Incredibile: approvano i bilanci di "previsione" l'ultimo giorno dell'anno che avrebbero dovuto programmare - peraltro con documenti contabili sempre meno attendibili - e vorrebbero poter continuare con questo andazzo che ha già compromesso il futuro delle prossime generazioni. L'Anci Sicilia presenterà ricorso al Tar contro la norma regionale che prevede lo scioglimento del consiglio comunale e la decadenza del sindaco in caso di mancata approvazione del bilancio di previsione secondo i termini previsti dalla legge. Magari gli diamo un premio? La notizia lascia di sale, così come le parole di Leoluca Orlando, presidente siciliano dell'Associazione nazionale dei sindaci, secondo il quale è "necessario contrastare una impostazione che rischia di mettere sotto scacco circa 250 amministratori dell’Isola, ovvero tutti quelli che non hanno approvato il Bilancio di Previsione 2016". Contrastare una legge? Ma di cosa stiamo parlando. La legge è uguale per tutti e va rispettata. A maggior ragione da chi rappresenta un'Istituzione. Piaccia o no. Anche l’art. 5, comma 1 della legge regionale 11 agosto 2016 n. 17 recante "Disposizioni in materia di elezione del sindaco e del consiglio comunali e di cessazione degli organi comunali. Modifica di norme in materia di organi di revisione economico - finanziaria degli enti locali e di status degli amministratori". La legge in questione modifica l’art. 11 della L. r. 35/97, in base alla quale “la cessazione del consiglio comunale per qualunque altra causa comporta la decadenza del sindaco e della rispettiva giunta e la nomina di un commissario”. La vicenda di palazzo degli Elefanti è il paradigma di come viene gestita la cosa pubblica. Una vicenda paradossale e grottesca. Il bilancio consuntivo approvato ad agosto, in enorme ritardo sul già prorogato termine del 31 maggio e il commissario ad acta col fiato sul collo. Un documento finanziario redatto non si sa da chi dopo lo scandalo dell'affidamento ad una ditta esterna in palese conflitto d'interesse. Eppure, Leoluca Orlando e Mario Emanuele Alvano - rispettivamente presidente e segretario generale di Anci Sicilia - parlano della legge come di un'impostazione “che rischia di mettere sotto scacco circa 250 amministratori dell’Isola, ovvero tutti quelli che non hanno approvato il Bilancio di Previsione 2016. Secondo la nuova norma, infatti, se il bilancio comunale non verrà approvato secondo i termini stabiliti dalla legge, ad andare a casa non saranno solamente i consiglieri comunali in carica, bensì anche il sindaco e la giunta della città. La circolare dell’Assessorato Regionale delle Autonomie Locali ( prot, n. 13571 del 16 settembre 2016) ha infatti precisato che, in virtù delle nuove norme entrate in vigore nei giorni scorsi, la cessazione anticipata per “qualunque causa”, tra cui rientra la mancata approvazione del bilancio di previsione, comporterà non solo lo scioglimento del consiglio comunale ma anche la cessazione anticipata della carica del Sindaco e della Giunta”. Il numero uno dell'Anci e sindaco di Palermo, insieme a 250 primi cittadini inadempienti pretendono di non rispettare la legge, riducendola a mera carta straccia. Vedono il dito l'impostazione della legge in questione, ma non la luna, le loro pesanti e gravi responsabilità politiche. Ma soprattutto quelle dovute alla mancanza di volontà o peggio ancora all'incapacità a rendere moderna, veloce, al passo con i tempi, la macchina burocratica e amministrativa dei Comuni. Una classe politica senza pudore, sempre più inadeguata e non all'altezza del compito. Che pretende l'impunità. Tutto questo non è tollerabile.