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Oasi del Simeto tra abusivismo e inquinamento: la Lipu si appella al Comune

05-05-2017 03:03

Barbara Corbellini

abusivismo, oasi del simeto, rifiuti, orchestra, antiabusismo, bonifici amt-comune, giovanissimi, siciliani, deferimento,

Oasi del Simeto tra abusivismo e inquinamento: la Lipu si appella al Comune

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Potrebbe essere una delle principali attrazioni turistiche della provincia di Catania, ma la riserva naturale più che un’oasi, sembra un’area condannata al degrado perenne: zone completamente prosciugate, edifici abusivi, caccia, rifiuti, pesca abusiva e navigazione non consentita in acque interne. Questo è tutto quello che succede laddove i controlli sono assenti. A causa di ciò la procedura di infrazione aperta dalla UE non è ancora conclusa. La Lipu sollecita l’Amministrazione ad intervenire



A trent’anni dalla sua nascita l’Oasi del Simeto sembra tutto fuorché una zona protetta. L’uomo è riuscito a mantenerla un piccolo paradiso naturale fino al 2010, anno che ha segnato per sempre la riserva. La Lipu, Lega Italiana Protezione Uccelli, chiede al Comune di Catania di intervenire al più presto al fine di recuperare a salvaguardare la riserva, uno dei maggiori beni naturalistici del territorio.



“Quasi sette anni fa la maggior parte delle zone umide vennero prosciugate a causa di un intervento maldestro effettuato dalla Protezione Civile di Catania –racconta l’associazione-. L’opera di pulizia del canale Jungetto, finalizzata alla bonifica idraulica dell’area, portò però al prosciugamento di alcune zone. A causa di questo intervento mal riuscito, privo di una regolare Valutazione d’Incidenza, l’Unione Europea ha aperto una procedura di infrazione non ancora conclusa”.



Mappa Oasi del Simeto delle zone prosciugate



"I problemi non finiscono qui -continua la Lipu- l’immissione, prima nel canale Jungetto e poi nel torrente Buttaceto, degli scarichi provenienti dall’impianto di depurazione di Catania, contribuisce all’inquinamento della zona".



Stando all’ultimo monitoraggio di Legambiente, risalente al 2013, i depuratori funzionano in maniera inadeguata rispetto a quelli che sono gli standard di depurazione. Solo una parte di liquami confluiscono nell'impianto, mentre il resto si disperde nel sottosuolo arrivando gradualmente al mare.



Recentemente l’assessore Luigi Bosco ha dichiarato che il depuratore di Pantano d’Arci, gestito dalla Sidra, funziona discretamente, ma bisogna renderlo ottimale e apportare dei lavori. ”Siamo arrivati al punto di andare in gara, ma con la legge degli appalti dello scorso anno non è stato possibile –afferma l’assessore ai Lavori Pubblici-. Ora solo attraverso i progetti esecutivi si può eseguire l’appalto e dobbiamo fare i bandi. Siamo in fase di valutazione”.



Ricordiamo inoltre che per funzionare correttamente l’impianto di depurazione di Pantano d’Arci ha bisogno che il canale di gronda ovest, noto come collettore B, lavori a pieno regime sul torrente Buttaceto, ma l’attuale struttura è incompleta.



Insomma, ancora una volta l’uomo devasta la natura e anche quando cerca di rimediare, distrugge ugualmente.



Riguardo il problema dell’abusivismo edilizio, Legambiente più volte sostenne le criticità riguardo la procedura di demolizione: se il proprietario dell’immobile abusivo non demolisce a proprie spese, la costruzione viene di fatto acquisita dal patrimonio comunale. Dopo la demolizione il comune dovrebbe provvedere al ripristino del territorio naturale. Invece, per molte costruzioni abusive, le fasi successive al sequestro restano in sospeso. Questo sistema risulta essere inefficace e, secondo l’associazione ambientalista, molti proprietari continuano ad occupare gli immobili nonostante l’ingiunzione, senza pagare alcun canone.



Data l’emergenza della situazione la Lipu chiede al Comune di Catania di attivarsi immediatamente per ripristinare le zone umide danneggiate o prosciugate in modo da ricreare gli habitat naturali; acquisire i terreni più importanti, per salvaguardare la fauna e gli habitat più rari, al fine di sottrarli alla distruzione o a contenziosi con i privati; eliminare gli edifici abusivi incompatibili con la natura stessa dell’area; abolire definitivamente pesca abusiva, balneazione nei tratti non consentiti, il calpestio delle dune di persone e di cavalli, la navigazione in acque interne, l’attraversamento con moto e quad di arenili e dune, la caccia e l’abbandono illecito di rifiuti; attuare il Piano di Gestione dei Siti Natura 2000 approvato dalla Regione.



Proprio in questi giorni l’Oasi del Simeto è stata al centro dei riflettori per via del progetto “Nuova Oasi”, presentato dal Sindaco Bianco lo scorso 18 aprile al centro polifunzionale della riserva. Da qui dovrà partire la fruizione turistica e il monitoraggio della zona. L’area è diventata anche un nodo importante della Rete Natura 2000 in quanto sito di interesse comunitario e zona di protezione speciale.



“Se una corretta fruizione e gestione consentiranno di tutelare tali beni, l’oasi potrà finalmente far parte dei circuiti di turismo naturalistico che daranno un valore aggiunto alla nostra città –afferma l’ingegnere Giuseppe Rannisi della Lipu Catania riferendosi al progetto “Nuova Oasi”-. In caso contrario la zona sarà condannata a diventare un parco suburbano dotato di tanti vincoli inutili e il progetto che si intende avviare sarà solo l’ennesima operazione di facciata”.



Tanti problemi irrisolti affliggono ancora una delle oasi naturalistiche più belle della Sicilia Orientale, o forse lo era un tempo. Ancora una volta cittadini e associazioni si appellano all’Amministrazione affinché questo grande patrimonio naturale non vada perso per sempre.


 


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