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Acireale: il sogno di un Parco Acquatico trasformato in vergogna

12-08-2020 08:02

Pierluigi Di Rosa

Cronaca, Apertura piccola,

Acireale: il sogno di un Parco Acquatico trasformato in vergogna

Politicanza e burocrafollia uniti in uno scempio senza fine. PRIMA PUNTATA

Quella che raccontiamo oggi è una storia scandalosa, esempio plastico del perché in Sicilia siamo condannati ad una miseria senza fine con l'unica prospettiva di mangiarci tra di noi, cannibali pazzi governati da bande scellerate di deficienti quando non sono criminali: spesso tutte e due le cose insieme.

Questa è solo la prima puntata di una vicenda assurda che grida vendetta per il danno arrecato ad un'intera comunità, oltre che a privati cittadini che volevano realizzare un bel progetto che sarebbe andato a vantaggio di tutti.

La vicenda che ci occupa mi è stata sottoposta da tante persone di ambienti diversi, amici e sconosciuti, antichi compagni di scuola, ex colleghi di banca e persino una cara cugina campionessa di pallavolo che non sentivo da tempo: tutta gente perbene e appassionata, segnali che occorreva occuparsene.

I protagonisti principali, una famiglia di sportivi che ha lanciato il progetto, non li conoscevo proprio; i loro primi "antagonisti", amministratori e funzionari del comune di Acireale, quelli che hanno cominciato a creargli problemi, invece li conosciamo bene perché noti alle cronache giudiziarie, essendo finiti nel frattempo in galera anche se per altri fatti.

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In effetti la vicenda comincia nel giugno 2016, quando sindaco di Acireale era Roberto Barbagallo e capo dell'Ufficio Tecnico Giovanni Barbagallo, entrambi coinvolti in brutte storie di corruzione e abusi vari. Persino il vigile urbano che, nelle funzioni di polizia giudiziaria, si occupò di denunciare il presunto abuso edilizio che bloccò il progetto del parco acquatico, risultò coinvolto nei reati di cui sopra.

Interessante ricordare come alcuni dei reati contestati si riferivano a corruzione elettorale finalizzata ad ottenere voti per il capo politico del sindaco Barbagallo, tramite la minaccia di sanzioni o ritiro di licenze.

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Ad occuparsi della storia del Parco Acquatico anche l'on. D'Agostino, oggi componente della Commissione Regionale Antimafia, capo corrente del sindaco Barbagallo, che, come ci raccontano i proprietari del terreno e proponenti il progetto, era accompagnato in più sopralluoghi da quel Salvo Nicotra allora assessore o consulente del comune di Acireale. Lo stesso Salvo Nicotra di cui ci siamo occupati perché super consulente delle società pubbliche SAC Aeroporto di Catania, gestita da Nico Torrisi sodale politico di D'Agostino e SOSTARE, gestita da Luca Blasi, altro super consulente di SAC.

 

Tanto per inquadrare il contesto.

(nella foto D'Agostino, Barbagallo Nicotra)

Torniamo al progetto. 

Nel 2016, dicevamo, una famiglia di sportivi composta da due sorelle insegnanti di educazione fisica Maria Luisa  e Maria grazia Rannisi, tra l'altro campionesse della mitica Alidea di Pallavolo che tanto lustro diede a Catania, con gli amici Erika Reitano e Mario Rimini, decidono di imbarcarsi in quello che poteva essere un sogno e si è rivelato un incubo: realizzare un parco acquatico destinato a svolgere attività sportive tra le quali il Wake Surf che dal 2024 diventerà nientemeno che disciplina olimpica.

All'origine dell'idea la passione di Valerio Longo, lo storico titolare del noto negozio catanese Wind Surf Center, meta preferita degli sportivi di tutta la Sicilia.

Ad occuparsi della parte tecnico-progettuale l'ing. Gianfranco Caudullo, marito della socia Erika Reitano, che tra l'altro è anche architetto. 

Caudullo è un urbanista noto per le sue battaglie per la Legalità e questo non sempre è apprezzato negli ambienti della burocratanza.

La facciamo breve perché la storia è davvero complicata, o almeno resa tale da una serie di atti compiuti dall'amministrazione comunale di Acireale che definire surreali è eufemistico.

 

I nostri intrepidi eroi, tali sono per il solo fatto di aver pensato, in Sicilia e dalle parti di Acireale, di poter realizzare una cosa bella, acquistano un terreno messo all'asta dal Tribunale di Catania in quanto confiscato in un procedimento penale per mafia.

Si trova in località Reitana, ai confino con il comune di Aci Catena, un terreno di ben 7 ettari praticamente abbandonato e trasformato in discarica e pascolo di pecore abusivo.

L'idea, come detto, era di realizzare un bel parco acquatco dedicato allo sport all'aria aperta per famgle ed appassionati che sarebbero accorsi da ogni parte, consderato che ce ne sono pochissimi in Europa e forse nel mondo ntero.

Così, pù o meno, poteva essere:

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Insomma, aria pura ed una struttura iper ecologica che avrebbe potuto attirare turismo sportivo e familiare da ogni parte, con importanti ricadute in termini di occupazione ed indotto. Figuriamoci... 

Cominciano i lavori di sistemazione del terreno e del laghetto che in realtà è un invaso, seguendo una procedura che i progettisti ritengono legittima, la CILA, ma che viene contestata dal comune, diventando oggetto di ricorso al TAR poi parzialmente accolto ma in maniera talmente confusionaria che lascia margini di dubbio tali da continuare a bloccare ancora tutto in attesa della pronuncia del CGA: ma non ci addentriamo nelle mille vicende giudiziarie se no ci incasiniamo. 

Diciamo solo che parte del progetto prevede la installazione di una struttura prefabbrixcata in legno, AMOVIBILE,  da destinare a spogliatoi, uffici, ristoro.

Ripetiamo: PREFABBRICATA IN LEGNO E AMOVIBILE.

 

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Pare chiaro di che si tratta, no?

Ma qui accade una cosa strana, insieme alle tante altre.

Intervengono i vigili urbani di Acireale che realizzano un "reportage" fotografico che inoltrano alla Procura della Repubblica di Catania denunciando un "insieme sistematico di interventi edilizi in violazione delle prescrizioni dello strumento urbanistico", senza però specificarne neanche uno di questi presunti abusi sistematici.

In particolare, le foto allegate nella denuncia inducono facilmente in errore gli inquirenti, facendo apparire di tutt'altra natura la superficie coperta:

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"Raffigurata" così appare come una costruzione invasiva e di tutt'altra natura rispetto a quella che in realtà era, perché nel frattempo si è completamente distrutta a seguito del sequesto e conseguente abbandono.

La Procura della Repubblica di Catania, di fronte a questa "relazione" dei Vigili Urbani di Acireale non può che sequestrare e, per fortuna, avviare propri accertamenti.

Il Procuratore Aggiunto Agata Santonocito propone l'archiviazione per inesistenza degli abusi denunciati, èche viene accolta dal GIP Santino Mirabella. 

Il Procuratore Santonocito entra dettagliatamente nella vicenda ricostruendola nei passaggi principali, ricordando come il progetto aveva ottenuto i pareri favorevoli del Genio Civile e della Soprintendenza e che erano rispettati gli indici di edificabilità.

Sulla struttura prefabbricata rileva che "le foto prodotte dalla difesa dimostrano chele strutture verticali sono collegate alla base mediante dei bulloni che, come ovvio, sono facilmente rimovibili." (Sic).

Lasciamo perdere va...

 

Quindi per la Procura e il GIP, siamo nel maggio 2019, gli abusi non ci sono e viene disposto il dissequestro, ma nel frattempo, l'11 febbraio 2019, il comune di Acireale, ha acquisito al proprio patrimonio l'intero terreno di 7 ettari trascrivendo l'atto al catasto come "Provvedimento di acquisizione gratuita al patrimonio del Comune  (n.3735.1/2019)".

Abbiamo capito bene: per una serie di "abusi sitematici" non specificati e che Procura di Catania e GIP hanno ritenuto inesistenti l'amministrazione comunale di Acireale si è messa in tasca 7 ettari di proprietà privata!

È opportuno segnalare che sul progetto è intervenuta la Federazione Nazionale Italiana Sci Nautico e Wake Board che lo ha definito "d'eccellenza", ritendo che per "la mitezza del clima l'impianto di Aciireale sarà sede idonea degli allenamenti invernali di tanti atleti e rider che potranno continuare l'attività durante tutto l'anno. Certi che gli atleti europei elegeranno il Cable di Acireale quale sede privilegiata per gli allenamenti primaverili, autunnali e invernali, evitando così viaggi lunghi e costosi in paesi poco sicuri. Il Cable di Acireale diventerà un marchio di garanzia per una località in cui si potranno apprezzare natura, paesaggi e accoglienza siciliane, oltre alla qualità dello sport."

Come no: evidentemente non conoscono i personaggi che gestiscono la Cosa Pubblica siciliana!

 

 

Tra gli aspetti più dolorosi di questa incredibile, scandalosa vicenda il fatto che questi nostri concittadini, rei di essersi messi in testa di poter realizzare una cosa bella per tutti in territorio di Acireale, si sono impegnati personalmente, persino le proprie case.

Hanno ottenuto, sulla base della bontà e realizzabilità del progetto, un mutuo del Credito Sportivo per 730 mila euro in 15 anni che hanno garantito personalmente con i propri redditi e beni: ora tutto a rischio!

Ovviamente chiederanno un congruo risarcimento per i danni subiti, la richiesta è di 3,5 milioni di euro, cifra che manderebbe gambe all'aria l'intero bilancio del comune di Acireale, ma quel che è più triste è l'esempio che ne viene fuori: IN SICILIA NON SI PUÓ FARE NIENTE!

E tutto questo è avvenuto nel totale disinteresse del governo regionale.

Torneremo sulla vicenda, ma intanto vi facciamo vedere come sono stati ridotti terreno, invaso e struttura prefabbricata, dal nuovo proprietario, il brillantissimo Comune di Acireale che lo ha acquisito gratuitamente per abusi che nessuno ha ancora chiarito quali siano e se potessero giustificare un provvedimento così estremo e violento di sottrarli ai legittimi proprietari:

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TUTTO DISTRUTTO, UNA VERGOGNA, UNO SCANDALO: NON È GIUSTO E NON È POSSIBILE CHE RESTI IMPUNITO!

 

PS: MA IL GOVERNO REGIONALE ESISTE?


AVVERTENZA PER PM, GIP E GIUDICI (nel caso di denuncia per diffamazione questo inciso fa parte integrante dell’articolo): questo, come tutti gli altri dedicati ai vari centri di potere locale, laddove ricorrono spesso gli stessi personaggi tra loro collegati, è indispensabile, a fini di giustizia, valutarlo in relazione a tutti gli altri pubblicati, (alcuni elencati in via non esaustiva in calce e compresi quelli che saranno pubblicati prossimamente), in quanto fa parte di un’unica organica attività d’inchiesta giornalistica orientata alla funzione di pubblica utilità di raccontare le dinamiche del potere locale, i metodi di gestione di enti pubblici e l’utilizzo di pubbliche risorse. Di conseguenza toni e contenuti sono direttamente correlati alla successione narrativa.

Registrazione Tribunale di Catania n. 18/2010 – PIVA 04818090872
Edito da: Editori Indipendenti S.r.l. zona industriale, c.da Giancata s.n. – 95121 Catania

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