Dopo essere stati al centro di una lunga inchiesta di SUD Press, gli archi della marina tornano a far discutere per le condizioni di abbandono e sporcizia in cui versano nonostante la gestione da parte dei privati. Tornano i dubbi sulle modalità di affidamento dei servizi e la regolarità degli atti Come spesso accade in questi casi, le immagini sono di gran lunga più eloquenti delle parole e per descrivere l'ennesimo caso di inspiegabile cattiva amministrazione basta fare un giro - provando a non essere asfaltati dalle macchine - in via Dusmet ed "ammirare" la spazzatura che regna sovrana sotto i monumentali Archi che di Catania sono tra le opere più caratteristiche. Anche questa volta, dopo essere stati "nebulizzati" dalla famigerata passeggiata rinfrescante che dalle navi da crociera (NON) porta alla Vecchia Dogana, immaginiamo dunque di essere turisti desiderosi di apportare cultura e danari all'economia locale. Una volta sbarcati dalla nave e catapultati nel caos del Porto di Catania, dopo esser sopravvissuti con fatica ai camion che sfrecciano indisturbati all'interno, arriviamo - non si capisce bene come, visto che non vi è alcuna segnaletica né alcun servizio di accoglienza che consenta ai turisti di orientarsi - alla Vecchia Dogana. Quelli che una volta erano i pubblici locali degli uffici doganali, dopo essere stati concessi dall'Autorità ai privati, oggi sono un vero e proprio "cimitero degli elefanti". I negozi aperti e funzionanti sono infatti un tenue ricordo che si perde ormai nella notte dei tempi. Dopo aver girato nel silenzio e nella desolazione dei locali serrati, arriviamo dunque all'esterno dove ci troviamo davanti la bellezza architettonica degli Archi della Marina. Una volta approdo per le barche dei pescatori e passaggio per la linea ferroviaria, l'opera monumentale è oggi trasformata - almeno in parte - in esoso parcheggio privato, dato in gestione ai privati, in ragione della prevista fiumana di utenti e consumatori dei servizi offerti da Vecchia Dogana. Peccato che il centro commerciale sia oggi praticamente deserto, ed a tratti "spettrale", ed il parcheggio sia di fatto un esercizio a sé stante che potenzialmente fa affari d'oro grazie ai locali notturni del Porto, ed alla posizione strategica in pieno centro storico cittadino.
La Vecchia Dogana rimane dunque un’enorme edificio che ospita allo stato attuale sono pochissimi negozi e non serve più da “servizio”. Niente crociere, niente turisti, negozi chiusi ma parcheggio privato apertissimo e fruttifero, tanto che si calcola, sempre secondo SUD, un guadagno annuo di circa 50.000 euro. Ciononostante, la gestione e le cure dei privati non sono bastevoli per garantire un adeguato servizio di pulizia e per evitare che gli Archi diventino ogni giorno una discarica a cielo aperto. Come ricordiamo in un precedente articolo pubblicato da SUD, il tratto in questione, nonostante sia di competenza dell’Autorità Portuale è da sempre dato in gestione al Comune come tratto di strada pubblica, tanto che in passato proprio lì passava la ferrovia che permetteva il trasporto di merci dalle navi alla città (come dimostrano i binari che tuttora rimangono intonsi). La strada in questione rappresenterebbe inoltre una importante via di fuga in caso di calamità naturale, ad oggi di fatto impedita dagli imponenti blocchi di pietra che chiudono l’accesso agli archi dalla via Dusmet e trasformano la costruzione storica in un parcheggio da circa 250 posti (al quale si può accedere pagando la cifra di ben 2 euro). Ma nonostante la gravità di per sé dello “scippo” perpetrato dai privati nei confronti della cittadinanza, davanti a tanta incuria e sporcizia - come già abbiamo fatto l'anno scorso - la domanda che poniamo a tutti i lettori è : perché?