Ventiquattro anni dopo, a Cuba, fu Kennedy a convincere Chruščëv di aver bloccato lo sterzo.
Il finale, però, insegna più della minaccia: i sovietici ritirarono i missili dall'isola e gli americani, lontano dai microfoni, si impegnarono a smontare i loro in Turchia e, già che c'erano, anche quelli piantati nelle Murge pugliesi.
Sterzarono entrambi, e ciascuno raccontò a casa di aver tenuto la rotta.
Il pollo perfetto, in fondo, è quello che nessuno vede.
Campo largo: primarie, regole e corsa alla leadership
Ed eccoci al campo largo, o a ciò che ne resterà quando la corsa tra polli sarà finita.
Si discute di primarie prima di sapere se si faranno, di regole prima che di programmi, di ballottaggio prima ancora del primo turno: il Pd lo vuole, il Movimento preferisce il turno unico e il voto in rete, e ognuno disegna il circuito su misura della propria macchina.
Intanto una legge elettorale in dirittura d'arrivo obbligherà a indicare il nome del candidato premier al momento del deposito del simbolo: la scogliera, insomma, ha una data.
Sul ciglio, i due piloti cercano, per vie separate, il modo di far sapere al rivale che il volante non ce l'ha più.
Giuseppe Conte ed Elly Schlein: nessuno sfiora il freno
Giuseppe Conte, che di diritto si intende, ha preferito la formula notarile: «Una comunità mi ha dato un mandato chiaro e non mi posso sottrarre».
Il volante, appunto, non è più suo.
Elly Schlein ha imboccato un'altra via: affidarsi alla regola, cara al Nazareno, del partito più votato, come chi chiede ai giudici di gara di proclamare il vincitore prima della partenza.
Intanto i sondaggi, tachimetri di fortuna, incoronano ora l'uno ora l'altra, e si racconta che Conte abbia raccomandato ai suoi di non infierire sulla segretaria: si rallenta, ma solo per non far sbandare il compagno prima del tempo.
Né l'uno né l'altra ha ancora sfiorato il freno.
Eppure l'esito più conveniente sarebbe proprio quello che nessuno desidera: sterzare insieme, come a Cuba, e raccontare ciascuno ai propri di aver tenuto la rotta.
Servirebbe però un canale riservato e, con la guida a sinistra, perfino le tregue finirebbero nei retroscena.
Ucraina: il «gioco del pollo» epistemologico nel campo largo
C'è poi un secondo gioco del pollo, meno celebre e più insidioso, che due sociologi della scienza hanno battezzato «epistemologico»: una gara in cui non si sfida l'avversario a cedere, ma si sfidano i compagni di strada a mostrarsi più radicali, finché nessuno può più tornare indietro senza passare per tiepido.
Nel campo largo si disputa sull'Ucraina.
Gli iscritti del Movimento hanno detto no alle armi per Kiev con oltre il novanta per cento, e Conte chiede in che cosa, altrimenti, si sarebbe alternativi alla destra.
Dall'altra sponda, i riformisti democratici replicano che il sostegno militare «non è trattabile» e che il Pd non può subire l'egemonia di un partito con la metà dei voti.
Due assoluti che si scontrano e, in mezzo, una segretaria che promette di discutere «finché non troviamo un compromesso».
Ecco l'ultimo scherzo del gioco: ognuno vince la propria gara di purezza, i leader da piloti diventano passeggeri e la carreggiata centrale resta deserta.
Il pollo di Russell, le alleanze e i limiti dell'induzione
E il pollo, come ogni pollo, finisce in cucina.
Russell, ancora lui, ne allevò uno per illustrare i limiti dell'induzione: nutrito ogni giorno dalla stessa mano, l'animale si convince che sarà sempre così, finché un mattino quella mano non lo porta ai fornelli.
È il pollo di chi crede che le alleanze reggano perché hanno sempre retto, che i sondaggi di oggi siano i voti di domani, che l'elettore, dopo averti nutrito per anni, non sappia anche tirarti il collo.
La distrazione di Newton e la cena già consumata
Mentre Isaac Newton tardava a tavola, immerso nei suoi calcoli, l'amico William Stukeley gli mangiò la cena e rimise il coperchio sul piatto.
Newton arrivò, vide le ossa (di pollo) e commentò serafico: «Come siamo distratti, noi filosofi.
Ero proprio convinto di non aver ancora mangiato».
Ecco, a forza di litigare su chi debba guidaresenza sterzo, i nostri due piloti rischiano di scoprire che qualcuno, nel frattempo, ha già cenato.










